Affordable Art Fair Milano: le tre migliori gallerie di questa edizione 2020

L’edizione 2020 lo conferma: la “formula Affordable” funziona e attrae sempre un maggiore pubblico. Noi, nella nostra camminata, ci siamo fatti attrarre da alcuni artisti giapponesi, da una creative factory di Torino e dalle figure ancestrali di una galleria proveniente da una cittadina spagnola

Affordable Art Fair Milano torna in splendida forma festeggiando il decimo anniversario: sale gremite e una lunga coda fuori dall’ingresso hanno caratterizzato la serata di inaugurazione fin dalla prima ora. La formula dell’arte appetibile e low cost – con un tetto massimo di 7500 euro – pare funzionare alla grande: anche quest’anno era presente la postazione di “wrapping”, in cui imballare le opere appena acquistate, con tanti visitatori che uscivano dal complesso di SuperStudio Più con un quadro sottobraccio e l’aria soddisfatta. Tra gli stand italiani e internazionali, come di consueto un tripudio di glitter, vernici smaltate, colori fluo, citazionismo di Banksy a pioggia e tante figure iconiche (quest’anno la Gioconda, Topolino e il Joker tra i più quotati). Noi abbiamo scandagliato l’intera fiera e messo sul podio una galleria giapponese, una spagnola e una nostrana. Ecco qui le nostre proposte. 

– Giulia Ronchi 

https://affordableartfair.com/ 

1. SYSTEMA GALLERY – OSAKA, GIAPPONE

SYSTEMA GALLERY – OSAKA, GIAPPONE. Affordable Art Fair 2020 Milano

La prima galleria ad averci conquistato è stata la Systema Gallery, direttamente dal Giappone. Subito salta all’occhio, nella parete esterna dello stand, la grande installazione di Eri Hirachi, al limite tra arte e design hi-tech: numerose sfere decorate con immagini fotografiche come piccoli mondi sono incollate sopra diversi dispositivi elettronici, in cui è possibile collegare il cellulare e trasmettere musica da un altoparlante posto al centro. L’interno del booth, invece, rivela un volto del Giappone in bilico tra tradizione e contemporaneità, con le illustrazioni e le fotografie still life di Yuki Harada; le incisioni su legno di Hakuseki Iwai e i ricalchi neri di parti di tronco, ad evocare il mistero della foresta e della natura, di Isako Ohkochi.

2. EGGERS 2.0 – TORINO

EGGERS 2.0 – TORINO, Affordable Art Fair 2020 Milano

In un piccolo spazio in fondo alla fiera, scoviamo uno stand dall’aspetto sobrio e pulito (a differenza di tanti altri presenti, allestiti con uno spiccato gusto di “horror vacui”). Non si tratta proprio di una galleria, bensì di un progetto condiviso da due artisti che portano ad Affordable Art Fair le proprie visioni, diverse ma convergenti: Eggers 2.0. è la Factory creativa con sede a Torino, di proprietà di Elisa Baldissera e Luigi Leto – in arte Letaz – compagni nel lavoro e nella vita. La prima è un’amante del mare, e inserisce nella sua opera cenni autobiografici legati alla pesca e alla tonnara (ricorrente l’elemento della scatoletta di tonno, che viene usata come una sorta di portale, attraverso la quale guardare la luna o ascoltare il rumore del mare); Letaz, invece, si richiama al fattore terreno e alla foresta: i suoi piccoli calchi in gesso sono attraversati da rami veri. Curiosa anche l’opera Re Mida: un dito – ancora in gesso – solca la superficie bianca e la trasforma in oro.

3. LA GALERIA DE GUADALAJARA – GUADALAJARA, SPAGNA

LA GALERIA DE GUADALAJARA – GUADALAJARA, SPAGNA. Affordable Art Fair 2020, Milano

Anche questo stand si è guadagnato il nostro plauso per essere un po’ più “spazioso” rispetto al trend generale. Tra i lavori esposti, molto interessanti i lavori di Javier Orozco, proveniente dalla cittadina spagnola di Guadalajara, che crea delle visioni futuristiche. Come? Partendo da materiali di recupero, come pezzi meccanici ed elettronici di macchinari ed elettrodomestici, che si trasformano in centrali nucleari o altri elementi di un paesaggio industriale visto dall’alto nelle sue tavole. Molto importante è l’elemento della pittura, che agisce come legante tra queste parti e il fondo astratto. “Quando lavoro nel mio studio, metto la tavola in orizzontale e mi muovo attorno per analizzare l’opera da tutti i punti di vista”, ci racconta l’artista durante l’incontro in fiera. “Molto importante è anche l’elemento della luce che, quando proviene da una sola fonte, crea delle ombre sugli elementi del mio paesaggio, come se fosse reale”. Tanto avveniristici si presentano i lavori di Orozco, quanto ancestrali le altre opere degli altri artisti spagnoli, come le figurine in bronzo di Sonia Cardunets o i guerrieri in ferro battuto di Miguel Almendro.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.