A Roma sono fatti così, specie se sono grillini. Non è che sono cattivi, è che capiscono le cose con quei due\tre anni di ritardo. Oggi hanno capito che per fare un direttore di museo non devi prendere un tuo ex compagno di scuola che ti sta simpatico, ma devi selezionare un professionista con una procedura a evidenza pubblica. Ben svegliati…

L’affermazione “noi lo avevamo detto” è sempre molto antipatica, chiaro. Ma visto che non ci capita di ripeterla troppo spesso, allora una volta ogni tanto forse ci possiamo permettere il lusso. Questa è una di quelle volte. Si parla del museo Macro di Roma, del suo attuale direttore Giorgio De Finis e si parla di come questo spazio pubblico di cultura sia stato (mal)tratto dall’amministrazione grillina della Capitale. La scelta dell’assessore alla cultura della Capitale, Luca Bergamo – dopo alcune bizzarre decisioni tipo quella di trasformare il Macro in una location in affitto ospitante rassegne fuori luogo tipo quella sui Pink Floyd proveniente da Londra – fu di assegnare la direzione dello spazio ad una personalità assolutamente improbabile ma di fiducia e utile a tener buoni i consensi nell’area dell’ultra sinistra. Senza nessuna procedura ad evidenza pubblica, dunque, il Macro venne regalato ad un signore, Giorgio De Finis, che aveva l’unico merito di essere ex compagno di scuola di Bergamo stesso. I risultati, fallimentari, non tardarono a palesarsi. Il Macro è in questi mesi scomparso da ogni radar del dibattito e della cultura italiana e internazionale e anche i visitatori locali latitano (poche centinaia al giorno, ne entrano assai di più in uno qualsiasi dei bar lungo l’adiacente Viale Regina Margherita) nonostante l’ingresso sia stato reso gratuito proprio per mitigare il presumibile effetto flop. Non se ne sente parlare da nessuna parte d’Europa e del Mondo. Gli operatori professionali stranieri del settore dell’arte quando incontrano un collega romano hanno in tasca la domanda pronta: “Ma che fine ha fatto il Macro? È ancora aperto?“.

IL FLOP DEL MACRO ASILO

Il progetto – poi auto denominatosi in spregio al ridicolo Macro Asilo – si è rivelato una débacle clamorosa, ma ciononostante De Finis ci ha riprovato: nuovo progetto per altri due anni di agonia e tentativo di arrivare al 2021. Ma vuoi la presa d’atto del fallimento, vuoi il cambiamento dello scenario politico (oggi il Cinque Stelle governa con la Lega, altro che direttori di museo presi per chiamata diretta dai centri sociali…), nessuna risposta è mai arrivata dall’azienda Palaexpo che governa il Macro. E ai primi bollori estivi la cosa è venuta al pettine: il Comune è dovuto uscire allo scoperto.

 

Solo performance di livello al Macro
Solo performance di livello al Macro

UN NUOVO DIRETTORE CON UN BANDO

Ebbene sì, Giorgio De Finis non verrà rinnovato, arriverà a naturale scadenza (31 dicembre) e poi verrà sostituito da un altro direttore nell’ambito di una riorganizzazione – ennesima, stanca, trita già sentita dieci volte negli ultimi dieci anni – degli spazi culturali del contemporaneo a Roma laddove il Palazzo delle Esposizioni farà le mostre più pop (ma va!?), il Macro farà la wannabe kunsthalle di contemporaneo (ma va!?) e l’ex Mattatoio farà lo spazio per la performance, la produzione e la sperimentazione interdisciplinare (ma va!?). Bene, entusiasmante lavoro della premiatissima coppia Luca Bergamo – Cesare Pietroiusti (quest’ultimo presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo che sovraintende tutta l’operazione) sotto l’egida della peggiore amministrazione che la storia della città ricordi.
Ma questo geniale nuovo assetto come verrà suggellato? Proprio così: con un bando. Una evidenza pubblica. Una call aperta finalmente a curatori e critici d’arte che fanno questo per lavoro, professionisti, non compagnucci di scuola di qualche potente. Uscirà a breve e sarà aperto fino a fine luglio. Si ritorna alla meritocrazia e in definitiva alla normalità, o per lo meno ci si prova.
Ed ecco spiegato il vezzo del “noi lo avevamo detto”. Prima che la frittata – De Finis venisse compiuta, più e più volte avevamo invitato l’amministrazione a percorrere quella strada (qui ad esempio). Per dare una speranza ai giovani curatori in città (c’è gente in gamba a bizzeffe), per dare dignità al museo, per dargli credibilità internazionale, per far prevalere per una volta il merito sull’amicizia. Furono sordi all’epoca e ora invece fanno esattamente come chiedemmo noi.
A riprova del fatto che i grillini non sono cattivi, sono solo un po’ tardivi. Alle cose ci arrivano pure loro, ma giusto con quei due o tre anni di ritardo (se pensi all’Ilva, alla Tap, alla Tav tutte le grandi partite sono andate così). Peccato che se arrivi a delle conclusioni corrette dopo due anni di fesserie e sciocche sperimentazioni sul nulla, intanto una istituzione l’hai pregiudicata e rischia di essere perfino troppo tardi.
Chiaro comunque che l’adagio per cui “è meglio tardi che mai” funziona sempre, per cui accogliamo con un pizzico di soddisfazione e ottimismo questo ravvedimento sebbene tardivo e ci auguriamo che il vincitore del bando (sperabilmente con almeno le stesse risorse finanziarie di De Finis) sarà in grado di recuperare immagine e ruolo del museo sebbene col fardello dell’eredità patetica di chi ne ha fatto la casa degli artisti hobbisti della domenica e degli amici degli amici con la scusa della libertà e dell’apertura (apertura solo per quelli del circoletto ovviamente, a tutti gli altri veniva risposto via mail che la programmazione era già al completo).
Giorgio De Finis si confronta con (a destra) Mario Pieroni
Giorgio De Finis si confronta con (a destra) Mario Pieroni

DE FINIS? NON L’HA PRESA BENE

Pare che anche De Finis parteciperà al bando. Ma al di là di questa provocazione, la cosa che fa davvero specie dell’attuale direttore del museo è la spocchia, l’aggressività e l’intollerabile tono di scherno con cui ha reagito dopo aver appreso la decisione legittima della città di non rinnovargli il contratto giunto a naturale scadenza. Il profilo Facebook del direttore è tutto una chiamata alle armi del suo solito entourage di artisti amatoriali e intellettuali da parrucchiere. Una claque che rappresenta una precisa fenomenologia, da studiare. “Battiamoci, non abbattiamoci” urla sui social il comandante Che Finis sprezzante del ridicolo. In una intervista a Il Paese Sera, poi, si raggiunge l’apice.
Invece di ringraziare in ginocchio l’assessore che l’ha miracolato trasformandolo dalla sera alla mattina nel direttore di un importante spazio museale facendolo passare avanti a decine di persone che avrebbero meritato quel ruolo molto più di lui, il Che Finis che ti fa? Si toglie tre tonnellate e mezzo di sassolini dalle scarpe dipingendo Bergamo e tutta l’amministrazione come una mandria di liberticidi ossessionati dal controllo del popolo, spaventati dalla creatività in tumulto che solo lui è stato capace di catalizzare, intimoriti dalla gente libera e vogliosi di addomesticare i creatori. Il Macro, secondo De Finis, cambiat tutto perché funzionava troppo bene! Una sfrontatezza e una irriconoscenza estremamente triste, che qualifica il personaggio semmai ve ne fosse ulteriore bisogno (vi ricordate quando si impegnò a censurare una innocua intervista che gli avevamo fatto?). Caro De Finis, nessuna bestia creativa “da addomesticare” ha mai frequentato il Macro in questi mesi bui purtroppo, solo una buffa fauna di cagnolini scodinzolanti che ancora oggi sbavano adulanti sulla tua pagina Facebook, come solo i falliti dell’arte sanno fare nei confronti del potente di turno. Ecco perché dovresti ringraziare del ruolo ricevuto, dell’opportunità ricevuta, della visibilità ricevuta, della possibilità di trasformare il bookshop del museo in una showroom dei tuoi e solo dei tuoi libri, dei non del tutto meritati 45mila euro l’anno di stipendio. Ringraziare, non accusare a destra e a manca.
Cesare Pietroiusti espone in quanto artista nella stessa istituzione di cui è presidente. Tutto molto grillino...
Cesare Pietroiusti espone in quanto artista nella stessa istituzione di cui è presidente. Tutto molto grillino…

UNA LEZIONE PER BERGAMO?

Chissà se tutto questo caos, tutto questo spreco, tutta questa figuraccia e tutta questa ingratitudine – lo diciamo per chiudere con una nota di speranza – non sarà servita a convincere Luca Bergamo che anche lui, che perfino lui, può sbagliare. Se così fosse, almeno la vicenda avrebbe un risvolto positivo in altri ambiti, suggerendo all’assessore di tornare sui suoi passi pure altrove. Visto che fesserie in sequenza sono state inanellate non soltanto sulla questione del Macro purtroppo…

– Massimiliano Tonelli

Dati correlati
Spazio espositivoMACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA
IndirizzoVia Nizza, 138 - Roma - Lazio
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.