A Milano la chiesa di Sant’Anna in Castagnedo sta crollando. Appello (e progetto!) per salvarla

Davvero a Milano non si comprende quanto possa essere importante, pur in uno sviluppo impetuoso e orientato al futuro, preservare almeno un po’ di identità storica? Questa chiesa è un pezzo importante del racconto medievale della città, ma sta scomparendo

La chiesetta di Sant'Anna in Castagnedo, la facciata e la spazzatura
La chiesetta di Sant'Anna in Castagnedo, la facciata e la spazzatura

La chiesetta medievale di Sant’Anna in Castagnedo sta definitivamente crollando abbandonata com’è in un contesto squallido di discariche, vegetazione infestante e spazzatura. Siamo a Milano, nella zona di Sud Est a poche centinaia di metri dalla Fondazione Prada, dalla stazione dell’Alta Velocità e dalla nuova zona Olimpica in rapida costruzione. Insomma oggi siamo in piena città, ma fino alla Seconda Guerra Mondiale, alla febbre edilizia e al boom economico qui era campagna. E Castagnedo un villaggio agricolo di tutto rispetto. In questa zona molti toponimi avevano e hanno ancora oggi la desinenza in “-edo” e la parte iniziale riferita a qualche specie di albero. A riprova dei tanti boschi che, tra una cascina e l’altra, caratterizzavano il territorio. Oltre a Castagnedo, evidentemente pieno di alberi di castagni, Taliedo (i tigli), Nosedo (i noci) e la più nota Rogoredo (i roveri, le quercie). Tutti borghi che connotano nel profondo l’identità rurale di Milano e che dovrebbero essere meglio ri-conosciuti da città e cittadini. Di Castagnedo nulla rimane, nulla salvo che una chiesetta risalente a tantissimi anni fa.

SANT’ANNA IN CASTAGNEDO. LA STORIA

La storia affonda nella notte dei tempi. Nel 1190 nelle cascine e nelle grange di Castagnedo operavano le monache benedettine del monastero di Santa Margherita che qui avevano una sede secondaria rispetto a quella in centro a Milano. Poi nel XIII secolo arrivarono le monache del potente ordine degli Umiliati i quali non troppo lontano, a Monlué, avevano la loro abbazia che ancor oggi è visitabile. Le monache erano dedite alla lavorazione della lana e a quell’epoca l’oratorio cambiò nome da Santa Maria a Sant’Anna. Molto minimale all’esterno, la chiesetta conservava all’interno degli affreschi importanti e alcuni dipinti ed effigi legate anche a vicende miracolose, come la lapide di San Carlo che, si racconta, nel 1601 fece improvvisamente tornare a camminare una paralitica.
In anni più recenti le cose andarono decisamente a ramengo per questa chiesina. Un vincolo dei beni culturali venne posto e poi tolto. Tutto attorno nel Dopoguerra nacque il quartiere Grigioni che si divorò il terreno agricolo delle vecchie cascine e una grossa sede dell’INPS venne prevista proprio sopra l’edificio di culto che si salvò per il rotto della cuffia ma non poté evitare i danni di tutti questi cantieri: per errore o per cinismo un carico pesante cadde da una gru e sfondò la piccola cappella. Intanto gli affreschi, che vengono documentati almeno fino al 1965, vennero spogliati e portati via da qualche collezionista senza scrupoli. Insomma, sono decenni che Sant’Anna in Castagnedo, antica testimone del tempo che fu e pezzo significativo di medioevo milanese all’incrocio tra le Vie Toffetti e l’antica via Tertulliano, versa in condizioni ogni mese più miserabili del mese prima. In attesa di crollare definitivamente. Oggi è nello stato in cui la vedete in queste foto e in questo video: un rudere divorato dai rovi. In una città che viene tenuta piuttosto pulita, attorno a questa chiesa e perfino dentro alla sua navata unica si affastellano cumuli di spazzatura come in una piccola discarica. Non basta averla abbandonata e ridotta a rudere, sembra che si voglia anche umiliarla sommergendola di pattume.

FONDI PRIVATI PER RESTAURARE LA CHIESETTA DI SANT’ANNA IN CASTAGNEDO

Fa specie pensare che tutto attorno sia un fiorire di cantieri, di nuovi progetti immobiliari, di quartieri innovativi, di palazzetti dello sport e villaggi olimpici, di rigenerazione urbana da Rogoredo alla Fondazione Prada con firma di grandi architetti. E allora cosa ci vorrebbe ad inserire il progetto di restauro di questa chiesetta all’interno di qualche autorizzazione e permesso per costruire facendo confluire qui una parte degli oneri di concessione? Sta per partire, ad esempio, una grande riqualificazione dell’ex scalo merci di Rogoredo ad opera dell’azienda Redo. Sta completandosi la realizzazione di due grandi edifici per uffici sempre a Rogoredo ad opera di Lendlease, uno dei più grandi developer immobiliari al mondo. Sul serio il Comune di Milano non è nelle condizioni di chiedere un contributo a questi soggetti? Oppure sul serio non si riescono a trovare gli spiccioli necessari a riqualificare questo bene nelle pieghe dei ricchi bilanci delle Olimpiadi? O a sollecitare Apollo Global Management, proprietaria dell’edificio per uffici che soffoca la chiesetta (peraltro abbandonato da 10 anni e in capo fino alla scorsa estate a Enpam) per il quale pure si erano ipotizzati progetti di trasformazione?
L’amministrazione è appena cambiata e ci si potrebbe aspettare un segnale dai neo assessori all’Urbanistica, ai Lavori Pubblici e alla Cultura. Bello avere una città in Italia – almeno una! – che non si fa troppo condizionare dal passato, ma così si esagera e non è giusto ne rispettoso. Già provammo anni fa a smuovere la città da questo disinteresse segnalando la situazione della chiesa di Macconago, qualcosa successe e un progetto riqualificazione spuntò. Ma dopo pochi giorni da quell’articolo deflagrò la pandemia che di certo non sta aiutando la partenza di questi cantieri. Oggi ci riproviamo con Sant’Anna, una struttura molto più piccola che potrebbe essere ripristinata con un impegno economico davvero esiguo. Ma ben presto non ci sarà più nulla da ripristinare.

UN PROGETTO PER LA RESTAURATA CHIESETTA DI SANT’ANNA A MILANO

Ma cosa si potrebbe fare dopo un ipotetico ripristino? Non si rischia di riqualificare il bene e poi di ritrovarlo dopo poco tempo vittima degli stessi problemi di oggi? Spazzatura, vandalismo, degrado? Naturalmente occorre un piano per un ripristino e un piano per la gestione. Insomma occorre trovare un contenuto per questo spazio. Potrebbe diventare un piccolo centro espositivo, ma quale attrattiva potrà mai avere un piccolo spazio in un quartiere poco affascinante della periferia milanese? L’idea potrebbe provenire dal passato: ricordare gli antichi affreschi che campeggiavano nell’oratorio per trasformare la restaurata Sant’Anna in un centro internazionale per l’affresco contemporaneo. Ogni sei mesi un artista, selezionato da un’apposita commissione, si misurerà sulle pareti e sul soffitto dell’edificio realizzando un’opera ad affresco, una pratica troppo poco frequentata dagli artisti contemporanei. Con un agile sistema di porte vetrate e con un minimo impianto di videosorveglianza, l’opera potrebbe essere visibile 24 ore su 24, illuminata con sensori solo in presenza di visitatori e preservata dal vandalismo senza necessità di personale fisso. Due volte l’anno una bella inaugurazione per celebrare il nuovo dipinto ed ecco ritrovata l’identità di un edificio in rovina. Chi vorrà approfondirne la storia, poi, potrà scoprire molto di come era organizzata nel medioevo la pianura lombarda. Ma se gli edifici vengono tutti cancellati ci sarà sempre meno gente incuriosita e invogliata ad approfondire.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.