A Milano c’è un curioso museo dedicato ai frati Cappuccini
Il Museo dei Cappuccini possiede una collezione permanente, cui affianca mostre temporanee e iniziative didattiche. Con il titolo “Quel che passa il convento” espone e riscopre fino al 19 settembre 2026 la pittura di Camillo Procaccini, ma anche opere del Novecento, da Sironi a Boccioni
Precursori dell’arte povera, i frati Cappuccini per fabbricare gli altari usavano il legno invece del marmo, e per decorare i paliotti preferivano l’umile paglia alla preziosa seta. I Cappuccini appartengono alla famiglia francescana, nata nel Medioevo, ma sono “separati in casa” dal Cinquecento, quando nell’infuocato clima religioso acceso dalla riforma protestante, che contestava la corruzione della chiesa, scelsero di distinguersi dai confratelli imborghesiti recuperando la vocazione originaria: praticare la povertà, vivere di elemosina, predicare il Vangelo, assistere gli ultimi, curare i malati. Vestono un semplice saio con cappuccio (da cui traggono il nome), calzano sandali, portano la barba lunga: tutti segni di austerità.

Il Museo dei Cappuccini a Milano
In letteratura il più famoso è il manzoniano Fra Cristoforo, eroe buono dei Promessi Sposi, braccio operativo della Provvidenza, protettore di Renzo e Lucia. Il più venerato è padre Pio, controverso taumaturgo, tenuto in sospetto da Papa Giovanni, proclamato santo da Wojtyla. E a proposito di papi, è un frate cappuccino – il biblista milanese Roberto Pasolini – il Predicatore della Casa Pontificia, ossia l’uomo che anima gli esercizi spirituali per il pontefice e per la sua corte cardinalizia.
Racconta tante storie il Museo dei Cappuccini di Milano, aperto nel 2001 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio storico artistico della Provincia lombarda dei frati. Ha sede in un palazzo di Via Kramer, nel centro città, a pochi passi da Piazza Tricolore. Dello stesso isolato fanno parte l’imponente chiesa conventuale del Sacro Cuore in via Piave, progettata all’inizio del ‘900, in stile eclettico di sapore neoromanico, dall’architetto Paolo Mezzanotte (lo stesso della Borsa), e l’Opera San Francesco per i poveri di viale Concordia, cuore del welfare cappuccino, dove ogni giorno vengono serviti 2500 pasti caldi (e forniti cambi d’abito, e visite mediche).

La collezione del Museo dei Cappuccini
Diretto da Rosa Giorgi, storica dell’arte specialista in iconografia e iconologia, il museo possiede una collezione permanente, cui affianca mostre temporanee e iniziative didattiche. Sotto il titolo scanzonato “Quel che passa il convento” espone e riscopre in questo periodo (e fino al 19 settembre) due quadri provenienti da due conventi lombardi: Cerro Maggiore e Milano Monforte. Si tratta di variazioni sul tema della Visitazione, dipinte entrambe da Camillo Procaccini.
Due donne si abbracciano, con speciale tenerezza. Sono cugine. E sono entrambe incinte. La più giovane, Maria, di Gesù. La più anziana, Elisabetta, di Giovanni, il futuro Battista. È l’episodio della Visitazione, raccontato nel Vangelo di Luca, culminante nel poetico cantico Magnificat. Un soggetto caro agli artisti di ogni epoca (da Giotto a Raffaello, al Pontormo), e una popolare festa del calendario liturgico (è caduto il 31 maggio, in chiusura del mese mariano).

Chi è Camillo Procaccini
L’autore, Camillo Procaccini (Parma, 1561- Milano,1629), di nascita e formazione emiliana, si trasferisce presto in Lombardia dove diventa titolare di una delle più importanti botteghe milanesi, devoto fiancheggiatore della Controriforma, promossa a Milano dai due cardinali cugini: Carlo Borromeo e dopo di lui Federico. Coerente con questa strategia di comunicazione teologica e pastorale – una pittura insieme affettuosa e rigorosa, che deve “illuminare l’intelletto, eccitare la devozione e pungere il cuore” – la Visitazione consacra l’importanza di Maria madre di Dio: non la semplice mamma terrena di Gesù, come sostengono i luterani, ma una donna specialissima, degna di culto.
Un’altra opera di Procaccini, una delicata, bellissima Immacolata con San Francesco “in mezzo a numerosa comitiva di angeli”– realizzata a penna inchiostro e acquerello lumeggiato con biacca e oro – campeggia nella collezione permanente del museo, dove spiccano anche un sofferto San Francesco in estasi di Ortensio Crespi (novarese del Seicento), una quattrocentesca Madonna del Lazzaretto in gesso dipinto e dorato, opera della bottega di Antonio Rossellino, un Velo della Veronica del Guercino, una coppia di tele con Angelo annunciante e Vergine annunciata di Palma il giovane.
Il Novecento nel Museo dei Cappuccini
Chiude il percorso una sezione novecentesca, slegata dall’iconografia francescana, ma frutto di donazioni contemporanee. Ed ecco, dalla collezione Giancarlo Rusconi, tre quadri di sicuro interesse: una Periferia di Mario Sironi, una Donna in poltrona di Umberto Boccioni e un paesaggio (Giardino sulla colma) di Morbelli.
Armando Besio
Museo dei Cappuccini di Milano
Via Kramer, 5
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