La necessità del dubbio. In memoria di Alessandro Mendini

Il designer Andrea Anastasio ricorda l’amico Alessandro Mendini. Sottolineando la sua libertà nel porsi domande e nel non temere la complessità.

Alessandro Mendini, 2013. Photo Delfino Sisto Legnani
Alessandro Mendini, 2013. Photo Delfino Sisto Legnani

Per me le parole di Alessandro Mendini e il pensiero che le sottende sono stati sempre più importanti dei suoi oggetti e del suo fare, nonostante tra quegli oggetti ce ne fossero più d’uno che desiderassi. Adesso che non è più ad accompagnarci nel susseguirsi dei giorni, quella voce sembra fosse stata essa stessa disegnata, affinché nel rumore del mondo e delle sue cose si fosse potuto avvertire il bisogno della pausa, la necessità del dubbio, di molti dubbi e la libertà di formulare domande.

IL RIFIUTO DEL PRODOTTO

Ora che penso all’uso che faceva delle parole, avverto tutta la nobiltà e la ricchezza del significato di postmoderno, e quanto l’accezione che contribuiva a darne, attraverso l’architettura del suo pensiero, la sottraesse allo svilimento a cui, nel corso del tempo, era stata sottoposta. Il suo operare è stato una instancabile messa in discussione delle certezze, un’utopia per un umanesimo sempre più vasto, sempre più colorato che potesse accogliere in modo morbido tutte le asperità del divenire. Tra queste, anche l’aggressività della parola prodotto che, infaustamente, viene applicata al design e che Mendini rifiutava in modo netto, riconducendo il fare e il progetto nel territorio ampio e fecondo dell’antropologia.

NON TEMERE LA COMPLESSITÀ

Pochi mesi fa ho avuto il dono di passarci una giornata intera insieme, passeggiando per Roma, visitando delle mostre di pittura e dialogando liberamente su Alchimia, sul design banale, sul mobile infinito e sulla realtà del progetto dei nostri giorni. A un certo punto, con un sorriso dolce e con gli occhi sgranati di un bambino, mi ha parlato del disagio che provava il più delle volte a sentirsi definire una cosa oppure un’altra, un designer oppure un architetto o un artista. Ecco, il suo modo di stare al mondo per me è stato sempre un incoraggiamento a non temere la complessità ma a vederla, piuttosto, come una possibilità di ascolto degli altri e della natura, degli uomini e del loro fare: una prospettiva di apertura e di contributo ludico alla serietà del sapersi mortali.

Andrea Anastasio

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Andrea Anastasio
Dopo aver compiuto studi di filosofia, laureandosi alla Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, nel 1992 si trasferisce in India, dove contribuisce alla catalogazione dell’architettura islamica indiana per l’Unesco e dove partecipa a progetti di innovazione delle tecniche artigianali tradizionali. La sua ricerca è incentrata sulla manipolazione di oggetti, di beni di consumo e di materie del contesto domestico, al fine di generare cortocircuiti linguistici e sabotaggi di significato. Ha disegnato mobili e oggetti per Memphis, Danese, Metalmobil e lampade per Artemide e Foscarini. Espone dal 2005 con la Galleria Alessandra Bonomo (Roma), Galleria Giustini Stagetti (Roma), GallerySke (Bangalore, New Delhi) e Luisa Delle Piane (Milano).