Non abbiamo bisogno di nuovi musei (abbiamo bisogno di nuove forme museali!) 

Il rinnovato interesse per l’Italia da parte del mondo della cultura internazionale dovrebbe indurci a crescere come sistema Paese anche sviluppando i musei come propulsori del cambiamento territoriale e sociale a partire dal coinvolgimento della popolazione attraverso la cultura

La recente notizia che a Palermo aprirà quella che sarà la seconda sede del MAIIA – Museum of Artificial Intelligence and Immersive Art, conferma una crescita dell’interesse da parte del mondo dell’arte internazionale verso il nostro Paese. Trend che sicuramente va accolto con piacere ed entusiasmo, malgrado il sospetto che tali operazioni siano più il riflesso di un interesse immobiliare che di una nuova centralità dell’Italia nel sistema della produzione artistica contemporanea.  

L’importanza della diffusione dell’arte per lo sviluppo dell’intero tessuto urbano 

Lo sviluppo di nuove sedi museali può avere un grande impatto sul territorio, soprattutto in quelle aree in cui l’arte contemporanea non si è ancora pienamente diffusa. Dal confronto tra gli esseri umani e le produzioni artistiche del proprio tempo nascono dinamiche di sviluppo individuale, sociale ed economico che possono, nel medio termine, modificare le città; dal modo di trascorrere il tempo libero alla domanda di servizi e, quindi, di una nuova offerta (culturali e non). Cambiamenti evolutivi che intervengono, direttamente e indirettamente, sull’intero tessuto urbano, quando gestiti in modo coerente con il contesto territoriale di riferimento, ormai anche riconosciuti da letteratura ed esperienze empiriche.  

La necessità di coinvolgere la popolazione per produrre reali cambiamenti 

Tuttavia, per generare delle trasformazioni concrete è necessario che gli investimenti condotti non riguardino esclusivamente la dimensione patrimoniale, con l’acquisizione di nuove opere o immobili, ma coinvolgano attivamente la popolazione

Estremizzando: una galleria d’arte può avere successo economico e non influenzare il territorio in cui opera. Per un museo non è molto diverso: si può realizzare un museo di discreto interesse scientifico, si possono sviluppare delle attività che vengono apprezzate dagli appassionati e dagli addetti ai lavori, ma non essere assolutamente in grado di trasformare un quartiere, se non in ambito immobiliare, il cui risultato, però, nel lungo termine, può essere tanto la costruzione di un nuovo “art-district”, quanto un processo di progressivo “svuotamento” del quartiere attraverso i meccanismi degli investimenti in real-estate. 

Non servono nuovi musei ma musei in grado di generare “sistema” 

Nell’attuale scenario, è dunque essenziale comprendere che un nuovo museo non basta, occorrono musei che siano in grado di favorire la genesi di processi estesi sul territorio, un’esigenza confermata sia da riflessioni legate alla dimensione più prettamente culturale e artistica che all’economia territoriale.  

Si pensi al ruolo che ha l’interazione tra artista e popolazione in alcune esperienze di street-art, tra opera e persone o opera e ambiente nelle produzioni contemporanee, pur se mediate da meccaniche digitali. Si pensi anche alle dimensioni più ludiche con cui i musei stanno cercando di interagire con il pubblico, e che a suon di Balloon Museum e operazioni analoghe, hanno comunque mostrato che una parte di popolazione è ben curiosa di approfondire un’esperienza fruitiva che interpreti arte e cultura in una logica meno ascetica di quella che si percepiva nelle vecchie cattedrali nel deserto. 

Attenzione, non si sta di certo suggerendo di abdicare alla qualità artistica, in favore di forme d’arte più vicine all’entertainment che alla riflessione culturale: si sta semplicemente affermando che, oggi, assistiamo a un differenziale tra domanda e offerta che non può essere riempito attraverso il solo prodotto culturale, ma che richiede una riflessione sull’esperienza museale nel suo complesso. Perché c’è differenza tra segmentare l’esperienza e banalizzare il contenuto. 

Stefano Monti 

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

Scopri di più