Sfratto confermato dal Consiglio di Stato per il Museo Leonardo3 in Galleria a Milano. Il direttore: “Paghiamo il debito se ci fanno restare fino al bando”
Canoni arretrati per oltre 2 milioni di euro, una subconcessione non autorizzata e irregolarità edilizie e antincendio. La sentenza conferma la decisione del Comune nei confronti di AV S.r.l.; resta invece aperta la questione sul futuro del museo dedicato a Leonardo da Vinci, che interviene per chiarire la propria posizione e tutelare la propria reputazione
La Galleria Vittorio Emanuele II, salotto monumentale e commerciale di Milano, è ormai da anni al centro di una controversia in cui si intrecciano concessioni comunali, interessi economici privati e attività culturali. Con la sentenza n. 7360/2026, il Consiglio di Stato ha respinto l’appello di AV S.r.l., confermando la decadenza dalle concessioni degli spazi occupati dall’hotel Galleria Vik Milano e utilizzati in parte in subaffitto anche per il Museo Leonardo3. La pronuncia chiude il secondo grado del contenzioso amministrativo avviato contro il provvedimento comunale del 2 luglio 2024. Ma se per AV la decisione conferma la perdita del titolo concessorio e dunque la strada verso lo sfratto, per Leonardo3 si apre una questione diversa: quella della continuità di un’attività espositiva che dal 2013 – partendo come mostra temporanea e poi diventando rocambolescamente stanziale – racconta al pubblico il lavoro e le invenzioni di Leonardo da Vinci attraverso una serie di ricostruzioni delle macchine inventate dal genio.
Il Museo Leonardo3 è intervenuto l’8 ottobre 2026 per chiarire la propria posizione in seguito alla pubblicazione della sentenza e alle notizie diffuse sulla vicenda. L’istituzione ritiene necessario distinguere le responsabilità della società concessionaria dalla propria posizione, sottolineando di non essere il soggetto che ha promosso il ricorso respinto dal Consiglio di Stato né il destinatario del provvedimento di decadenza delle concessioni. La distinzione è rilevante perché la società che gestisce il museo non era parte del contenzioso amministrativo ma era appunto in subaffitto (subaffitto tuttavia non consentito dalle regole comunali). Ciò non toglie che negli scorsi mesi, nelle more della sua battaglia – magari non legale, ma comunicativa – contro l’amministrazione, il direttore del museo ha pensato bene dopo un improbabile sciopero della fame di mettere in piedi una goffa candidatura a sindaco di Milano che risulta ancora in essere in vista delle elezioni del 2027. Come cavalcare nel peggiore dei modi una visibilità maturata a seguito di una vertenza amministrativa… Ma torniamo alla sentenza.
Sfratto per la società AV S.r.l. in Galleria a Milano: quale futuro per il Museo Leonardo3?
Al centro della decisione c’è anzitutto la morosità di AV, con un debito per i canoni concessori del 2022 pari a 2.875.623,97 euro. La società aveva chiesto di rateizzare gli arretrati facendo riferimento alle misure straordinarie adottate dal Comune durante la pandemia. Il Consiglio di Stato ha però chiarito che le agevolazioni, previste dalla delibera comunale n. 31/2021, erano subordinate alla presentazione della domanda entro il 31 dicembre 2022: la richiesta successiva non poteva quindi beneficiare dell’esonero dalla garanzia. Su questo il Comune di Milano è molto rigido: grazie a questa rigidità l’amministrazione meneghina incassa dalla sola Galleria Vittorio Emanuele canoni annuali superiori a quelli che lo Stato italiano incassa da tutte le spiagge che dà in concessione agli stabilimenti balneari. Sembra impossibile ma è proprio così: una cosa che racconta quanto bene siano gestite le finanze milanesi e quanto male siano gestiti i beni pubblici nazionali.
A ciò si è aggiunto il rifiuto della fideiussione proposta da Fin Cassa, società di mutuo soccorso non abilitata al rilascio di garanzie di questo tipo. Per i giudici, il protrarsi dell’inadempimento sui canoni costituiva già una ragione sufficiente a sostenere la decadenza. La pronuncia conferma così la legittimità del provvedimento adottato dal Comune di Milano nei confronti di AV S.r.l., senza che questo comporti automaticamente una valutazione sull’attività culturale svolta dal Museo Leonardo3. Nessuno mette in dubbio il valore dei contenuti di Leonardo3, ma Leonardo3 è pur sempre in subaffitto da un affittuario del Comune, che il Comune vuole (anzi deve) giustamente sfrattare per vari buoni motivi.

Parola a Massimiliano Lisa, cofondatore di Museo Leonardo3 a Milano
“Il Museo Leonardo3 ha operato per i suoi primi dieci anni con il patrocinio del Comune di Milano e un contratto annuale con il concessionario degli spazi. Successivamente è subentrata AV Srl, che ha ereditato anche il rapporto contrattuale con il Museo e ha poi modificato il contratto, raddoppiando gli importi richiesti fino a superare i 600 mila euro annui”, spiega ad Artribune Massimiliano Lisa, cofondatore di Museo Leonardo3. “Durante il Covid, AV non ha versato i canoni al Comune, mentre ha richiesto a Leonardo3 il pagamento integrale degli importi contrattuali. Il Comune ha quindi avviato un’azione per la morosità di AV, contestando anche il nuovo contratto che la società aveva proposto al Museo. Nessuna morosità verso il Comune può essere imputata a Leonardo3. Come emerge dalla sentenza del Consiglio di Stato, Leonardo3 ha inoltre sostenuto direttamente tutti i costi di gestione del Museo. La struttura rispetta le normative di sicurezza ed è dotata di regolari e vigenti autorizzazioni di agibilità e pubblico spettacolo. Leonardo3 è dunque parte danneggiata in questa vicenda e agirà nei confronti di AV Srl per l’inadempimento contrattuale: la decadenza della concessione impedisce infatti alla società di garantire al Museo la disponibilità degli spazi fino al 2031, come previsto dal contratto”.
“Pronti a pagare direttamente il Comune per garantire la continuità del Museo”
“Riteniamo che il Comune abbia fatto bene a procedere nei confronti di AV per la sua morosità”, continua il candidato sindaco Lisa. “Auspichiamo ora che consenta al Museo di rimanere negli spazi fino all’espletamento del nuovo bando, al quale intendiamo partecipare. Siamo disponibili, fin da subito, a corrispondere direttamente al Comune il canone per questo periodo. Nel corso degli anni Leonardo3 ha pagato complessivamente 6,2 milioni di euro per soli 600 metri quadrati, sostenendo anche il ricarico applicato dal concessionario. Auspichiamo di poter finalmente pagare un canone congruo e adeguato alla natura culturale della nostra attività, garantendo la continuità del Museo e tutelando le persone che vi lavorano”. Peccato che proprio quel “ricarico applicato dal concessionario” dal punto di vista del Comune è denaro sottratto ai cittadini milanesi. Detto ciò, considerando gli ingenti utili del Leonardo3, sarà difficile pensare che il canone potrà essere più contenuto dell’attuale.
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