È morto Denys Zacharopoulos. Aveva curato una edizione di Documenta a Kassel
Fine intellettuale, curatore, amante del dibattito e della vita, Zacharopoulos è stata una figura di spicco del dibattito internazionale, curando il Padiglione francese alla 48. Biennale di Venezia e la IX Documenta a Kassel, con Jan Hoet. Lo ricorda l’amica e collega Adelina von Fürstenberg
Con Denys scompare uno dei grandi intellettuali dell’arte, e uno degli ultimi rappresentanti di una generazione per la quale l’arte non era semplicemente una professione, ma un modo di pensare, di vivere e di essere nel mondo. Teorico, scrittore, storico dell’arte, curatore e insegnante, era un uomo la cui straordinaria cultura, generosità d’animo e curiosità intellettuale hanno nutrito generazioni di artisti, curatori e studenti.
Chi era Denys Zacharopoulos
Ho avuto il privilegio di condividere con lui un modus vivendi dell’arte, così come una parte significativa del mio percorso artistico: i nostri progetti, i nostri dubbi e le nostre convinzioni. Dalle ormai leggendarie Promenades a Genthod, all’École du Magasin di Grenoble, dalla quarta Biennale di Salonicco fino, più recentemente, al magnifico testo che ha scritto per Photographing ART, Denys ha accompagnato e arricchito il mio lavoro per oltre quattro decenni.
Ha lavorato e scritto accanto ad alcuni dei grandi artisti del suo tempo — Gerhard Richter, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis e Mario Merz — rimanendo al contempo profondamente fedele ai suoi amici artisti e alle loro opere: l’architetto Papoulias, Mariella Simoni, Silvie Defraoui, Pat Steir e tanti altri. Dopo una così lunga amicizia e una collaborazione tanto stretta con Denys, è difficile non ripercorrere con la memoria i tanti momenti che hanno reso speciali i nostri incontri. Ciò che mi resta soprattutto è la straordinaria vicinanza che condividevamo con gli artisti, e la semplicità e l’umanità dell’atmosfera che riuscivamo a creare insieme.
Denys Zacharopoulos a Ginevra
Esisteva una profonda connessione tra lavoro e piacere, impegno e scambio, dialogo e ospitalità, curiosità intellettuale ed esperienza fisica. Nulla era troppo piccolo per meritare attenzione; ogni dettaglio contava. Denys possedeva la rara capacità di riconoscere quella sorta di onda quasi miracolosa di energia positiva capace di unire le persone e condurre le situazioni verso qualcosa di significativo, facendo apparire naturali e semplici anche le imprese più ambiziose. Lo sforzo condiviso era esso stesso una fonte di felicità, parte integrante della soddisfazione di aver realizzato insieme qualcosa che meritasse davvero. La nostra amicizia ebbe inizio più di quarant’anni fa, quando Denys insegnava alla scuola d’arte di Ginevra. Stavamo preparando quella che sarebbe diventata Promenades, una mostra all’aperto nel Parc Lullin, a Genthod. Denys si sentì profondamente coinvolto in questa avventura e contribuì attivamente alla sua realizzazione, seguendo nel paesaggio artisti il cui lavoro amava.
Il progetto Open Air in Francia
Fu un’esperienza che lasciò in lui un segno duraturo. Aprì uno spazio sottile tra il privato e il pubblico, l’interno e l’esterno, l’individuo e la collettività, la persona e il paesaggio, il qui e l’altrove. Offrì un modo di comprendere come gli artisti abitino il mondo, fisicamente e attraverso le loro opere.
Credo che questa esperienza abbia contribuito a plasmare molti dei suoi progetti successivi e la sua straordinaria sensibilità per le relazioni tra un luogo, un processo, un individuo e un’istituzione. Ha certamente influenzato anche il modo in cui ha concepito e sviluppato il progetto Open Air al Domaine de Kerguéhennec del Ministero francese della Cultura, dove il lavoro stesso si trasformava in un viaggio attraverso luoghi, incontri e possibilità.
Denys era sempre attento alla coesistenza di mondi possibili e differenti. Lo si percepiva nelle mostre che curava, ma anche nel modo in cui condivideva le proprie riflessioni con artisti e amici: con immediatezza, passione e senza inutili distanze.
Ogni cena tra una mostra e l’altra poteva trasformarsi in un piccolo simposio. Il cibo e il vino erano quasi elementi sacri di un dialogo al tempo stesso saggio, appassionato, giocoso e profondamente coinvolto. Le idee non erano mai separate dai piaceri della vita: si nutrivano dell’amicizia, del disaccordo, delle risate e del semplice piacere di stare insieme.
I simposi internazionali di Ginevra e Grenoble
Ma il mondo di Denys aveva anche un’altra dimensione. Nel corso degli anni, ha messo in dialogo artisti, scienziati, filosofi e grandi intellettuali, aprendo uno spazio nel quale l’arte potesse entrare in risonanza con l’universo più ampio del sapere e dell’esperienza umana. Dai nostri simposi internazionali di Ginevra e Grenoble, realizzati in collaborazione con università e organizzazioni internazionali, Denys ha contribuito a creare occasioni di scambio davvero eccezionali.
Come potrei dimenticare il memorabile confronto tra Kostas Axelos e Mario Merz all’università di Ginevra, durante il simposio La Presenza dell’arte nel Mondo Contemporaneo e tanti altri incontri in cui artisti e pensatori provenienti da mondi diversi si sono reciprocamente messi alla prova? Ricordo le voci, le risate, la tensione intellettuale, il calore dell’amicizia e quella straordinaria apertura del pensiero che alcune persone riescono a rendere possibile semplicemente con la loro presenza. Questi incontri continuano a vivere nella memoria molto tempo dopo che le conversazioni si sono concluse.
E poi, naturalmente, c’era Atene.
La Grecia per Denys Zacharopoulos
Ogni volta che ne avevamo l’occasione, ci incontravamo a pranzo per parlare, discutere, talvolta dissentire, ma sempre con quella stessa curiosità e intelligenza che rendevano la sua compagnia così preziosa per me.Ancora lo scorso giugno ero a casa sua, circondata dalla sua immensa biblioteca, che sembrava racchiudere la straordinaria vastità della sua cultura e i tanti mondi che abitavano la sua mente. Fuori, sulla terrazza e nel giardino, fioriva una magnifica profusione di fiori. Conservo quest’immagine con particolare tenerezza: i libri, i fiori, le conversazioni, il calore della sua presenza. Mi sembra che riunisca tanti aspetti di Denys: il suo rigore intellettuale e la sua sensibilità, la sua immensa cultura e il suo amore per la vita. È difficile accettare che questi incontri non ci saranno più, che non ci sarà un prossimo pranzo, un nuovo disaccordo, un pensiero inatteso da seguire insieme in un’altra conversazione.
Ma forse è proprio questo ciò che rimane di una vita come la sua: non soltanto i libri, le mostre, le idee e i progetti, ma i mondi che ha aperto agli altri, le amicizie che ha coltivato e l’energia che ha saputo mettere in movimento.
Mi sento profondamente privilegiata per aver condiviso con lui una parte così importante di questo cammino.
Adelina von Füstenberg
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