Molti tra i nostri concittadini non hanno ancora chiaro il concetto della parola “pandemia” e non hanno ben capito che l’unica arma che abbiamo per combattere una situazione difficilissima, oggi, è restare a casa. E non importa se esci e sei da solo, perché se tutti lo facessero pensando “tanto sono da solo”, la città sarebbe affollatissima.

Non è affatto un caso se qualche giorno fa in un articolo vi abbiamo raccontato quali fossero le opzioni per chi volesse godersi live i nostri monumenti: opzioni digitali ovviamente, telecamere e webcam puntate su Fontana di Trevi o su Piazza della Signoria. Già, perché è l’unico modo nel quale di questi tempi è consentito apprezzare le nostre strabilianti città. Nessuna alternativa è consentita.

NORME POCO CHIARE

Certo, occorre dirlo: le norme che ci segregano in casa da giorni e che lo faranno per settimane ancora non sono affatto chiare e questo è un male. Ma ogni norma è interpretabile e mettersi ora, col solito approccio italiano, a trovare l’inganno una volta che è fatta la legge appare indegno di una cittadinanza civile. Eppure qualcuno lo fa. Portano a pisciare il cane nove volte al giorno. Scendono a fare la spesa comprando ogni volta un articolo così da sentirsi autorizzati a far su e giù per scale, ascensori e strade ripetutamente o vanno a fare compere dall’altra parte della città.

I NUOVI SCIACALLI DELLE CITTÀ DESERTE

C’è poi una nuova razza che emerge in questi giorni atroci. La nuova fauna dalle sembianze sciacallesche e macabre dei fotografi delle città deserte. Novelli maestri della fotografia metafisica, si aggirano per strade, piazze e vie alla ricerca dello scatto perfetto capace di sbancare su Instagram e di conquistare le folle su Facebook. “Tanto passeggiare non è vietato“, ti ripetono, se commentando ai loro post glielo fai notare. Peccato che, se tutti facessimo come loro (chi non vorrebbe andarsi a rimirare cotanta bellezza senza neppure una persona? Uno scenario indimenticabile!), le strade sarebbero di nuovo piene, l’infezione aumenterebbe a mille la sua circolazione e i morti ‒ ormai centinaia e centinaia al giorno ‒ si inizierebbero a contare in ragione di decine di migliaia.
Oltretutto, se proprio non puoi fare a meno di comportarti in maniera irresponsabile e ritieni necessario farti una passeggiata attraverso tutto il centro storico reso surreale dalla quarantena, possibile che non capisci quanto sia grave condividere la cosa con tutti mediante i social? Possibile che non capisci che condividere quelle immagini equivale a dare del “cretino” a chi si è sacrificato e ha rispettato le regole? O equivale addirittura a spronare chi sta comportandosi bene a non farlo, istigandolo a fare come te?

CHI SI DIVERTE A FOTOGRAFARE VADA A FARE VOLONTARIATO

Nell’attesa che le norme vengano sistemate, in attesa che il Governo si renda conto che queste restrizioni non sono lontanamente sufficienti (ah, quanto aiuterebbe la tecnologia, potendo tracciare gli spostamenti di ciascuno con una semplicissima app!), facciamo una richiesta di integrazione molto semplice al Viminale, che continua a emanare circolari contraddittorie su come si debba o non si debba interpretare il decreto che da giorni chiude l’Italia: chiunque venga trovato a fare il cretino in giro ‒ coraggiosi fotoreporter inclusi ‒ visto che ha così tanta voglia di uscire, se la farà passare scontandosi una settimana di volontariato all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, o una settimana di volontariato all’Ospedale Sacco di Milano, o una settimana di volontariato a gestire le bare nella Val Seriana, dove le sepolture procedono a ritmo di guerra: una ogni mezz’ora. A un ritmo perfino più incessante degli stupidi, egoisti scatti di una macchina fotografica o di uno smartphone puntato sulle nostre città indifese e dilaniate da un’epidemia globale.

**IL CHIARIMENTO DEL 20 MARZO 2020**

Chiariamo una questione che alcuni lettori, giustamente, hanno sollevato. L’articolo qui sopra aveva come bersaglio unicamente i wannabe fotoreporter alla ricerca dello scatto buono per colpire i propri follower su Instagram. Non certo i professionisti che – con le dovute autorizzazioni – hanno non solo il diritto ma anche il dovere di documentare il passaggio storico incredibile che stiamo vivendo.

 

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.