Arte contemporanea e crisi: un vademecum per Franceschini

Alberto Fiz stila un decalogo di spunti e proposte per il ministro Dario Franceschini, che sembra non prendere in considerazione il ruolo dell’arte contemporanea nel sistema culturale italiano.

Il ministro Franceschini a Che tempo che fa il 3 maggio 2020
Il ministro Franceschini a Che tempo che fa il 3 maggio 2020

Un’idea, un concetto, un’idea. Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione. Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”. I versi della celebre canzone di Giorgio Gaber riassumono bene l’Italia dell’arte ai tempi del Coronavirus. In questo periodo, tutti, io compreso, siamo stati prodighi di buoni consigli, di suggerimenti, di programmi a breve e lunga scadenza, da indirizzare al ministro Dario Franceschini il quale, sino a ora, non sembra minimamente coinvolto. Nelle sue uscite pubbliche, la cultura ha avuto, come unici interlocutori, musica, teatro e cinema, com’è apparso evidente anche nell’imbarazzante intervista di domenica 3 maggio con Fabio Fazio in quella che un tempo era la trasmissione colta e pedagogica della Rai dove le lezioni di storia dell’arte erano affidate a Fabio Caroli.
Da Fazio, tra gli interlocutori di Franceschini, nessuno, ma proprio nessuno, rappresentava il mondo dell’arte e dei musei. Eppure, accanto al direttore della Scala Riccardo Chailly, avrebbe potuto essere convocato il suo omologo nell’ambito delle arti visive, il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. Ma nulla. L’arte non esiste e persino la scomparsa di Germano Celant, tra i più importanti critici d’arte del mondo, è stata totalmente ignorata dai nostri tg nazionali e non ha certo brillato nemmeno Sky Arte. In compenso, non c’è giorno in cui non arrivino appelli da firmare con un’infinità di saggi propositi, come se fosse la letterina a Babbo Natale. Persino Hans Ulrich Obrist è venuto in soccorso all’Italia con un manifesto pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera (19 aprile 2020) in cui si evoca lo spirito del New Deal roosveltiano.

Il settore dell’arte rischia di dividersi in mille rivoli non giungendo all’obiettivo”.

Ora tocca al Forum dell’arte contemporanea che si concluderà con un’assemblea plenaria il 30 maggio dove, come riporta il comunicato stampa, “verranno elaborate proposte da mettere su un tavolo di discussione con le amministrazioni pubbliche, che permetta l’auspicata attuazione di politiche di sostegno urgente e di difesa sul medio e lungo periodo di competenze e saperi messi sotto scacco dall’attuale contingenza e dalla debolezza strutturale del sistema artistico italiano”. Speriamo che, almeno in questo caso, sia possibile cavare un ragno dal buco.
La chiamata alle arti (questo è il titolo del Forum), va detto, in questi giorni, è stata strombazzata un po’ da tutti senza tirarsi indietro: intellettuali, critici d’arte, galleristi, fondazioni, associazioni hanno fatto il loro appello senza, per ora, essere ascoltati. Qualcosa, dunque, non va rispetto a una categoria che appare, almeno agli occhi dei politici, debole e sfilacciata (anche il ministro dell’economia Roberto Gualtieri non ha dimostrato la minima sensibilità). Pur tenendo conto che l’arte, soprattutto quella contemporanea, ha un’attrazione minore rispetto al cinema o alla musica, il fatto che giungano al governo mille voci di origini diverse non giova. Il settore dell’arte rischia di dividersi in mille rivoli non giungendo all’obiettivo. Gli echi arrivano troppo smorzati senza far emergere la forza complessiva di un sistema che coinvolge decine di migliaia di lavoratori dove solo i musei rappresentano l’1,6% del PIL nazionale. Ho la sensazione che l’arte, ammalata di associazionismo, non riesca a esprimersi con un’unica voce, forte e chiara. Ci vorrebbe, insomma, un comitato di emergenza nazionale (per carità non un’altra associazione!) che tiri le fila con pochissimi rappresentanti in grado di portare le proprie istanze a compimento.
Tra ANGAMC (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea), Comitato Fondazioni Arte Contemporanea, il nuovo comitato Resilientia Italiae, AWI (Art Workers Italia) fondato il 1° maggio 2020, l’Associazione Belle Arti, l’Associazione MetaMorfosi a cui si aggiungono i tanti contributi dei singoli o delle gallerie (l’appello, ad esempio, di Antonio Battaglia), il quaderno dei desideri è molto fitto. Forse gli unici a non essersi espressi sulla crisi sono AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) giustamente tirata in ballo da Marco Bazzini su Artribune, ACACIA (Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana) e ANCA (Associazione Nazionale delle Case d’Asta). Senza voce gli artisti, unanimemente considerati l’anello debole del sistema: per loro su Artribune avevo proposto il reddito d’emergenza.
In tutto ciò è possibile, a mio avviso, identificare una serie di elementi unificanti che potrebbero costituire una solida piattaforma di discussione.

10 SPUNTI PER FRANCESCHINI

Ecco, senza pretesa di essere esaustivi, una sintesi di dieci punti salienti provenienti dai diversi appelli. Ne è emerso il vademecum per stabilire le regole di un piano condiviso:
1) Politica di defiscalizzazione che coinvolga tutti i soggetti, compresi gli acquisti dei collezionisti.
2) Liquidità alle imprese che operano in cultura.
3) Deducibilità e detraibilità delle spese in cultura.
4) Voucher per le famiglie da spendere per mostre e attività culturali.
5) Estensione dell’Art Bonus.
6) Equiparazione dell’aliquota IVA sulle importazioni delle opere d’arte a quella applicata negli altri Paesi europei.
7) Riconoscimento del ruolo culturale delle gallerie con relativi sgravi fiscali.
8) Finanziamento ai musei per l’acquisto di opere d’arte realizzate da artisti italiani anche con Fondi Regionali d’Investimento.
9) Reddito di emergenza a favore degli artisti.
10) Sostegno alla produzione delle opere degli artisti e regolamentazione dei compensi per la produzione dei contenuti digitali.

Alberto Fiz

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Alberto Fiz
Alberto Fiz (1963), critico d’arte, curatore di mostre e giornalista specializzato in arte e mercato dell’arte. Ha un'ampia attività pubblicistica e saggistica. Ha svolto ruoli di direzione e di consulenza artistica per amministrazioni ed enti pubblici. Ha realizzato il progetto di scultura “Intersezioni” al Parco Archeologico di Scolacium e il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro. Già direttore artistico del museo MARCA di Catanzaro, collabora con la Regione Autonoma Valle d'Aosta e con numerose altre istituzioni. Accanto all’attività critica, si interessa di problematiche legate al collezionismo ed è art advisor di Intesa Sanpaolo Private Banking. Collabora con Milano Finanza e Arte.