Carlo Tognoli e la cultura a Milano. I ricordi di Renato Barilli

Scomparso pochi giorni fa, Carlo Tognoli è al centro dei ricordi di Renato Barilli, che collaborò con lui sulla scena culturale milanese, città di cui fu sindaco dal 1976 al 1986.

Carlo Tognoli nel 1984
Carlo Tognoli nel 1984

Sono molto addolorato per la scomparsa di Carlo Tognoli, con cui avevo avuto un intenso periodo di collaborazione e anche di amicizia sul finire degli Anni Settanta e primi Ottanta, quando il Garofano di Craxi brillava alto su Milano. Io, con in tasca una tessera PSI, ne godevo di qualche raggio riflesso, da quando il braccio destro di Bettino, Claudio Martelli, mi aveva addirittura chiamato a dirigere la sezione arti del Partito, inserendomi poi anche nell’Assemblea nazionale del Partito. E Tognoli non era da meno, ma con quel senso di equilibrio e di giustizia che tutti gli hanno sempre riconosciuto, dalla sua poltrona di sindaco aveva fatto una scelta illuminata. Amante dell’arte, non ebbe però la pretesa di decidere tutto da sé, ma procedette a circondarsi di un comitato di esperti, che, dati i tempi, non poteva non essere di carattere partitico. Io dunque, senza dubbio in posizione privilegiata, rappresentavo il PSI, Flavio Caroli, allora, il PCI, anche se poi, passato il Comune ambrosiano nelle mani della Destra, avrebbe fatto il salto della quaglia passando da quella parte. E ancora c’era il rigoroso e rettilineo Vittorio Fagone, a rappresentare un rosso ancor più estremo, e pure l’architetto Augusto Morello. La direttrice delle collezioni civiche, Mercedes Garberi, ebbe alquanto a lamentarsi di quella che le pareva un’invasione, ma in definitiva riuscimmo a stabilire tra noi una “entente cordiale”, e proprio grazie a Tognoli organizzammo quella che forse resta la mostra di maggiore successo nell’intero arco del dopoguerra realizzata dal Comune ambrosiano: Annitrenta, la mostra che sbloccava quel decennio dalla funesta accusa di essere un frutto avvelenato del regime fascista, mentre occorreva rivendicarne il valore autonomo e i grandi risultati culturali.

Annitrenta (Mazzotta, Milano 1982)
Annitrenta (Mazzotta, Milano 1982)

TOGNOLI E LA CULTURA A MILANO

Tognoli ci favorì in tutti i modi possibili. Siccome la sede solita delle mostre meneghine, il Palazzo Reale, era immerso in un interminabile restauro, fece sgombrare a nostro favore la sotterranea Galleria del Sagrato, dove piazzammo tutte le sezioni di pittura, mentre l’Arengario e la Sala delle Cariatidi vennero dati a tutti gli altri aspetti di una mostra interdisciplinare al massimo: architettura, design, cinema, fumetto. E ci concesse pure la Galleria, ombelico della città, come punto di coagulo e di attrazione del pubblico. Non solo, ma con la sua influenza ci fece ottenere una sponsorizzazione di ben 300 milioni, cifra allora considerevole, da parte della Ditta Branca. Quello non fu il nostro unico exploit, ancora prima io avevo rilanciato il secondo piano di Palazzo Reale, ottima suite di stanze, perfettamente adatta a una mostra, pittura ambiente, che tentava di conciliare il ritorno alla pittura e nello stesso tempo l’invasione ambientale, che era stata il tratto tipico del ’68. Noto tra parentesi che anche l’attuale Museo del Novecento approfitta di quelle stanze lanciando verso di esse una sorta di rampino di arrembaggio. In seguito ancora Tognoli concesse, a me e a Caroli in quanto appunto rappresentanti dei due partiti che governavano Milano, l’uso della Besana, dove io potei realizzare ben sei mostre, in uno spazio senza dubbio di grande suggestione ma anche di difficile gestione. Del resto, Tognoli non ci aveva dato pieni poteri, intendeva anche decidere di testa sua, come quando diede a Lea Vergine l’opportunità di tenere la sua mostra forse più esemplare, L’altra metà delle avanguardie, rivolta in anticipo sui tempi a rilanciare il contributo femminile.

Tognoli fu raggiunto da qualche schizzo di fango ai tempi di Tangentopoli, ma ne uscì senza danno, ottenendo dai suoi cittadini incarichi prestigiosi”.

Devo precisare che l’effetto Garofano non si spense quando egli lasciò lo scranno di sindaco, passandolo a un Pillitteri ugualmente intraprendente, tanto da permettermi di tenere addirittura due mostre a Palazzo Reale, dedicate entrambe a un recupero del nostro Ottocento, prima e seconda metà, un’impresa ora passata in eredità alle Gallerie gestite da Intesa Sanpaolo. Tognoli fu raggiunto da qualche schizzo di fango ai tempi di Tangentopoli, ma ne uscì senza danno, ottenendo dai suoi cittadini incarichi prestigiosi. Io gli ho confermato in ogni occasione possibile la mia fedeltà e riconoscenza.

Renato Barilli

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Renato Barilli
Renato Barilli, nato nel 1935, professore emerito presso l’Università di Bologna, ha svolto una lunga carriera insegnando Fenomenologia degli stili al corso DAMS. I suoi interessi, muovendo dall’estetica, sono andati sia alla critica letteraria che alla critica d’arte. È autore di numerosi libri tra cui: "Scienza della cultura e fenomenologia degli stili" (1982, nuova ed. 2007), "L’arte contemporanea" (1984, nuova ed. 2005), "La neoavanguardia italiana" (1995, nuova ed. 2007), "L’alba del contemporaneo" (1995), "Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna" (2003), "Maniera moderna e Manierismo" (2004), "Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005" (2006), "La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj" (2010), "Autoritratto a stampa" (2010), "La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil" (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato "Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze" (2007) e "Arte e cultura matariale in Occidente" (2011). È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.