Uno studio per rendere le collezioni private accessibili a tutti. Si parte da Milano

Il progetto che verrà presentato da Open Care il 28 febbraio, parte da Fare, Tools for Culture e Università Bicocca con l’obiettivo di rendere fruibili le collezioni private. E analizza limiti fiscali e giuridici, verso un sistema più agile.

Milano
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Il presupposto da cui partono i promotori è che l’arte e la cultura in Italia affrontano quotidianamente un ecosistema “ostile”, fatto di vincoli burocratici, paure ideologiche, resistenza a creare network e sinergie, tanto che chi acquista le opere d’arte, chi dispone di collezioni,   deve “arroccarsi” in torri d’avorio, sulle quali difendersi o isolarsi. Questo scenario così preoccupato e preoccupante è il punto di partenza di una ricerca realizzata da Fare, Tools for Culture e dall’Università Bicocca di Milano e che sarà presentata il 28 febbraio alle ore 18 da Open Care – Servizi per l’Arte e che si pone l’obiettivo di mappare l’esistente sulla città di Milano, oggetto della riflessione, identificando buone pratiche e necessità, per rendere più facilmente accessibile la fruizione pubblica delle opere d’arte. La relazione tra collezioni rigorosamente private e territorio viene così indagata dal progetto di ricerca Arte Invisibile, per una nuova mappa di Milano.
Il progetto parte dalla Lombardia, ma è sicuramente scalabile, riproducibile anche nel resto in Italia con variazioni strategiche a seconda delle comunità e dei territori di riferimento, rendendo ovviamente più agili e snelli i processi e le opportunità per i collezionisti di dare vita a situazioni virtuose, magari anche in collaborazione con il settore pubblico.

I TEMI DELLO STUDIO

“A mio avviso”, spiega ad Artribune Barbara Oteri di Fare, società di consulenza che opera nel settore con l’obiettivo di favorire il networking e la costruzione di strategie di collaborazione in ambito culturale, “il progetto mette a fuoco alcuni aspetti che, in questo preciso momento storico, meritano riflessioni più approfondite sul ventaglio di implicazioni complesse che riguardano l’estrazione di valore dal rapporto tra arte e territorio e tra pubblico e privato”.
Ma quali sono i temi che vengono affrontati all’interno dello studio? Ce lo spiega Michele Trimarchi, per Tools for Culture, organizzazione non profit attiva nel campo del management. “Abbiamo messo a fuoco due questioni simmetriche: da una parte la proporzione di opere d’arte non accessibili perché depositate o negate alla fruizione; dall’altra l’assenza di identità di alcune aree urbane in cui l’arte è del tutto assente. Il progetto intende costruire una più equilibrata mappa dell’arte nell’area metropolitana di Milano, in modo che opere, azioni e scambi possano estendere il proprio spettro – e pertanto intensificare il proprio impatto – presso comunità urbane che chiedono una piena cittadinanza culturale nel proprio quartiere”. Questo percorso, che sarà presentato insieme a professionisti quali Antonella Crippa, anche firma di “mercato” di Artribune, Giorgio Fasol, collezionista, Andrea Rebaglio di Fondazione Cariplo, vuole aprire nuove prospettive di indagine sulla ricaduta positiva che presentazione al pubblico di collezioni private può avere sulle comunità e sui territori a livello di socializzazione e scambio.

LE NORMATIVE PER UN MECENATISMO PRIVATO

Un progetto che ha sicuramente delle implicazioni virtuose, ma che rischia di scontrarsi con la realtà soprattutto fiscale del nostro paese. Come spiega Alessandra Donati dell’Università Bicocca di Milano, terzo partner di progetto: “rispetto ad altri paesi europei, il sistema italiano del diritto fiscale dell’arte si presenta come occasionale, non strutturato e frutto di scelte sovente determinate da interessi contingenti, piuttosto che da un disegno di sistema coerente. Eppure, il nostro ordinamento presenta una normativa fiscale di grande vantaggio per il collezionista dal punto di vista del diritto delle successioni, delle donazioni, della disciplina del trust, per l’assenza sia di una tassazione sul patrimonio artistico posseduto sia di una specifica disposizione in materia di capital gain nell’ambito del mercato dell’arte; questi vantaggi, tuttavia, sono volti a supportare investimenti destinati a essere fruiti esclusivamente a livello privato, mancando, invece, un sistema strutturale di incentivi al mecenatismo di pubblica utilità, soprattutto per quanto concerne il sostengo al contemporaneo. Appare urgente definire un nuovo sistema per rilanciare il mecenatismo privato”.  

-Santa Nastro

Arte invisibile. Collezioni e Territorio, per una nuova mappatura di Milano
Martedì 28 Febbraio 2017, ore 18:00
Open Care-Servizi per l’Arte – Sala Carroponte
Via G.B. Piranesi, 10 – Milano

www.opencare.it

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.