Ecco com’è Flashback di Torino: la fiera dove l’arte sfida la linearità del tempo
Tra capolavori storici, ricerca contemporanea e accessibilità, la quattordicesima edizione dal titolo “IN TIME” trasforma la fiera torinese in un'esperienza sensoriale senza confini temporali
Camminare per i corridoi di Flashback, nell’ex brefotrofio di Borgo Crimea, durante l’opening della sua quattordicesima edizione (prosegue fino al primo novembre) significa fare i conti con un’idea di tempo che non ha nulla di lineare. E il titolo di quest’anno, IN TIME — preso in prestito dal cinema distopico di Andrew Niccol —, ribadisce ancora una volta la vocazione più autentica della fiera torinese guidata da Ginevra Pucci e Stefania Poddighe: far dialogare opere del passato con il presente.
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Flashback 2026: i dialoghi tra le gallerie
Guardando alla selezione delle 35 gallerie, soprattutto italiane (6 sono straniere), emerge come il collezionismo oggi stia cercando di affrancarsi da certi schemi. Si avverte una tendenza all’atemporalità, dove il valore di un’opera si misura sulla sua capacità di parlare all’oggi piuttosto che sulla sua data di nascita. È il caso del dialogo a distanza che si crea tra il disegno di Gustav Klimt (Nu assis de face, 1914–15) portato da Aleandri Arte Moderna e l’iconicità senza tempo della Vénus bleue di Yves Klein nella stanza dell’edificio occupata dalla Galleria dello Scudo. E poi le sperimentazioni tra materia e politica del secondo Novecento di Tano Festa e Franco Angeli alla Galleria Lombardi, che si avvicinano alla ricerca proposta da una realtà storica come la Galleria d’Arte Niccoli che propone un dialogo formale tra le sezioni craniche di Salvatore Astore e i Cretti di Alberto Burri stilizzati.
I grandi maestri del Novecento negli spazi dell’ex brefotrofio
In questo contesto, spiccano presenze consolidate come quelle di Umberto Benappi e Gian Enzo Sperone che propongono rispettivamente lavori dell’avanguardia italiana del secondo Novecento (un ritratto di Fabio Mauri, un’opera specchiante di Michelangelo Pistoletto, un tappeto-natura di Piero Gilardi e un collage di Carol Rama) e un allestimento di opere monumentali di Luigi Ontani e una testa iperrealista del celebre scultore canadese Evan Penny. Il tutto nello spazio più luminoso dell’ex brefotrofio che ospita la fiera.

Un’esperienza multisensoriale e internazionale
Un’altra linea di forza della fiera è la dimensione corporea e sensoriale del tempo. La teatralità espressionista e quasi fisica di Sandro Chia da Richard Saltoun fa da contraltare alle distorsioni prospettiche e mentali di Georges Rousse da Photo&Contemporary. È un’esperienza che si allarga al respiro internazionale con Yvonne Hohner Contemporary (galleria con sede a pochi chilometri da Stoccarda) e trova una deviazione originale nelle incursioni olfattive (con packaging d’artista) della maison napoletana di profumeria artistica Mendittorosa, a confermare che l’opera d’arte non sia più soltanto un oggetto da parete, ma un’esperienza da vivere con tutti i sensi.

“Collezioni.amo”: l’arte trasparente e democraticamente accessibile
Ciò che rende Flashback un esperimento riuscito, tuttavia, è il suo rifiuto dell’elitarismo. Lo si nota nello spazio collezioni.amo: un’operazione di de-gerarchizzazione del mercato dove neofiti e giovani curiosi possono sfogliare volumi d’arte e avvicinarsi all’acquisto di opere concesse dagli espositori, tutte rigorosamente con stime under 5mila euro. Un segnale concreto di come la responsabilità culturale del mercato passi anche dalla trasparenza e dall’accessibilità.
Claudia Giraud
Flashback Art Fair // fino al primo novembre 2026
Flashback Habitat
Corso Giovanni Lanza 75, Torino
https://www.flashback.to.it/
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