Il Comune “divorzia” da Fondazione Musei Senesi. La diatriba e le motivazioni del sindaco

La fondazione promuove dal 2002 azioni di sostegno alle istituzioni sparse su tutta la provincia senese, ma il Comune si dichiara insoddisfatto e si dissocia. Motivo? Non viene data abbastanza rilevanza al centro di Siena. Una decisione che apre dei quesiti sulla costruzione dell’offerta culturale di un territorio.

Siena
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Prendiamo atto dell’approvazione della delibera con cui il Consiglio Comunale, e quindi l’Amministrazione di Siena, sancisce il recesso dalla Fondazione Musei Senesi e rinuncia a giocare un ruolo trainante per il territorio in un settore strategico per una Città d’arte e sito Unesco. Ne prendiamo atto a malincuore, senza negare il rammarico: nel 2002, infatti, era stato fra i primi a sostenere il progetto del sistema museale”. Comincia così la nota ufficiale promulgata da Fondazione Musei Senesi lo scorso 30 settembre, firmata dal vicepresidente Giacomo Basi e dal responsabile scientifico Elisa Bruttini. Ci troviamo di fronte a un caso di significativa retrocessione, da parte del Comune di Siena, da un sistema che agisce sulla coordinazione di musei e istituzioni di tutto territorio, promuovendo un’azione sinergica e partecipativa rivolta – anche e soprattutto – alle comunità locali. Quali sono state le cause di tale uscita e cosa va a discapito della Fondazione? Abbiamo cercato di fare chiarezza sulla questione rivolgendoci sia a Elisa Bruttini che a Luigi De Mossi, Sindaco della città.

FONDAZIONE MUSEI SENESI: COS’È E COME AGISCE 

Fondazione Musei Senesi nasce nei primi anni 2000 per volontà dell’amministrazione provinciale come organo di partecipazione che riunisce le istituzioni culturali della città di Siena. Ad oggi è formata da oltre 40 musei, e fanno parte del suo consiglio 30 amministrazioni comunali circa. Lo scopo è quello di sostenere i siti culturali aderenti ottimizzando l’uso delle risorse e costruendo itinerari capaci di collegare organicamente le multiformi espressioni della società senese su tutto il territorio. Un progetto in anticipo sui tempi che riflette l’attuale tendenza a creare circuiti museali (simile a quello che accade nella regione Piemonte con CRT Musei). Il tutto, avvalendosi della collaborazione con l’Università di Siena per la formazione di sbocchi lavorativi, con la volontà di orientare il flusso turistico, decongestionandolo dai siti più frequentati per dare un’idea di “museo diffuso” delle terre di Siena. Una prima battuta d’arresto è stata causata dalle difficoltà del Monte dei Paschi di Siena, in precedenza grande finanziatore di FMS; carenza che è stata contrastata con lo snellimento del personale e il ricorso a bandi regionali – talvolta nazionali o anche europei – che hanno permesso di mantenere un raggio d’azione tutto sommato efficace, nonostante le difficoltà. Come ci spiega la responsabile scientifica della fondazione Elisa Bruttini, “sebbene il nostro lavoro sia cambiato nel tempo, la nostra azione resta quella di lavorare sempre più a contatto con le comunità locali, tramite con progetti legati alla partecipazione in un’ottica ecomuseale, mappature del territorio e piccole iniziative legate a attività espositive, convegni, alternanza scuola-lavoro, restauro e conservazione. Il nostro programma è stato fino ad oggi molto diffuso sul territorio. Al di là dei particolarismi politici, esiste un’identità comune che va promossa”.

FONDAZIONI MUSEI SENESI: DISACCORDI CON IL COMUNE

Il Comune di Siena è all’interno di FMS fin dall’inizio, con la Torre del Mangia e il Museo Civico come punto di congiunzione: il secondo è quello con il maggior numero di visite ma viene considerato dai cittadini di minor importanza rispetto (ad esempio) a Santa Maria della Scala, un’istituzione a sé stante”, prosegue Bruttini, spiegando la contraddizione in termini che la retrocessione del Comune rappresenta. “Il Comune ha dichiarato non sufficientemente pregnante la nostra attività, molto presente sul territorio circostante piuttosto che sulla città. Tra le conseguenze, verrà a mancare la quota che annualmente tutti i Comuni versano alla fondazione, ma nonostante questo il nostro bilancio non è in perdita. La nostra sensazione, piuttosto, è che il dissenso del Comune non sia rivolto soltanto alla nostra operatività, ma a un rapporto politico con il comune e il territorio, con il risultato di una sorta di isolamento della città di Siena. Eppure, con siti Unesco e la forte presenza di agriturismi che garantiscono ai turisti periodi di rimanenza lunghi e di qualità, il territorio ci sembra ciò su cui agire e non il contrario”. Insomma, la questione si potrebbe ridurre, in termini semplicistici, al binomio città-territorio, ma anche a quello turismo-comunità locale. Con la visione di due scenari diversi: da una parte, l’accentramento di grandi flussi turistici verso poche mete, che comporta il rischio di un’esperienza “mordi e fuggi”. Dall’altra, la costruzione – lenta e paziente – di un progetto condiviso che comprenda anche territori come Montepulciano e San Gimignano, i quali potrebbero essere definiti periferici sulla carta (geografica), ma che nel tempo si sono contraddistinti come avamposto delle sperimentazioni artistiche e dell’apertura internazionale. Con un’utenza di qualità più alta, che possa essere al servizio degli abitanti locali e dei turisti. Alla luce di questo, su cosa puntare e come formulare l’offerta culturale? “Il rammarico viene dal fatto che non c’è stata la possibilità di ragionare insieme su possibili compromessi. Non si è potuto ad oggi provare a pensare insieme a una soluzione alternativa. Che per me non è esclusa: la delibera è definitiva ma FMS andrà avanti perché ha la fiducia del territorio. Tuttavia, se ci sarà la possibilità di cercare un punto di accordo con il Comune ben venga”, conclude Elisa Bruttini, che annuncia pronto il piano di rilancio di FMS del prossimo anno, che sarà incentrato su un’azione e comunicazione su doppio livello comune e provincia.

LA RISPOSTA DEL SINDACO DI SIENA DE MOSSI

“Dopo attenta analisi con gli uffici ho ritenuto che la quota di adesione, 16.621 euro annui (già pagata per il 2019), oggettivamente alta non ha portato vantaggi al Museo Civico e alla Torre del Mangia, i due siti che rientrano nella Fondazione”, dichiara il sindaco di centro-destra Luigi De Mossi, il quale motiva le sue azioni in un commento inviato ad Artribune che riportiamo integralmente. “Il rapporto costi-benefici, infatti, appare sproporzionato, soprattutto perché Siena non ha avuto un ruolo centrale come invece altri musei in Provincia, Perché la precedente amministrazione non ha pagato la somma di 53.379 euro relativa al periodo 2009-2013 se reputava l’adesione di vitale importanza per Siena? Il governo attuale della città ha dovuto procedere a saldare questo debito insoluto. Usciamo dalla Fondazione quindi perché non la riteniamo funzionale alla nostra progettualità culturale e non soltanto per le spese che ci sottopongono ma anche perché negli anni non abbiamo visto una capacità culturale che potesse giustificare la nostra presenza. Noi non siamo per non dialogare con il territorio, anzi siamo molto disponibili ad un dialogo ma quando riteniamo che una cosa non sia funzionale la cambiamo. Restiamo però sempre a disposizione per un dialogo aperto e franco con tutti i Comuni della Provincia e con tutti i Comuni che vogliono dialogare con questa città. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni”, conclude il sindaco, il quale mette al centro della questione una spesa economica ritenuta non più sostenibile o per lo meno non conveniente. Ma, da entrambe le parti, uno spiraglio di dialogo rimane aperto.

-Giulia Ronchi

http://www.museisenesi.org/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.