L’utilità della storia dell’arte. Lettera aperta al ministro Lorenzo Fioramonti

Gabriella De Marco, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Palermo, torna a rivolgersi al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, con una lettera al direttore di Artribune. Ricordando l’utilità “trasversale” della storia dell’arte e delle discipline umanistiche in genere.

Lundgaard & Tranberg, Tietgenkollegiet, Copenaghen 2006. Photo Peter Alfred Hess via Wikipedia
Lundgaard & Tranberg, Tietgenkollegiet, Copenaghen 2006. Photo Peter Alfred Hess via Wikipedia

Gentile Massimiliano Tonelli,
mi vedo “costretta” a ritornare, ancora una volta, sulla sostenibilità ambientale considerato il dibattito e le mobilitazioni in corso sull’argomento.
Spero, dunque, di non abusare dell’ospitalità di Artribune e della pazienza di chi mi legge.
Come sai, e come alcuni lettori ricorderanno, lo scorso 11 settembre hai pubblicato un mio intervento, rivolto in forma di lettera aperta, a Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Una riflessione, la mia, sollecitata da alcuni suoi interessanti progetti su questo tema urgente e ormai ineludibile.
Un tema caro al ministro economista, anche dal punto di vista delle sue pubblicazioni, e che lo vede lodevolmente impegnato sul fronte delle azioni e delle politiche del dicastero che è chiamato a dirigere.
A lui, quindi, ancora una volta, il mio augurio per questa necessaria battaglia.
Un tema, a quanto mi è dato capire, destinato a diventare centrale nelle politiche culturali e nella programmazione economica del Ministero, come si evince anche dalle molteplici dichiarazioni rilasciate alla stampa. Ministero di cui faccio parte come professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Palermo. E proprio in veste del mio ruolo istituzionale di docente e di studiosa mi ero rivolta, e ancora mi rivolgo, al Ministro attraverso le pagine della rivista di cui sei direttore.

UN INVITO AL DIALOGO

Capisco che la sostenibilità ambientale coinvolga direttamente le discipline scientifiche ed economiche; tuttavia, forse è bene ribadire il ruolo che le scienze umanistiche possono costruttivamente svolgere, al di là della formazione, aspetto certo non irrilevante, del senso civico del cittadino. Non si tratta, dunque di stabilire una sorta di gerarchia dei saperi né di innestare una singolar tenzone tra ambiti di didattica e di ricerca soltanto apparentemente, pur nel rispetto degli specialismi, tra loro distanti. Si tratta di rafforzare e sempre più incoraggiare un proficuo dialogo fra aree tra loro diverse valorizzando le potenzialità insite in ogni disciplina. In particolare, è bene ricordare che la storia dell’arte contemporanea da tempo si occupa, attraverso il lavoro di molti artisti, di argomenti forti del nostro tempo quali il genere, la tragedia delle migrazioni, la multiculturalità, il clima, l’impatto ambientale, i materiali eco-sostenibili, il degrado e, quindi, inevitabilmente, si occupa, anche, della salute e del tempo libero del cittadino. Lo fa naturalmente con gli strumenti che più le competono, ovvero la ricerca iconografica e iconologica, la contestualizzazione storica, lo studio delle fonti, il rapporto costante tra passato e presente, l’apertura e l’attenzione alle tecnologie digitali e al web. Una riflessione praticata non in forma di propaganda o di esaltazione retorica che strizza l’occhio al politicamente corretto, ma una riflessione che si sviluppa con gli strumenti propri della storiografia.

GLI ESEMPI

Qualche esempio? Lo studio iconografico della pittura di paesaggio del XIX secolo, offre ‒ per quanto riguarda la mia impostazione ‒ la possibilità, sul fronte della didattica, non solo di educare l’occhio all’opera d’arte affinando gli strumenti atti a esercitare il mestiere dello storico dell’arte, ma di riflettere sui mutamenti ambientali e paesaggistici del territorio.
Ancora, ripercorrere il dibattito nella cultura italiana del Novecento sull’architettura rurale (e penso a Pagano e a Michelucci) fornisce utili strumenti di riflessione sull’uso dei materiali locali e sulle possibilità di questi rispetto all’impatto ambientale.
Dalle biennali internazionali sia di arte sia di architettura, per proporre altri esempi, provengono, inoltre, sollecitazioni interessanti, e indipendentemente dalle singole poetiche, su emergenze attualissime e tra loro collegate quali l’ambiente, il clima e le migrazioni.
Occuparsi come storici dell’arte di paesaggio, di ambiente, di preesistenze archeologiche in una prospettiva, anche, di museo diffuso, significa spesso imbattersi, come mi è capitato, in problemi apparentemente lontani dalla disciplina quali l’abusivismo, il degrado, la “monnezza”, con l’isolamento del cittadino nel territorio.
Aspetti tra l’altro, come ho potuto constare nelle mie lezioni, particolarmente sentiti dalle studentesse e dagli studenti.

TECNOLOGIE AVANZATE

Infine, e concludo, prendere in considerazione argomenti centrali nell’arte del XX secolo e in quella contemporanea, quali l’arte pubblica, i parchi urbani, la Street Art, porta a imbattersi nelle tecnologie avanzate dell’ingegneria idraulica, travalicando le categorie di monumento, scultura, installazione e configurazione tridimensionale, come mi è successo in un viaggio di studio a Copenaghen. Nella capitale danese, infatti, mi sono imbattuta (ma gli esempi potrebbero essere molti altri e anche italiani) in molte soluzioni interessanti sotto il profilo dell’innovazione, dell’attenzione alla qualità di vita del cittadino e della sostenibilità ambientale. Penso, in particolare, alla casa dello studente, felice segno architettonico nel mare della città e costruita con materiali di recupero, o alle zone devastate dall’alluvione del 2011, divenute pretesto per tradurre in positivo un evento drammatico. Ciò grazie all’apporto delle scienze “dure” e delle tecnologie che hanno modificato, in tal modo, la storia urbana e sociale della città.
La storia dell’arte, per come la intendo, è un utile sensore della contemporaneità e non mero specchio di quello che convenzionalmente si chiama spirito del tempo. Gli artisti, spesso, hanno anticipato temi e urgenze poi divenuti centrali nel dibattito contemporaneo.
Le scienze umanistiche, quindi, e mi rivolgo ancora una volta al Ministro, non intese come sorta di inutile utilità che spesso si attribuisce al sapere umanistico, ma come laboratorio fecondo di un sapere antico che sempre si rinnova.

Cordialità

Gabriella De Marco

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Gabriella De Marco
Gabriella De Marco è professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo, dove insegna come titolare dal 1998. I suoi interessi di studiosa si sono focalizzati, nel tempo, principalmente sui rapporti tra arte e letteratura in Italia e in Francia tra il XIX secolo e l’età contemporanea, sulle avanguardie storiche del Novecento con particolare attenzione all’area del cubismo e del futurismo italiano, sulle fonti dell’arte contemporanea e sugli archivi del XX secolo. Il tema degli archivi, dell’individuazione e della costruzione delle fonti è stato, ed è ancora, sotto il profilo epistemologico, al centro dei suoi interessi unitamente ad una riflessione sui rapporti tra cultura umanistica e tecnologie digitali. È stata ideatrice e responsabile scientifico dell’ambiente digitale Agave. Contributo alla costruzione delle fonti della cultura umanistica in Italia nel Novecento. Ambiente (attualmente in manutenzione) posto nel portale dell’Università di Palermo. Sempre relativamente al tema delle fonti del XX secolo ha coordinato progetti di ricerca sullo spoglio di quotidiani e riviste pubblicando due volumi sul quotidiano palermitano “L’Ora” (Silvana Editoriale, 2007,2010). Si è occupata, ancora, del tema dell’intermedialità, dell’interattività e del concetto di paternità frazionata nella ricerca visuale contemporanea in relazione al diffondersi delle reti sociali. (Classico/contemporaneo, gennaio 2016). Il tema della città contemporanea e dello spazio urbano è al centro dei suoi interessi a partire dalla metà del duemila. Si è occupata, infatti, di alcuni aspetti legati al Museo diffuso di arte contemporanea elaborando un progetto per il quadrante sud- ovest di Roma (Sinergie, novembre 2015), unitamente al tema dell’ambiente, della tutela del paesaggio e della salute. A questo riguardo il progetto sul museo diffuso è stato ampliato all’area compresa tra Roma, Ostia e litorale a sud della capitale. La ricerca è stata pubblicata negli atti del convegno dell’Aisu (Associazione italiana storia urbana) tenutosi a Napoli nel settembre del 2017, mentre è in corso di pubblicazione un volume sull’argomento. Sul museo diffuso, sul rapporto tra arte, architettura e committenza sia nel contesto dei primi anni del XX secolo sia nelle democrazie europee contemporanee si focalizzano parte delle ricerche dell’ultimo decennio. Ha studiato e studia temi quali gli aspetti identitari nel primo trentennio del XX secolo, l’ uso pubblico della storia e la costruzione del consenso. Ha collaborato e collabora, sin dalla fine degli anni ottanta, con riviste di critica d’arte e negli anni novanta ha scritto di arte sulla pagina culturale nazionale de “ L’Unità”. Tra il 1996 e il 2007, è stata redattore responsabile, per la storia dell’arte, della rivista universitaria “Avanguardia”. Rivista di Letteratura contemporanea (Pagine Editore, Roma). Attualmente interviene sulla cronaca di Palermo del quotidiano La Repubblica.