Alighiero Boetti secondo la figlia Agata. In un libro

Uno dei più grandi artisti del Novecento raccontato attraverso gli occhi della figlia. In una narrazione giocosa, che alterna il ricordo privato all’immagine pubblica, tessendo insieme le sfumature dell’artista, del padre e dell’uomo Alighiero Boetti.

Alighiero Boetti – photo Isabella Gherardi
Alighiero Boetti – photo Isabella Gherardi

RACCONTARE BOETTI
Calcolare, misurare, viaggiare, pensare, disegnare. Un infinito continuo potrebbe essere l’unica possibile definizione sensata di Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994) capace, con idee visionarie, di dare forma a un concetto di spazio sempre imprevedibile e per certi versi improvviso.
Capita così come un dono il libro di Agata Boetti, Il gioco dell’arte, pubblicato da Electa, un dono dentro al quale poter sbirciare qualcosa di decisamente inedito e non solo per un artista del livello di Alighiero Boetti, ma ancor più in generale per la figura paterna. Perché Agata parte dal padre per impastarsi poi le mani con la sua arte. Un libro ricchissimo e divertente, giocoso e raffinato. Un libro che ricorda, ma anche un libro che fra le sue tracce interpreta, mette ordine nel caotico mondo di uno dei più importanti artisti contemporanei.

Agata Boetti, Il gioco dell’arte (Electa 2016)
Agata Boetti, Il gioco dell’arte (Electa 2016)

UN GIOCO DI FAMIGLIA
Il punto di vista è subito dichiarato, è quello della figlia, quindi il discorso è giocoso e l’attraversamento solitamente malinconico della memoria si fa invece ricco di possibilità, di spunti nuovi, divenendo così generativo di un dialogo che non solo non si è mai interrotto, ma che, come una fonte, è in grado di alimentare desideri e passioni, idee e visioni. Un dialogo che ritorna fortemente anche tra chi lo ha amato e ammirato esclusivamente come artista. Nel volume polifonico di Agata Boetti le forme perdono peso, i ruoli diventano liquidi, ma ognuno con una propria corrente: soprattutto l’esclusività, l’appartenenza perdono totalmente senso. Il gioco dell’arte è una porta spalancata sul laboratorio emotivo e fisico di Alighiero Boetti fatto di contraddizioni, virate e approfondimenti in cui la foto di famiglia vive al fianco di quella dell’opera o dell’evento pubblico e ufficiale. Non c’è distinzione, c’è un codice preciso, un gioco che lega, tessendo, i vari livelli e restituendo un oggetto nell’insieme attento e distretto, confuso eppure chiarissimo e luminoso.

Alighiero Boetti con Anne Marie, Agata e Matteo - Roma, 1975 - photo © Giorgio Colombo, Milano
Alighiero Boetti con Anne Marie, Agata e Matteo – Roma, 1975 – photo © Giorgio Colombo, Milano

TRA ARTE E MEMORIA
Il gioco diviene così la sintesi tra l’opera e la sua memoria, tra l’archivio e il movimento di un laboratorio aperto. Agata Boetti dà voce a un concetto di condivisione che prendeva origine anche dal rapporto con il padre e che poi si estendeva realmente al mondo. Un codice universale capace di mischiare la realtà senza confonderla, di dare forma a un’utopia di relazione diffusa che avesse nell’opera non il fine, ma il movimento stesso della voce come del colore. Ricco di immagini, di aneddoti, mai fini a se stessi, Il gioco dell’arte racconta come mai prima un uomo e la sua arte, dentro la quale prendevano forma e dimensione il mondo e la sua amata figlia.

Giacomo Giossi

Agata Boetti – Il gioco dell’arte
Electa, Milano 2016
Pagg. 285, € 24,90
ISBN 978889180636
www.electaweb.it

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Giacomo Giossi
Giacomo Giossi è caporedattore di cheFare. Ha frequentato licei e scuole serali, ha vissuto a Milano e a Parigi. Scrive per Blow Up, IL, L’indice dei libri, Pagina99, Minima&Moralia, Lavoro culturale. Ha pubblicato due racconti in due libri: uno è “Si sente la voce” (2012) e l’altro è “Milano d’autore” (2014).