E se pensassimo tutt’Italia come una grande mostra?

È questa la proposta suggerita dall’economista della cultura Stefano Monti per valorizzare la ricchezza del territorio e coinvolgere le realtà locali

Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica
Classis Ravenna. Museo della Città e del Territorio. Photo credits Tommaso Raffoni – Fondazione RavennAntica

Non si tratta semplicemente di reiterare, ancora una volta, il grande valore estetico, artistico, ambientale e culturale del nostro Paese. Si tratta piuttosto di organizzare l’Italia come una grande mostra: un progetto gestionale e curatoriale di rilevanza nazionale, che disegni nuovi tragitti nella nostra penisola, arricchendo di senso territori cosiddetti minori, e che racconti il nostro Paese come mai fatto prima d’ora.
La riflessione, in fondo, muove da premesse semplici: ogni mostra presenta dei propri itinerari culturali, e spesso tali itinerari sono organizzati per aree (tematiche, cronologiche ecc.). Ovviamente, nella quasi totalità dei casi, itinerari e aree sono inseriti all’interno del medesimo edificio: un visitatore acquista il biglietto, accede e visita la mostra, fermandosi, talvolta in caffetteria, più raramente al ristorante, e acquistando, uscendo, un gadget ricordo. Durante la visita, spesso, al visitatore viene offerta un’esperienza culturale narrativa e diacronica: si sceglie un tema e si raccolgono, all’interno del medesimo percorso curatoriale, opere d’arte che siano in grado di rappresentare quel tema sotto differenti punti di vista o, come spesso accade, la sua evoluzione nel tempo. Per cercare di raggiungere il numero più elevato di visitatori, sovente le mostre puntano anche sui brand: artisti il cui nome è in grado, da solo, di attirare flussi di visitatori aggiuntivi rispetto a quelli che si otterrebbero in loro assenza. Questo tipo di prodotto culturale ha una propria logica interna e non a caso è il format più diffuso. Ma non è detto che debba essere l’unico.

Serve ridare senso di appartenenza ai propri territori”.

Se guardiamo alla rappresentazione contemporanea che diamo alla nostra storia dell’arte, l’immagine che forniamo attraverso questo tipo di format è un concentrato di superstar, attorniate da autori di più o meno minore rilevanza. Tutti però sappiamo che questa rappresentazione riflette soltanto una verità parziale: le correnti artistiche si estendevano territorialmente, seguendo gli itinerari degli artisti a cui venivano commissionati lavori in diversi territori nazionali. Artisti, anche quelli che oggi sono considerati minori, intervenivano su territori specifici, adattando il proprio stile al nuovo gusto, e questo oggi consente di trovare opere, alcune delle quali veramente pregevoli, in molti musei periferici, a cui il grande circuito delle mostre presta poca attenzione, e che non vengono sufficientemente valorizzate nemmeno nella narrazione del territorio rivolta ai cittadini.

NUOVI MODI DI FARE MOSTRE

Pensare a una mostra che coinvolga, in modo concreto, tutto il territorio nazionale rifletterebbe quella ricchezza del nostro territorio, che è sempre motivo di vanto, ma che pochi, però, conoscono realmente. Integrare, in un unico percorso espositivo, città e regioni differenti, con un catalogo unico, con un biglietto valido in tutte le sedi espositive, con un importante progetto di comunicazione, permetterebbe di raccontare il nostro Paese in modo diverso, aiutando anche le piccole realtà territoriali a comprendere quale ruolo le opere esposte nel proprio museo hanno giocato all’interno di una più ampia prospettiva.
Creare una mostra, prevedendo l’esposizione delle opere nella propria sede originaria, investendo le risorse derivanti dai minori costi di trasporto e assicurazione in valorizzazione. Trovare sponsor locali, che partecipino in associazione agli sponsor istituzionali.
Definire connessioni tra i musei, sia di tipo relazionale sia di tipo funzionale (biglietteria, bookshop ecc.). Perché l’arte non è completamente sovrapponibile agli altri settori: certo, il brand funziona e funzionerà sempre. Ma non c’è solo quello. Il brand serve per alcuni tipi di prodotti culturali. Per altri serve restituire un senso più ampio della semplice abbuffata di quadri famosi in un museo importante. Serve ridare senso di appartenenza ai propri territori.

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #25

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.