La top 5 del mercato dell’arte nel 2020

Il 2020 ha lasciato un segno indelebile anche nel mercato dell’arte, che, nonostante i colpi inferti dalla pandemia, ha messo in campo risorse insperate. A partire dal digitale e da nuove forme di collaborazione.

I temi e i momenti più significativi per il mercato dell’arte nel 2020, tra indicatori di tendenze e aspirazioni globali che saranno in grado di determinare la fisionomia del mondo dell’arte anche nel prossimo futuro.
Se la pandemia ha stravolto il sistema e ne ha alterato equilibri e strutture, quest’anno potrà essere ricordato anche per le capacità di reazione e gli slanci innovativi che il settore ha saputo mettere in campo, online e offline, così come per l’impatto di riflessioni e azioni plurali, collettive e condivise.

Cristina Masturzo

1. LA VERSIONE DIGITALE DELL’ARTE

How They Met Themselves. Folie à deux, a cura di Piotr Uklanski. Exhibition view at Massimo De Carlo VSpace, 2020

Un intero comparto produttivo, il mercato dell’arte, ha scoperto la propria vulnerabilità di fronte all’imprevisto esplodere di una pandemia globale, e si è trovato costretto a fare a meno dei grandi eventi e della socialità che sono stati sempre le sue leve primarie. Nell’obbligata reinvenzione delle proprie modalità operative è venuta in soccorso la tecnologia: con un’accelerata senza precedenti, infatti, i diversi operatori hanno fatto fronte ai lockdown a colpi di online viewing room, dirette streaming, piattaforme di vendita online e spazi virtuali. E così, mentre un effetto domino trascinava giù fiere e progetti espositivi, la digitalizzazione è subentrata come appendice integrante del business model dell’arte, con esiti più o meno efficienti e riusciti a seconda dei casi (e della possibilità di investimenti, anche), e non senza qualche accenno di saturazione da contenuti esclusivamente online. Un effetto collaterale positivo da non sottovalutare? L’accesso per un pubblico molto più ampio a informazioni chiare e trasparenti sui prezzi delle opere d’arte, spesso – non sempre – comunicati nero su bianco.

2. ASTE IBRIDE E CROSS-CATEGORY

Il T-Rex Stan al New Mexico Museum of Natural History

Il vincitore del digital turn nell’art world globale è apparso essere sin da subito il mercato secondario delle grandi case d’asta, con Sotheby’s e Christie’s in testa. Se nemmeno per queste giganti le perdite di fatturato sono state evitabili, gli operatori degli incanti avevano già preso confidenza con il marketplace online e hanno potuto riconvertire con rapidità ed efficacia le sessioni di vendita su piattaforme dedicate e/o già sperimentate. Parole chiave per il comparto: aste ibride e cross-category. Un mix strategico di streaming live online e presenza fisica, con eventi spesso a staffetta in maratone lunghissime tra le diverse metropoli del globo, che segna un vero momento spartiacque nella storia del settore, unito a cataloghi molto più variegati in quanto a categorie e tipologie di opere, in grado di incrociare più interessi e comportamenti d’acquisto, e che hanno affiancato le opere dell’Impressionismo ai più giovani market darling del contemporaneo o allo scheletro di T-Rex soprannominato Stan.

3. GALLERIE IN RETE

Jonathas De Andrade, O espírito das águas The water spirits 7, 2017. Courtesy dell’artista e Continua, San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L’Avana, Roma

Più complessa è apparsa, e appare tuttora, la contingenza del mercato primario, con il blocco forzoso delle attività e la cancellazione delle fiere internazionali a inghiottire una buona fetta del turnover delle gallerie d’arte. Perdite significative nei fatturati e chiusura al pubblico hanno accentuato le difficoltà di un comparto sempre in allerta per individuare equilibri sostenibili tra investimenti e ritorni, che però ha mostrato di saper resistere anche in questo frangente. E che, più che in passato, ha scoperto di poter fare affidamento su una matrice di comunità e ha fatto ricorso a nuove forme di collaborazione e networking. I progetti virtuali condivisi tra gallerie, ma anche con i soggetti fieristici, sono stati lo strumento per restare in piedi controvento. Se è da mettere in conto che non tutti riusciranno nell’impresa – e non lo si dice a cuor leggero – e resta la validità dello sforzo collaborativo tra grandi e piccole gallerie, sarebbe necessario davvero far fronte compatto e provare a concentrare energia economica e gesto collezionistico sui propri contesti di prossimità, a sostegno di sistemi e operatori locali a rischio chiusura.

4. LAVORATRICI E LAVORATORI DELL’ARTE, UNITEVI!

La prima parte del Manifesto di Art Workers Italia

Progetti e contratti cancellati, mostre e spazi chiusi, licenziamenti dove non impediti per legge. Se a questo scenario post-Covid aggiungiamo la precedente “normalità” delle professioni dell’arte, ad alto grado di emergenza e precarietà, ecco che arriva come conseguenza naturale, oltre che necessaria, l’ondata di rivendicazioni collettive da parte dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura e delle arti visive. Un ecosistema fondamentale, quello delle professioni dell’arte, che si è unito in reti di artiste, curatori, assistenti di galleria, freelancer e dipendenti dei musei in tutto il mondo, per condividere esperienze e rifondare costruzioni e prospettive per il futuro. Ultima nata in ordine di tempo in Italia, ma già con forte impatto e seguito, è AWI – Art Workers Italia. L’associazione, costituita da lavoratrici e lavoratori dell’arte contemporanea, agisce per rendere il settore “più equo, inclusivo, sostenibile e trasparente; […] per il riconoscimento del lavoro e la sua regolamentazione”. Per farlo, ora e in futuro, servirà l’aiuto di tutt*.

5. BLACK LIVES MATTER IN VETTA AI 100 PIÙ POTENTI DELL’ARTE

Brooklyn, 7 giugno 2020. Black Lives Matter. Photo © Francesca Magnani

Sempre in tema di soggettività plurali e soggetti collettivi, di attivismo e impegno nel mondo dell’arte, a dicembre 2020 il movimento Black Lives Matter ha scalzato i soliti noti dell’establishment nella 19esima edizione della POWER 100 di ArtReview, e ha posto il sigillo a un anno che ha dedicato molta attenzione, almeno sulla carta, alla diversità. Nella “collisione pandemica” (Beth Ponte) che al Covid-19 ha visto aggiungersi il risveglio del più violento razzismo, BLM è il primo movimento a guidare l’annuale e attesa classifica del magazine londinese delle personalità più influenti dell’arte. E diventa il simbolo di “una resa dei conti globale sulla giustizia razziale e di un cambio di paradigma nella cultura contemporanea”, oltre a essere riconosciuto come acceleratore di cambiamenti strutturali nel sistema dell’arte per la de-colonizzazione delle sue istituzioni culturali e commerciali.

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Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è nata a Salerno e vive a Milano. Ha studiato Economia dei beni culturali all'Università di Napoli e Storia dell'arte e della critica d'arte all'Università di Salerno, trascorrendo un periodo di ricerca all'Archivio Luciano Caruso a Firenze. Dopo anni di esperienza professionale in una galleria d'arte contemporanea, ha conseguito il diploma di master in Contemporary Art Markets alla NABA di Milano e trascorso un periodo di internship in Sotheby's Italia. Attualmente collabora con il dipartimento di Arti Visive di NABA e con FM Centro per l’Arte Contemporanea. Particolarmente interessata alle dinamiche del mercato dell'arte contemporanea, segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell'arte e progetti editoriali indipendenti.