A margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo corso del Macro a Roma abbiamo effettuato una lunga intervista con il neo-direttore Giorgio De Finis. Dopo averci lavorato ore per prepararla e sbobinarla, De Finis ci ha intimato di non pubblicarla. Il motivo è inquietante ancor prima che ridicolo…

Sulle evoluzioni del Macro, il Museo d’arte contemporanea di Roma, e sulla nomina di Giorgio De Finis (l’inventore del progetto Maam di cui avevamo diffusissimamente parlato in tempi non sospetti sia qui che qui) ci eravamo soffermati più volte con tanti articoli e riflessioni critiche soprattutto sulle modalità con cui si era arrivati al nome dell’antropologo-curatore scelto dal Sindaco in virtù più di una antica conoscenza nata negli anni di liceo al Mamiani che di un inattaccabile curriculum. Quello che ci rammaricava era pensare ai tanti curatori della generazione dei 30 e dei 40 anni (preparati e con un cv di caratura europea) che ancora una volta si vedevano passare davanti qualcuno per questioni lontane dal merito e vicine alla politica e ai giochi di potere. Per questo motivo eravamo stati piuttosto duri verso quanto stava accadendo.

L’INTERVISTA A DE FINIS

Qualche giorno fa poi le nostre anticipazioni sul Macro sono state ufficializzate e il progetto di De Finis (partirà da ottobre) è stato presentato. Era giunto allora il momento di tralasciare per un attimo la forma e di parlare della sostanza, del progetto, delle prospettive del nuovo direttore. Pur non condividendone la nomina, nella massima buona fede abbiamo inviato una nostra collaboratrice ad intervistarlo nell’ambito della conferenza stampa di presentazione. Giorgio De Finis ha accettato di buon grado e ha rilasciato una lunga e interessante intervista. La nostra redattrice l’ha raccolta, ha passato la nottata a sbobinarla ed era pronta a consegnarcela. Nell’intervista si parlava finalmente del progetto del MACRO_asilo, si approfondiva la visione e l’interessante cambiamento sperimentale che il museo capitolino subirà a partire da ottobre, dei rapporti tra Macro e città e tra Macro e altre istituzioni culturali di Roma. Un contenuto di grande valore per i lettori anche in funzione della fumosa conferenza stampa con cui il tutto era stato annunciato. Un testo utilissimo per chiarire e sgomberare il campo da fraintendimenti e per creare aspettative in chiave positiva in attesa del prossimo autunno. Proprio sulla fumosa conferenza stampa, appunto, avevamo scritto tempestivamente un articolo di commento a firma di Lucia Bosso uscito la sera stessa della conferenza. Un articolo come molti articoli di Artribune: schietto, critico, diretto, seppur serio e approfondito. Un articolo che raccontava le tante storture di una presentazione fuori luogo con materiale inadeguato, risposte vaghe e le soliti inutili vessazioni oggi tanto di moda alla stampa che osava fare domande. A Giorgio De Finis però questo articolo non deve essere proprio piaciuto…

L’AUTOCENSURA DELL’INTERVISTA

Già in altre occasioni il futuro direttore del Macro aveva avuto reazioni piuttosto censurabili riferite al nostro esercizio della libertà di stampa. In occasione dei precedenti articoli critici sul suo futuro ruolo apparsi su Artribune, invece di prenderli come stimolo per correggere il tiro non aveva mancato di pubblicarli sulla sua bacheca Facebook irridendoli e gettandoli in pasto ai suoi follower: inutile raccontare la sfilza commenti irripetibili (ma facilmente raggiungibili, tutto è ancora pubblicato sul profilo pubblico di De Finis). Ma questa volta la reazione è stata assai più grave: De Finis ha contattato la nostra redattrice vietandole di consegnarci l’intervista. “De Finis ha letto l’articolo su Artribune e l’ha definito poco affettuoso nei suoi confronti e allora mi ha chiesto di non pubblicare più l’intervista benché io ci abbia lavorato tutta la notte. Mi ha proprio mandato una richiesta scritta” ci ha fatto sapere la giornalista la mattina del 22 dicembre. A nulla sono valse le nostre insistenze, evidentemente De Finis deve essere stato molto convincente e il materiale non ci è stato consegnato. “De Finis riteneva che Artribune chiedendogli l’intervista si fosse ammorbidita nei suoi confronti, ma quando ha letto l’articolo ha pensato di essere avversato a priori e ha deciso di revocare l’autorizzazione alla pubblicazione” ha aggiunto la redattrice nero su bianco.

UN GIORNALE DEVE ESSERE AFFETTUOSO?

Ora, fermo restando che noi a priori non avversiamo nessuno (ma neppure a posteriori, nel senso che non facciamo crociate, facciamo ragionamenti sebbene questi possano dar fastidio più di una crociata), ma la cosa che emerge è un’altra ed è più grave. La cosa che emerge è che il direttore di una istituzione pubblica, che si appresta a gestire la cifra monstre di 800mila euro di denari dei cittadini in un anno e mezzo (più il suo stipendio), che dovrà selezionare chi e cosa esporre, che dovrà scegliersi collaboratori e referenti, che dovrà decidere dove acquistare spazi pubblicitari dichiara di voler interloquire solo con le testate “morbide” e solo con chi della stampa si dimostra con lui “affettuoso”. Di più: arriva al punto di censurare perfino se stesso quando si tratta di apparire su una testata che ha avuto solo la colpa di fare il proprio dovere ovvero esercitare il costituzionale diritto di critica e di cronaca. Delle due l’una: o nello scrivere in passato su De Finis siamo stati esagerati e diffamatori, e allora De Finis doveva querelare, oppure siamo stati semplicemente critici e allora De Finis non aveva alcun diritto di trattarci da appestati e soprattuto non aveva il diritto di privare i nostri lettori di un contenuto di sicuro interesse e di privare l’istituzione Macro di una ottima e gratuita occasione di visibilità. Questo dovrebbe essere dunque il curatore che darà “asilo” a tutto il meglio della creatività cittadina? Forse Giorgio De Finis ha confuso i termini e invece di offrire asilo, ha optato per comportarsi come all’asilo (“asilo nido” ha detto in una delle tante gaffes la presidente della Commissione Cultura del Campidoglio nella ormai famigerata non-conferenza stampa), tra ripicchette e infantilismi inaccettabili specie in bocca ad un rappresentante delle istituzioni. Dopo aver insistito tutta la giornata di ieri ci siamo rivolti anche in assessorato: “avete autorizzato voi il vostro nuovo direttore a interloquire solo con le testate amiche e solo con chi non osa criticare?”. Messaggio visualizzato, doppia spunta blu, nessuna replica.

NON SOLO DE FINIS: A ROMA I GIORNALISTI SOTTO SCACCO

Occorre dire, a parziale discolpa di De Finis, che lui non è certo l’unico a comportarsi in questa maniera. Da qualche anno si è materializzata in Italia un’inquietante forza politica (perfino più inquietante di quelle già su piazza, e non era semplice) che vanta un rapporto del tutto particolare con la stampa e con i giornalisti: insulti, delegittimazione a prescindere, dossieraggi, fake news, macchina del fango. I professionisti si sono trasformati (talvolta meritando l’epiteto ma molto spesso no) da giornalisti a giornalai e la caccia all’uomo ha portato, sul blog del capo di quel partito, alla nascita di autentiche rubriche in cui, un giorno via l’altro, si mette alla gogna il giornalista di turno scatenandogli addosso l’odio di troll e commentatori con la bava alla bocca. Per puro caso lo stesso partito oggi amministra la Capitale e quell’atmosfera si è fatta panorama stabile e condiviso a Roma. Un clima di terrore che, negli ultimi mesi, ha cambiato i connotati all’informazione locale della città: se critichi non hai più contenuti da pubblicare (esattamente come è capitato a noi), se fai ragionamenti non ti arrivano le notizie, se ti metti di trasverso e provi a raccontare le storture di una amministrazione mediocre rimani a secco di scoop e anticipazioni che verranno date alla tua concorrenza. E se non ti adegui ti si scatena addosso un congegnatissimo sistema di propaganda fatto di siti, pagine Facebook e profili fasulli volto a squalificarti, a mettere in discussione la tua onorabilità e serietà. Tantissimi giornalisti si sono messi in riga manco fossimo in Corea del Nord o in Russia. Lo stesso hanno fatto caporedattori e perfino qualche direttore di giornale.

FATECI PUBBLICARE L’INTERVISTA!

Erano più di novant’anni (legge 2307 del 31 dicembre 1925) che il rapporto tra arroganza e senso di onnipotenza del potere e libera stampa non scendeva negli abissi che si stanno sperimentando a Roma da un anno e mezzo a questa parte. Noi ci auguriamo che questi rigurgiti possano di colpo terminare e facciamo appello al direttore del Macro – ma anche all’assessore alla cultura Luca Bergamo e al sindaco Virginia Raggi – affinché smetta di tenere in ostaggio l’intervista e consenta ai nostri lettori di poterla leggere permettendoci di fare con serietà e impegno il nostro lavoro: lo svolgiamo senza fare sconti a nessuno da anni e abbiamo zero intenzione di diventare  “morbidi” o “affettuosi” oggi.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

8 COMMENTS

  1. Di solito, non si fa mai leggere l’intervista all’intervistato. Se proprio vuole leggere qualcosa, gli si mandano le risposte senza le domande come ritorsione e si pubblica, tenendo, quando possibile, le registrazioni da parte.

  2. Direttore Tonelli complimenti per Artribune notevolmente migliorato e attento a tutto, perciò al De Finis che ha la fine di sé stesso già nel nome lei può replicare in modo costruttivo-creativo, tipo : il Macro ? e gli altri sanno qualcosa di : THE OPERA COLLECTION 1983/1985
    di Stefano Armellin
    L’ultima evocazione dell’intero genere umano
    Opere 24 x 33 cm su carta in ordine di progressione siamo a 450 di 900 on line
    Qui :
    http://armellin.blogspot.com
    si dimostra in prima mondiale on line
    che Stefano Armellin
    già nel XX secolo
    aveva riportato l’arte contemporanea italiana in cima al mondo
    ma nessuno ci aveva fatto caso !
    La Collection é collegabile (con lo stesso livello espressivo )
    a tutto il seguito
    della produzione di Stefano Armellin
    Gentile visitatore, auspicando un vostro interesse per questo risultato italiano unico al mondo in vista di un 2018 capace di riportare l’Italia alla guida del Patrimonio Culturale Europeo, auguro a Lei, e alla Sua famiglia sinceri auguri di Buon Natale !

  3. Un intervistato autorizza l’intervista nel momento stesso in cui accetta liberamente di rilasciarla. Non esiste alcun diritto di rivedere il testo prima della pubblicazione né di bloccare un’intervista già rilasciata. Oltretutto, mi par di capire, registrata. L’intervistato può semmai chiedere rettifiche se pensa che il suo pensieto sia stato travisato o ricorrere a un giudice se pensa di essere stato diffamato. Io pubblicherei l’intervista.

    • E’ spiegato nell’articolo. L’intervista non è in possesso del giornale (altrimenti certo che sarebbe stata pubblicata!): la redattrice è stata convinta a ritirarla. E il tema non erano eventuali rettifiche o diffamazioni, il pezzo andava benissimo; il tema era un altro articolo uscito nel frattempo su questo giornale, dopo la conferenza stampa al Macro, che a De Finis non è piaciuto. Quindi ha scelto di tagliare i ponti, in favore di testate più “affettuose”. E’ tutto raccontato nel dettaglio.

      • Allora è inutile farne un caso, se è stata una scelta giornalistica cedere a un divieto.

  4. Se l’intervistatrice concorda con De Finis che il precedente articolo era diffamatorio, e dunque ha rifiutato di pubblicare sulla vostra rivista, allora De Finis c’entra poco e dovete discutere il problema con lei, senza spostare la palla. Peccato che il tavolo della discussione abbia tutte le gambe rotte perché questi non dovrebbero essere soggetti di conversazione, essendo ancora libera la parola. Un tempo gli artisti si vestivano di critiche negative. Adesso hanno meno creativitá e piú marketing, evidentemente.

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