Contemporary Istanbul. L’intervista al direttore Kamiar Maleki

Dopo il reportage in anteprima, torniamo sul Bosforo. Per intervistare Kamiar Maleki, direttore della fiera Contemporary Istanbul, che questo weekend arriva alla sua 13esima edizione.

Contemporary Istanbul 2018. Il booth di Nosbaum Reding
Contemporary Istanbul 2018. Il booth di Nosbaum Reding

Punti di forza e di debolezza, stand migliori e peggiori, situazione geopolitica e di mercato. Ve l’abbiamo già raccontata diffusamente, la 13esima edizione della fiera Contemporary Istanbul. Ora la parola passa al suo direttore, Kamiar Maleki.

Qual è l’identità di Contemporary Istanbul nel contesto delle fiere europee e mondiali?
Da quando sono diventato direttore di Contemporary Istanbul nel 2017, abbiamo avuto una visione a lungo termine per la fiera. Istanbul è una città con una storia ricca e unica, situata nel punto di incontro tra Asia, Medio Oriente ed Europa, dove c’è stato uno studio di artisti per migliaia di anni. La fiera, le gallerie e una programmazione più ampia riflettono tutto questo. Contemporary Istanbul cerca di essere il punto di incontro per gli amanti dell’arte, artisti, collezionisti e professionisti creativi nel Paese così come a livello internazionale. La fiera ha l’ambizione di essere composta da circa il 60% delle migliori gallerie della regione e il 40% delle migliori gallerie internazionali.

Contemporary Istanbul ha una platea di collezionisti più nazionale o internazionale? 
Contemporary Istanbul è una fiera d’arte internazionale che offre una piattaforma per galleristi locali e internazionali. I nostri collezionisti sono prevalentemente turchi; tuttavia, quest’anno ha registrato un aumento significativo del numero di VIP internazionali rispetto agli anni precedenti. Credo che l’espansione del Gallery Support Programme sia stato un elemento chiave, consentendo di coinvolgere gallerie da un numero maggiore di Paesi.

Contemporary Istanbul 2018. Dal booth di Galeri 77. Daron Mouradian
Contemporary Istanbul 2018. Dal booth di Galeri 77. Daron Mouradian

Che tipo di relazioni avete stabilito con le istituzioni cittadine?
Uno dei nostri principali obiettivi è impegnarsi con le istituzioni e le comunità locali. Nel 2018, abbiamo lanciato la Contemporary Istanbul Art, Culture and Education Foundation, che mira a fornire programmi educativi e culturali stabilendo collaborazioni con le principali istituzioni culturali regionali e internazionali. L’obiettivo è promuovere l’educazione dei collezionisti d’arte turchi creando collaborazioni con le istituzioni. Miriamo anche a creare residenze per artisti, oltre a creare molte sessioni di dialoghi più interessanti e coinvolgenti che collegano la comunità creativa.

Qual è la vostra relazione con la Biennale di Istanbul?
Siamo sempre alla ricerca di modi per collaborare con altre organizzazioni e istituzioni artistiche in tutta la città. Contemporary Istanbul continua a offrire un alto livello di gallerie e programmi culturali sia negli anni della Biennale che in quelli della non-Biennale, come testimoniato dal maggior numero di gallerie che partecipano alla 13esima edizione della fiera. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con il team della Biennale nel 2019, per rendere Istanbul la città da non perdere per il calendario artistico internazionale di settembre.

Quali sono le novità di quest’anno in fiera?
La 13esima edizione di Contemporary Istanbul comprende 83 gallerie di 22 Paesi. Per la prima volta, abbiamo accolto gallerie internazionali come Almine Rech, Ethan Cohen, Herve Loevenbrock, Jocelyn Wolff, Galerie Jérôme Poggi, Mohsen Gallery e The Hole. Siamo inoltre particolarmente entusiasti dell’ampliamento del nostro Gallery Support Programme, che ha incoraggiato un maggior numero di gallerie internazionali a partecipare alla fiera. Quest’anno abbiamo 17 gallerie di 5 Paesi: Portogallo, Romania, Francia, Stati Uniti e Paesi Bassi.

Contemporary Istanbul 2018. Il booth di Marlborough Gallery
Contemporary Istanbul 2018. Il booth di Marlborough Gallery

Qual è il vostro progetto a medio-lungo termine?
Da quando sono salito a bordo, lo scorso anno, abbiamo avuto una visione a lungo termine per la fiera. Abbiamo compiuto progressi significativi nel 2018, ma c’è ancora del lavoro da fare. Ci aspettiamo ancora di ospitare molti altri collezionisti, advisor e curatori a Contemporary Istanbul, e continueremo a impegnarci con la comunità e le istituzioni, al fine di rendere Istanbul una destinazione globale nel mondo dell’arte. Stiamo continuamente ampliando i confini, lavorando sodo per rendere questa fiera d’arte non solo l’ennesima fiera.

Il fallito colpo di Stato ha avuto ripercussioni sulla fiera e, in generale, sul clima culturale in città?Anche se ci sono stati alti e bassi, il mercato dell’arte a Istanbul continua a riprendersi dalle difficoltà politiche ed economiche nazionali degli ultimi anni. È una crescita graduale ma costante, che può essere notata dal ritorno del premio fotografico, il Prix Pictet, e dalla quarta edizione della Biennale di Design di Istanbul. Crediamo nel potere della cultura come strumento per riunire le persone. Il pubblico turco è molto resiliente e ama supportarsi.

Marco Enrico Giacomelli

www.contemporaryistanbul.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.