È morto Mario Pieroni, il gallerista delle utopie realizzabili. In Abruzzo il suo museo a cielo aperto che invita a vivere l’arte

Pieroni, classe 1937, scompare all’età di 89 anni. Nel 1975 fondava la sua galleria a Pescara, trasferita qualche anno più tardi a Roma. Con Dora Stiefelmeier ha dato vita a progetti visionari e appassionati, da Zerynthia a RAM, al parco di No Man’s Land

Proprio un anno fa, il MAXXI dedicava una mostra alla storia della Galleria di Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier, “per raccontare una delle stagioni più intense e fertili dell’arte contemporanea in Italia” (e celebrare l’apertura alla pubblica consultazione, presso il museo, del Fondo Galleria Pieroni).

Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni
Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni

Mario Pieroni gallerista tra Pescara e Roma

Una storia condensata anche nel volume di accompagnamento al progetto, a cura di Stefano Chiodi (Quodlibet, 2025), che ripercorre la lunga stagione di sperimentazione avviata da Pieroni nel 1975, quando al Bagno Borbonico di Pescara (parte dell’antica Fortezza Reale, diventata carcere nel Settecento) il gallerista inaugurava il suo spazio con il celebre Allestimento teatrale di Luciano Fabro. Sarebbero seguite, negli anni a venire, le esposizioni, tra gli altri, di Jannis Kounellis, Mario Merz, Vettor Pisani. Fino al trasferimento della galleria a Roma (insieme a Dora Stiefelmeier, incontrata nel ‘77), in via Panisperna 203, nel 1979, inaugurata con una mostra collettiva di Gino De Dominicis, Kounellis e Spalletti. Per tutti gli Anni Ottanta la Galleria Pieroni è stata punto di riferimento internazionale delle ricerche di orientamento concettuale (mentre intorno si assisteva al ritorno della pittura della Transavanguardia), preservando da un lato il legame con gli artisti che “scelti” sin dall’inizio, dall’altro promuovendo le voci più giovani (Salvadori, Bagnoli, Levini) e stringendo nuovi rapporti, anche con artisti internazionali (da Paolini a Lewitt, da Pistoletto a Graham). Con il merito di aver favorito, in anni di profonda trasformazione della scena artistica, il dialogo e il confronto tra artisti di generazioni e linguaggi differenti. Nel 1992 l’esperienza si concludeva con la mostra personale di Bertrand Lavier, dopo oltre sessanta mostre organizzate.

Gli inizi di Mario Pieroni nell’art design

A 89 anni (compiuti lo scorso 30 aprile), Mario Pieroni, classe 1937, è scomparso sabato 17 ottobre dopo una vita interamente dedicata all’arte. Cominciando dalla trasformazione dell’azienda di famiglia, specializzata in arredamento e antiquariato, che Pieroni ripensò come laboratorio d’avanguardia al servizio dell’art design, varando il progetto Dal mondo delle idee. Era il 1970, e a Pescara nascevano il salotto di Mario Ceroli, il tappeto di Getulio Alviani, la lampada di Laura Grisi, i mobili futuristi immaginati da Giacomo Balla (una felice riedizione degli arredamenti d’artista presenti nella casa romana di via Oslavia, apprezzata da molti musei). Anche il modo in cui Pieroni intese sin dall’inizio il mercato dell’arte, del resto, era del tutto personale: “Il gallerista esprime sempre una sua visione, un suo pensiero, non segue l’ottica del mercato e quindi, come anticipatore, è sempre fuori tempo. Il gallerista deve indagare il valore, il contenuto dell’opera dell’artista”, diceva.

Gülsün Karamustafa. The Long Thin Thread - No Man's Land, 2023. Photo Manuela De Leonardis
Gülsün Karamustafa. The Long Thin Thread – No Man’s Land, 2023. Photo Manuela De Leonardis

I progetti di condivisione e sperimentazione. L’arte per tutti

E l’arte è rimasta centrale anche nei progetti che hanno seguito la chiusura della galleria. Prima l’associazione Zerynthia, istituita nel 1991, operazione nomade che per anni ha portato l’arte in luoghi impensabili d’Italia, grazie a un fecondo rapporto di vicinanza e condivisione con gli artisti frequentati da tutta la vita: dalle performance nelle cave di Rapolano alle mostre di Paliano (sede dell’associazione), all’ultimo capodanno del secolo a casa di Christine Ferry (una storia condensata ne Il libro di Zerynthia, Spoltore, 2020).
Il 2003 è l’anno di fondazione di RAM – radioartemobile, una piattaforma per l’arte contemporanea con sede a Roma che si occupa di promuovere progetti che collegano arti visive e Sound Art, cui si deve al realizzazione di un archivio permanente di opere sonore, il SAM SoundArtMuseum. In parallelo, si articolano le trasmissioni della radio web RAM LIVE, in streaming 24 ore su 24, e poi, dal 2012, il programma di tavole rotonde tra artisti e imprenditori con l’intento di creare una rete di produzione incentrata sui valori di creatività. Nel 2016, infine, arriva la Fondazione No Man’s Land, con sede a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, dedicata al lavoro e al pensiero dell’artista e architetto franco-ungherese Yona Friedman, fautore delle “utopie realizzabili”. Tra ulivi e vigneti è nato, nel tempo, un parco d’arte arricchito, anno dopo anno, da installazioni permanenti site-specific capaci di dialogare con la natura. Con il coinvolgimento di artisti come Alvin Curran, Gianfranco Baruchello, Alberto Garutti, Donatella Spaziani e molti altri. “Abbiamo scelto di essere qui in questo luogo aperto a tutti, giorno e notte, senza padroni né controlli di videocamere o altro genere. Solo parole e musica che si intrecciano con i suoni della natura e con gli uccelli che volano liberi nel cielo”, diceva Pieroni nel raccontare il progetto. Un manifesto alla sua voglia di fare e condividere.

Livia Montagnoli

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