Vittorio Sgarbi risponde alle polemiche sulla mostra dedicata a Caravaggio al Mart

Innumerevoli polemiche hanno segnato la recente vicenda di prestito del quadro Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio al Mart per la mostra che mette Michelangelo Merisi insieme a Burri e Pasolini. Il Presidente dell’istituzione trentina risponde punto per punto.

Caravaggio, Seppellimento di Santa Lucia, 1608, particolare, olio su tela, cm 408x300. Chiesa di Santa Lucia alla Badia, Siracusa
Caravaggio, Seppellimento di Santa Lucia, 1608, particolare, olio su tela, cm 408x300. Chiesa di Santa Lucia alla Badia, Siracusa

Al Mart di Rovereto è iniziato, con Caravaggio, un confronto tra gli antichi e i moderni, in un paradosso del tempo che annulla le distanze e ci fa sentire presenti e vivi i maestri del passato: Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, Canova. Il tempo delle opere d’arte è più lungo del nostro. Così Dante poteva scrivere nel “Paradiso” XVI: “Le vostre cose tutte hanno lor morte, sì come voi; ma celasi in alcuna che dura molto, e le vite son corte”. Parafrasando: le cose terrene, così come avviene per voi uomini, sono tutte soggette alla morte, ma essa sembra non manifestarsi in alcune cose che durano a lungo, come le città o le schiatte; d’altra parte, la vita umana è cosi breve che non permette di vedere la loro fine.

MART Glaskuppel courtesy MART Museo Arte Contemporanea Rovereto e Trento
MART Glaskuppel courtesy MART Museo Arte Contemporanea Rovereto e Trento

VITA E MORTE NELLE OPERE DI CARAVAGGIO

Abbiamo iniziato con l’esposizione del più grande e potente dipinto del Caravaggio al Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto. In quel dipinto c’è tutto il sentimento della vita e della morte, e la devozione per la santa siracusana, che, grazie all’intervento del museo e della provincia di Trento per contribuire alla conservazione del patrimonio artistico e religioso siciliano, risanata e posta in sicurezza, sarà riportata nella evocativa sede originaria, il Santuario di Santa Lucia alla Borgata di Siracusa. Intanto si può riflettere su quanto, in quel dipinto, ci sia di assolutamente “presente” sul piano estetico e sul piano esistenziale. L’opera in mostra dialoga con i dipinti di Alberto Burri, in cui si consuma ogni forma, in un richiamo al magma da cui derivano concettualmente Sacchi, Combustioni, Crettie il “Grande cretto” di Gibellina, a ricordo della città e delle vite travolte dal terremoto del Belice. Nella parte inferiore, il corpo martoriato della Santa, consunto nella pittura fino a confondersi con la tela, ci fa ripensare al corpo straziato di Pier Paolo Pasolini, la cui empatia con Caravaggio è non solo artistica ma esistenziale. Per questa importante impresa, fra mille ostacoli, è stato fatto un lavoro straordinario, non solo di ricerca, ma di analisi e di manutenzione dello storico restauro voluto da Cesare Brandi, con l’obiettivo di far sentire tutte le potenzialità di quel Caravaggio, come della sua intera opera, rispetto al nostro tempo. È stato faticoso, è stata una guerra fra il bene e il male, fra la ragione e l’oscurantismo, fra l’intelligenza e la superstizione. Ma, con grande forza, il dipinto racconta ora al mondo il suo significato drammatico, sulla violenza, nel museo di cui io sono il Presidente e in cui si apre una nuova era. 

Vittorio Sgarbi a Castello Ursino, Catania 2017
Vittorio Sgarbi a Castello Ursino, Catania 2017

LA NUOVA ERA DEL MART

Vorrei raccontare i retroscena della impresa, come su un campo di battaglia, dopo che l’esercito vincitore ha disperso l’insidioso nemico (qui il resoconto sulle polemiche, ndr). Una sedicente associazione “di promozione sociale”, di cui non risulta alcuna attività nè sociale né culturale, vive solo minacciando e diffondendo menzogne, drammatizzando le regolari procedure per una mostra, progettata da un museo di grande tradizione, che valorizza potentemente un capolavoro siracusano, già prestato dall’ente proprietario in numerose altre occasioni (e due volte a me, per le mostre “Caravaggio e l’Europa” a palazzo Reale a Milano, e “Il Male” alla Palazzina di Stupinigi). Nulla di diverso, in questa circostanza, se non l’impegno del museo a garantire manutenzione (perfettamente compiuta dai tecnici e dai restauratori dell’Istituto Centrale del Restauro, concordi, responsabili e consultabili) e sicurezza per la definitiva collocazione del dipinto. Il progetto della mostra (l’idea, non la cura che ricade su tutti i curatori citati e autori di saggi) è del presidente del museo, che ha immediatamente preso contatto con gli attori ed enti responsabili, iniziando il percorso istituzionale più di un anno e mezzo fa. L’esecuzione degli atti è compito degli uffici, secondo procedure collaudate che non hanno alcun mistero, come ha insinuato l’associazione desiderosa di accedere a pratiche regolarissime, per la necessità di un prestito mai nascosta, come qualunque ente che patrocina un restauro e garantisce sistemi di sicurezza, favorendo la missione del Fondo Edifici di culto. Nessuna forzatura, ma semplicemente l’idea di far sentire la contemporaneità di Caravaggio affermata nella stessa terra in cui Burri ha lasciato il suo drammatico “Grande Cretto” nel luogo del terremoto a Gibellina.

NESSUNA FORZATURA: LE POLEMICHE 

Rapporti, collisioni, idee, con totale disponibilità (dimostrata) per la Sicilia, e per dare rilievo e sistemazione opportuna a opere trascurate e non valorizzate. Nient’altro. Nei ruoli che rappresento ho tenuto rapporti diplomatici, progettuali, non burocratici; e ho trovato ostacoli solo da parte di chi non ha fatto niente, se non inventare una ridicola sceneggiata per impedire un intervento utile e necessario. La pratica è andata avanti per uffici, il suo percorso è limpido, e gli istituti hanno svolto le loro reciproche funzioni, coinvolgendo tutti gli enti responsabili, fino al momento del consiglio decisivo del Fec (Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno), ente proprietario del dipinto di Caravaggio, che, come ha indetto senza informarmi, nella sua autonoma autorità, le riunioni alla Prefettura di Siracusa, per garantire la sicurezza del prestito, così ha convocato il CdA, presieduto dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt (a garanzia della serietà del progetto, su cui si è già pronunciato favorevolmente) per stabilire, dopo la relazione dell’ Istituto centrale del restauro, le condizioni del trasferimento a Rovereto, e anche i tempi della operazione. Per parte mia, e per arrivare al compimento della impresa, avendo convenuto sulla data del rientro, non c’è stata nessuna forzatura ma la condivisione delle condizioni stabilite il 18 Settembre. Nient’altro. Ma i disturbatori non si sono rassegnati e non si rassegnano, con denunce inutili e ridicole (salvo che all’unico ufficio competente, il TAR), dopo una intensissima attività di Stalkeraggio, e immaginano scenari improbabili, e disvelamenti di misteri che non ci sono, in pratiche trasparentissime, semplicissime e ordinarie, che prescindono da me. Dalla mia volontà dipendono soltanto, per più di un anno, gli incontri con le autorità competenti e subito informate, e i sopralluoghi, per stabilire indirizzi condivisi. Dunque, prima che le pratiche seguissero, ho incontrato, proponendo il progetto culturale, il presidente della Regione siciliana Musumeci (parere favorevole ),il presidente della Provincia di Trento Fugatti (parere favorevole), il sottosegretario all’Interno del primo governo Conte (il che fa capire le date: giugno 2019) Candiani (parere favorevole), la Soprintendente Aprile (parere favorevole), alla chiesa di Santa Lucia della Borgata con il padre superiore dei Cappuccini che ha entusiasticamente condiviso il progetto per il rientro, a spese del Mart, valutando comunque con grande scetticismo i tempi previsti, per l’abitudine all’inerzia delle autorità locali. Era incredulo e insieme euforico per il progetto. Con la Soprintendente Aprile, supportata dalla brava e operosa Silvia Mazza, si decise di coinvolgere, per competenza, l’Istituto centrale per il Restauro. E, con il presidente Musumeci, si convenne di chiedere formalmente, per cortesia istituzionale, il consenso (ottenuto) del Vescovo, che dichiarò l’intervento “non procrastinabile e non altrimenti finanziabile”. Il solo mistero resta, a sede vacante, il mutato parere del vicario vescovile prima del sopralluogo dei tecnici. Con queste premesse, ”pacta sunt servanda”, la pratica è partita, ed è arrivata alla felice conclusione. 

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi
Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt. Courtesy Galleria degli Uffizi

LA FASE FINALE DELLA VICENDA 

Nella fase finale,  al di là delle carte, ho seguito la vicenda per il buon fine, stabilendo anche rapporti con soggetti non pertinenti, come la non competente amministrazione comunale, che non è l’Ente proprietario (per intenderci, il sindaco di Firenze non ha alcuna autorità sui prestiti degli Uffizi, che sono di proprietà statale, come il dipinto siracusano di Caravaggio), ma che ho debitamente informato, non perché parti in causa,  ma perché attori della comunità siracusana, come il sensibile (e convinto) assessore Granata, che ha condiviso il progetto, e il sindaco Italia, cui spetta non la competenza sull’opera, ma la bonifica del quartiere della Borgata, come auspicano i Cappuccini. Nessun mistero. Tutto semplicissimo. Io ho ideato e amorevolmente seguito il progetto. Nella fase più vicina,  oltre ad aver incontrato il ministro dell’Interno Lamorgese, per illustrarle le intenzioni del Mart (totalmente condivise), nello stesso spirito della vocazione del Fec per la elaborazione di mostre e la ricerca di fondi per restaurarne, manutenerne e valorizzarne il patrimonio, ho di nuovo, istituzionalmente, sottoposto il  progetto (subito condiviso), pur già formalmente elaborato e già presentato al CdA del Fec, al nuovo prefetto responsabile Alessandra Camporota, insediata soltanto ad Agosto, per decidere il trasferimento necessario, concordato con la Soprintendente,  all’ ICR di Roma. Il ministero dell’Interno,  con grande rigore, ha provveduto, nella sue prerogative, alle iniziative di rito, consultando istituzionalmente Curia e Regione siciliana,  attraverso il suo CdA con tutte le componenti civili ed ecclesiastiche,  anche con l’impegno esecutivo del prefetto Michele di Bari, per ottenere formalmente il previo accordo di  Arcidiocesi e Regione (e coinvolgendo, nelle riunioni in Prefettura,  anche il Comune, per cortesia istituzionale).Per quello che riguarda la Regione,  ho informato, passo passo, delle intenzioni del Mart, concordate con il presidente Musumeci e con il Fec, il direttore generale Sergio Alessandro  in continuo rapporto con il direttore del Mart Maraniello, fino alla nomina del nuovo assessore Alberto Samonà,  dal primo giorno del suo insediamento coinvolto nel progetto,  che ha pienamente condiviso. 

LA MOSTRA CON I CAPOLAVORI DEL MART A SIRACUSA

Alla Città di Siracusa, e non al Comune, ho promesso una mostra di capolavori del Mart, e ho sempre pensato che la sede ideale fosse Palazzo Bellomo (con sopralluoghi dedicati); e, per i cittadini siracusani,  credo che la sede sia indifferente. Le associazioni “di promozione sociale”, invece di assecondare, come altre avvedute, il progetto, lo hanno in ogni modo ostacolato, tentando incomprensibilmente di rallentare i tempi tecnici che hanno portato al lieto fine, altrimenti, nella loro inerzia, non raggiungibile. E hanno preferito questo inutile esercizio invece che applicarsi a far luce sui torbidi movimenti di loro compagni di strada, che hanno ingannato la Sicilia e la città di Troina con la vendita di un falso dipinto di Tiziano, che tutta la comunità scientifica e gli esperti di pittura veneta del Cinquecento respingono. Uno scandalo che umilia la Sicilia, mentre il Caravaggio esposto in dialogo con Burri, al Mart, la esalta, e garantisce all’opera le migliori condizioni espositive nella sua sede d’origine, con tutte le conseguenze positive sul culto della Santa. Cosi’ osserva una valorosa studiosa siciliana, Flavia Zisa: “Grazie mille Vittorio. Non ho fatto nulla per aiutarti ma ho apprezzato molto la tua gentilezza. Abbiamo un sentimento comune che ci lega alla Bellezza. Ho captato in video l’allestimento e francamente mai nessuno aveva visto così quel capolavoro che emerge in tutto il suo spettacolo”. Nella incomprensibile polemica si fa riferimento a 350mila euro, che non sono mai stati una promessa al proprietario del dipinto di Caravaggio, il Fec, e neppure alla città. Sono stati,  viceversa,  fondi disponibili rispetto alla eventualità non di un Loan fee,  garantito fino a 130mila euro più il costo delle riproduzioni fotografiche,  che si aggira intorno ai 50mila euro,  ma di quella soluzione che è stata da me inizialmente evocata,  e poi ricusata sia dall’Istituto centrale del restauro sia dalla Soprintendenza  di Siracusa, come non necessaria; mi riferisco alla “teca” o climabox che,  nella valutazione di preventivi informali,  per le grandi dimensioni del dipinto,   poteva costare intorno ai 200mila euro. E si poteva anche prevedere una spesa più alta, come si sarebbe capito solo dopo una regolare gara. La rinomata ditta Goppion aveva ipotizzato, prima dell’incarico che non si è potuto affidare, proprio 200mila euro, che io ho tenuto come unità di misura; mentre Pietro Galadini aveva indicato circa 350mila euro. Una volta, non per mia volontà, rinunciato alla teca, la disponibilità non risultava più necessaria. Chi scrive, senza sapere le cose, dice inesattezze diffamando. Nella serie di imprecisioni c’è anche la presunzione di conoscere i procedimenti messi in atto dal Fec, che ha provveduto a ottenere tutti i pareri favorevoli, compresi quelli dell’Arcidiocesi e dei rappresentanti della curia nel Consiglio di amministrazione del Fec. Lasciamole, dunque, al loro vano agitarsi, le sedicenti associazioni “di promozione sociale”! E lavoriamo per la città di Siracusa.
E per la sua amatissima Santa. Come io ho voluto fin dall’inizio. Da vero siracusano elettivo, che fa, non perde tempo. Senza il mio intervento il “Seppellimento di Santa Lucia” sarebbe rimasto, in precarie condizioni, nella insalubre chiesa di Santa Lucia, appoggiato su un capolavoro di Deodato Guinaccia, finalmente liberato. Alle associazioni un dipinto minore non interessava, e Caravaggio imprigionato andava sfruttato, non curato e riportato a casa sua, nel santuario della Santa. Altro che “promozione sociale”.Il bene della città ha prevalso sulla proterva volontà di alcuni personaggi in cerca di autore,  che hanno tentato di far prevalere sul nomos, sulla ragione,  sulla cultura,  sul sentimento collettivo,   le forze di un potere sordo e ambiguo. Un piccolo potere incapace di tutelare e valorizzare lo straordinario e delicato patrimonio storico e artistico della Sicilia, come ha fatto una grande istituzione amica come il Mart. Con piena soddisfazione del Fec, e di Italia nostra nazionale, nella difesa dei beni comuni. Per tutti.

– Vittorio Sgarbi

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