Una delle più importanti gallerie del Brasile in queste settimane è a Roma con una mostra. L’intervista
Dopo un periodo di residenza, lo spazio Rhinoceros presenta la mostra personale dell’artista brasiliano realizzata in collaborazione con la galleria A Gentil Carioca. Per l’occasione Elsa Ravazzolo Botner ci ha parlato di questa realtà che, tra Rio e San Paolo, si profila come un incubatore di creatività
“L’idea era quella di creare un dialogo, fare uno scambio tra noi e Rhinoceros a Roma, per trovare nell’arte un concreto punto di contatto tra il Brasile e la Città Eterna” racconta Elsa Ravazzolo Botner, della galleria brasiliana A Gentil Carioca alla presentazione della prima personale italiana di Miguel Afa (Brasile, 1987) negli spazi della Fondazione Capitolina, composta esclusivamente da opere realizzate durante il periodo di residenza dell’artista a Roma.

Il tempo e la luce nella ricerca artistica di Miguel Afa a Roma
Un percorso espositivo denso e toccante, in cui le categorie di tempo e spazio, canonicamente intese, deflagrano per essere liberamente reinterpretate dalla delicata quanto spiccata emotività dell’artista che, colpito dalla luce di Roma, ne restituisce con sobria eleganza la monumentalità, attraverso il filtro della memoria; riconoscendo di aver scoperto solo qui, dove passato e presente si intrecciano, l’autentico valore del tempo. Significativamente, il titolo adottato da Afa per la mostra è Il tempo che vive in me, segno di quanto il periodo di permanenza nella Capitale, una delle sue prime mete oltreoceano, abbia agito in lui come cassa di risonanza per la rielaborazione in una luce nuova di ricordi e memorie.
La pittura meditata e simbolica di Miguel Afa negli spazi di Rhinoceros a Roma
Nei suoi pregevoli dipinti, in cui le distanze si annullano e i paesaggi si fondono nella magia del ricordo che li trasforma in testimonianze affettive delle esperienze vissute, l’olio è lavorato con magistrale capacità e piena padronanza; grazie, oltre che alle lezioni alla Escola de Belas Artes – UFRJ e all’Escola de Artes Visuais do Parque Lage, anche a quella dell’amato Morandi, pittore da cui Afa ha mutuato la predilezione per una tavolozza chiusa, scura e opaca, salvo poi accenderla con i toni rosa pastello e il sole di Roma. Lontana da ogni neutralità, la sua gamma cromatica struttura la composizione amplificando, anche attraverso lo sfumato, simbolo dell’evanescenza del ricordo, la complessità del soggetto rappresentato. La pittura sospesa di Afa, carica di poesia – che ricorre anche nei titoli delle opere – e di umanità, diventa così un’eloquente espressione della saudade portoghese, potendosi leggere come una sorta di diario del suo soggiorno romano, segnato dalla convivenza dell’entusiasmo per il nuovo e la nostalgia per quanto lontano. Una dicotomia risolta attraverso pittura, con la fusione di dettagli romani e brasiliani, in un’atmosfera resa ancor più onirica e surreale da elementi di colore rosso acceso che, squillando inaspettatamente sulle tele, catalizzano l’attenzione dei visitatori, generando un senso di stupore per cui si intuisce che quella rappresentata più che la realtà sia una sua proiezione interna.
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Intervista a Elsa Ravazzolo Botner della galleria A gentil Carioca
E se il discorso su Miguel Afa, pittore di rara sensibilità potrebbe essere ancora lungo, perché ogni sua tela, lungamente pensata, rappresenta un universo simbolico in cui ogni dettaglio racconta una storia, lasciamo che Elsa Ravazzolo Botner ci racconti qualcosa in più su A Gentil Carioca, galleria che lo ha portato in Italia; uno spazio per costituzione indipendente, come amano definirlo i tre artisti fondatori, Ernesto Neto, Laura Lima e Márcio Botner, nato il 6 settembre 2003, alla vigilia della festa dell’autonomia del Brasile nel Saara, uno dei quartieri centrali di Rio de Janeiro.
Partiamo dal vostro nome, che è una dichiarazione di intenti…
A Gentil Carioca esprime la profonda connessione con il territorio e l’idea che l’arte possa essere anche gentile.
Come si caratterizza la vostra attività?
La nostra è una galleria di ricerca, quindi lavoriamo con gli artisti emergenti. Prima ci siamo focalizzati sulla scena carioca, poi sull’intero Paese, fino ad abbracciare oggi l’aspetto diasporico, ovvero i rapporti tra Africa e Brasile e le relazioni con il resto dell’America Latina.
Sulla base di queste coordinate, come selezionate gli artisti?
Le modalità sono diverse, ma l’iniziativa che ci caratterizza, ormai da 21 anni, è la mostra Apri Alas, con cui annualmente presentiamo una ventina di artisti che non hanno mai lavorato con una galleria. Un progetto nato quasi per caso nel 2004, quando, avendo uno slot libero a ridosso del carnevale e dato il gran numero di portfoli ricevuti durante il primo anno di apertura, abbiamo deciso di attingere a quelli per organizzare una mostra di emergenti. L’iniziativa, dando visibilità a chi non l’aveva mai avuta, si è rivelata un successo tale da diventare un appuntamento fisso. E oggi che il numero di proposte supera le 600 l’anno, abbiamo esteso la call a tre giovani curatori. Del resto, anche in questo caso il titolo è rivelatore perché, oltre a essere un invito a spiccare il volo, si lega al carnevale in cui le sfilate iniziano con una figura che, aprendo le ali, rivela il tema dell’anno.
Dalle tue parole emerge come non siate una semplice galleria ma una realtà volta a creare comunità, ci puoi dire di più su questo aspetto?
In effetti hai ragione. Abbiamo scelto di collocarci nel Saara quartiere centrale, caratterizzato da un’indole multietnica e commerciale, poco avvezza all’arte contemporanea; quindi, per coinvolgere gli abitanti abbiamo ideato A Gentil Wall un progetto di arte pubblica per portare l’arte oltre lo spazio espositivo, nelle strade, alla comunità. Così dal 2005, la parete dell’edificio diventa il volto della galleria con opere realizzate da artisti internazionali e supportata da collezionisti che abbracciano il progetto senza ricevere nulla in cambio. Negli anni abbiamo presentato lavori di natura completamente diversa, spesso connotati socialmente, dai murales ai neon, per arrivare a complesse installazioni come i letti a castello per i senza tetto di Guga Ferraz nel 2007; le docce (realmente funzionanti) di Opavivará! nel 2014 o ancora la fontanella di acqua Àgua de Beber nel 2020, durante la pandemia.
Il tema quindi è fare comunità?
Esattamente, siamo nati con una mission aperta e inclusiva e oggi, che ai nostri opening partecipano migliaia di persone, bloccando praticamente il quartiere, possiamo dirci soddisfatti perché A Gentil Carioca è pienamente integrata nel territorio e non è una realtà patinata riservata a un pubblico ristretto di collezionisti.
…e la sfida continua, giusto?
Sì, ormai anche la sede di San Paolo, aperta nel 2023 è decollata e con un concept di partenza agli antipodi. Perché, se la galleria di Rio nasce in un quartiere storico e centrale, quella a San Paolo sorge in una zona nuova, realizzata durante l’emergenza Covid. Il bello è che anche lì la risposta della città è stata immediata, con l’apertura di gallerie, spazi indipendenti e studi d’artista che hanno trasformato il quartiere in un nuovo hub dell’arte contemporanea.
Ludovica Palmieri
Roma // fino al 3 giugno 2026
Miguel Afa. O tempo que mora em mim
RHINOCEROS. FONDAZIONE ALDA FENDI – VIA DEL VELABRO 9
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