Con Shot, format curatoriale che propone mostre personali nel ristorante Vettor, l’artista sanremese Lula Broglio presenta un’opera dal titolo “Another crying horse”. In occasione del progetto abbiamo sentito gli ideatori Roberta Mansueto e Michele Spinelli.

In una recente intervista pubblicata su Il Giornale dell’Arte, Gianrico Carofiglio risponde così alla domanda sul fermento culturale che agita da tempo la Puglia: “Ormai da una quindicina di anni la Puglia conosce un periodo di rinascita soprattutto culturale. Naturalmente ci sono luci e ombre: la letteratura, il cinema e anche la musica hanno forse il loro periodo migliore; diverso e meno positivo il discorso per le arti visive. Nulla però si può dare per scontato in questi processi: sono necessarie attenzione, vigilanza e sensibilità da parte delle amministrazioni”. Quella di Carofiglio è una risposta emblematica, perché porta all’attenzione le fragilità di un comparto, quello delle arti visive e del contemporaneo, attualmente poco considerato dalle amministrazioni, scollegato dal territorio, senza una chiara identità museale e sempre alla ricerca di mostre ed eventi blockbuster.
Fortunatamente la militanza degli operatori del settore – come in questo caso il sodalizio tra il collezionista Michele Spinelli, che nel 2019 apre a Bari il ristorante Vettor, e la curatrice indipendente Roberta Mansueto – portano nuova linfa e dinamismo all’interno di un territorio che si muove intensamente e grazie alle forze che partono dal basso. In occasione dell’apertura del progetto Shot, con un’opera pittorica dell’artista Lula Broglio (Sanremo, 1993) intitolata Another crying horse, abbiamo intervistato Roberta Mansueto e Michele Spinelli.

Lula Broglio, Another Crying Horse. Ristorante Vettor, Bari. Photo Francesco Paolo Gassi
Lula Broglio, Another Crying Horse. Ristorante Vettor, Bari. Photo Francesco Paolo Gassi

INTERVISTA A ROBERTA MANSUETO

Da quale esigenza nasce questo nuovo progetto ideato insieme a Michele Spinelli all’interno del ristorante Vettor a Bari?
Con Michele abbiamo pensato alla ripartenza dopo il lockdown all’interno di un luogo, quello del ristorante, che ha subito come categoria, così anche come i luoghi dell’arte e della cultura, una pesante crisi economica a seguito della pandemia. Il progetto di Vettor conservava un’anima, già nel suo omaggio all’artista barese Vettor Pisani, di progetto volto a unire l’arte e il design con la cultura del cibo. Volevamo sperimentare una collaborazione (con Michele) e io lavorare in uno spazio nuovo, mentre desideravamo ritornare a vivere la città e riprenderci una ritualità collettiva, che attorno alla tavola magicamente si crea.

In che modo l’opera dialoga con lo spazio e quale relazione emerge tra essa e i clienti del ristorante?
La prima artista coinvolta nel progetto è Lula Broglio, che presenta un lavoro mai esposto prima e che crea forti riletture nello spazio. In Another Crying Horse riecheggia una poetica di pisaniana memoria, nell’affabulazione e nel citazionismo alla storia dell’arte, ma anche la possibilità di una pittura che smargina lo spazio interno del bar con prospettive sfuggenti e giochi di scala, percepibili nel passaggio dei clienti e dalla vetrina del ristorante che affaccia alla città, in un gioco di piani tra spazio privato e pubblico.

Chi sono gli artisti invitati e come hai pensato la selezione dei lavori in mostra?
Mi piace pensare a queste mostre, che hanno preso il nome di Shot perché si collocano nel bar del ristorante, come un “colpo d’occhio” o un drink concentrato da mandar giù per i clienti, ma anche per i passanti. Presenteremo giovani artisti di linguaggio e ricerca differenti e in alcuni casi si sosterrà una produzione di opere pensate ad hoc per Vettor, grazie al sostegno di Michele Spinelli.

Sembra che la Puglia del contemporaneo sia sempre più attiva: qual è la tua riflessione sulle istituzioni e gli spazi indipendenti che animano il territorio regionale?
Da un anno ho lanciato assieme a Rosita Ronzini Salgemma, un progetto di comunicazione e di editoria con l’obiettivo di rafforzare la comunicazione e la mobilità sul territorio pugliese e raccontare le realtà dell’arte presenti. I progetti indipendenti stanno aumentando soprattutto nel Salento, ma lungo tutto il territorio pugliese esistono diverse realtà che hanno preso forte identità negli anni – con economie proprie o attraverso il sostegno di bandi pubblici – e altre di recentissima nascita (collettivi di artisti e di curatori, ma anche fondazioni private). Sarebbe importante riconoscere queste progettualità, nei tempi e nei luoghi dove si animano (anche nella provincia), avvalorare anche un altro modo di lavorare nell’arte, anche più “lento”, senza i movimenti e il ritmo di fiere o di grandi eventi. In generale ritengo necessario aprire un dialogo con la Regione Puglia e con i collezionisti sul territorio, innanzitutto per veder riconosciuto il lavoro di queste realtà e dei suoi lavoratori, e allontanare l’intrattenimento stagionale, per rafforzare una cultura indipendente e di autentica produzione dell’arte, con sguardo più contemporaneo e internazionale.

Lula Broglio, Another Crying Horse. Ristorante Vettor, Bari. Photo Francesco Paolo Gassi
Lula Broglio, Another Crying Horse. Ristorante Vettor, Bari. Photo Francesco Paolo Gassi

INTERVISTA A MICHELE SPINELLI

Il ristorante Vettor nasce nel 2019. Oggi, dopo un anno e mezzo di pandemia e con l’entrata in vigore del Green Pass, che bilancio fai?
Abbiamo interpretato Vettor come uno strumento di diffusione culturale e fortunatamente la risposta è stata positiva già dal primo momento. Dopo l’esperienza da gallerista ho pensato di stimolare lo chef del ristorante Nicola Ricci e la brigata di cucina. Ogni creazione dei menu stagionali è simile al processo creativo che si compie per la preparazione di una mostra d’arte: si parte da un momento di condivisione di idee, si scelgono gli ingredienti da utilizzare, per poi passare a bozze di immagini. Segue la prova dei singoli piatti, dei bilanciamenti dei sapori e poi quella dell’analisi della pertinenza dei singoli piatti all’interno della complessità del menu, sicuramente la parte più ardua che esprime agli ospiti il nostro pensiero finale.

Sei tra i più giovani collezionisti d’arte contemporanea d’Italia. Perché la Puglia del contemporaneo stenta a credere pienamente in questo settore?
Credo che la nuova generazione dei nati a cavallo dell’anno 2000 riserverà diverse sorprese, gli artisti dei Paesi mediorientali e africani si stanno consolidando sempre, due aree geografiche molto diverse con risultati artistici differenti ma spesso accumunati da storie personali difficili, stanno generando importanti azioni anche nel campo dell’arti visive. Nel panorama occidentale si aggiunge il risultato del periodo dell’isolamento legato alla pandemia dei giovani, sono già apparsi dei lavori, forse soprattutto nel campo della videoarte, davvero entusiasmanti. È poi anche vero che diversi artisti middle carreer sono in un momento particolarmente positivo della loro produzione, ve ne sono diversi esempi anche in ambito italiano. Ho sempre pensato che gli artisti nostrani siano tra i più interessanti e sostengo fortemente il loro lavoro.

Il nome del ristorante è dedicato a Vettor Pisani. Dopo la mostra del 2014 al Teatro Margherita, perché la Puglia fatica a omaggiare l’arte e il genio di uno dei suoi figli più illustri?
In Puglia è tutto piuttosto difficile, credo si debba in generale sganciarsi il più possibile dal concetto di evento e pensare con più lungimiranza. Da alcuni anni fervono nuove iniziative importanti, ma bisogna guardare maggiormente all’ inclusione sociale del territorio, del grande pubblico, curioso ma poco abituato a vivere la scena artistica. L’omaggio a Pisani del 2014 si è verificato grazie al prezioso contributo del Museo Madre di Napoli, del suo allora presidente, dei curatori Andrea Viliani ed Eugenio Viola, successivamente alcuni suoi lavori sono apparsi nel 2018 a Gravina di Puglia alla Fondazione Pomirici Santomasi in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli. A mio avviso ci sarebbero moltissimi artisti pugliesi e del sud di quella generazione da riscoprire, quindi estenderei il problema a tutti quegli artisti che hanno avuto poche chance di essere visibili sul territorio nazionale e internazionale. Come sapete Vettor Pisani ha avuto una carriera incredibile: sei partecipazioni alla Biennale di Venezia, tre alla Quadriennale di Roma, due inviti alla Documenta di Kassel e diverse apparizioni nei museali internazionali, tra cui quella al Guggenheim di New York per la mostra Italian Art Now: an American Perspective. La Puglia non potrebbe neanche se volesse scordarsi di lui e il ristorante ne è una testimonianza.

– Giuseppe Amedeo Arnesano

Dati correlati
AutoriVettor Pisani, Lula Broglio
CuratoreRoberta Mansueto
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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.