ARCOmadrid 2018: Il meglio e il peggio della artweek spagnola secondo Artribune

Ecco cosa ci ha convinto e cosa no della settimana dell’arte di Madrid. 4 cose da buttare dalla torre e 4 cose da premiare secondo la redazione di Artribune

1. TOP – #FUTURO

Futuro, la sezione a cura di Chus Martinez

La vera novità di ARCOmadrid 2018 è stata la sezione #Futuro, una proposta espositiva ibrida, a metà strada tra la mostra e la galleria d’arte, a cura di Chus Martínez, Elise Lammer e Rosa Lleó. Su una piattaforma verde prato hanno dialogato opere di artisti di generazioni, provenienze geografiche e linguaggi diversissimi fra loro. Dai meravigliosi quanto sconosciuti bozzetti di moda di Salvador Dalí alla poetica installazione in ferro battuto e banchi di scuola del giovane artista kossovaro Petrit Halilaj, premio Mertz 2017; dalla serie di frottage informali del croato Goran Trbuljak agli ironici interrogativi concettuali dello slovacco Julius Koller (1939-2007); dagli olii di ispirazione digitale dell’argentina Ad Minoliti alle architetture indossabili di Alvaro urbano; e ancora, i disegni commestibili di Eduardo Navarro e le multicolori installazioni di matrice fortemente latinoamericana del collettivo brasiliano Opavivará e della cilena Patricia Dominguez. Due le gallerie italiane selezionate dal team curatoriale. Laveronica (Modica), ha esposto Product Recall: an Index of Innovation, lavoro della pachistana Maryam Jafri (1972) che tratta il tema della caducità dei prodotti del consumismo ritirati dal mercato. Il napoletano Umberto Di Marino ha presentato invece il YWY The android, video del portoghese Pedro Neves Marques (1984), che riflette sulla capacità di adattamento dell’essere umano ai mutamenti della natura che l’uomo stesso provoca.

2. TOP – OPENING

Arcomadrid, foto di repertorio

Particolarmente curate quest’anno tutte le sezioni commissariate in fiera. Interessati soprattutto le 19 gallerie partecipanti ad Opening, con meno di sette anni di anzianità, selezionate da Stefanie Hessler con Ilaria Gianni. Vi abbiamo incontrato realtà artistiche emergenti e linguaggi estetici d’avanguardia, spesso comunicanti fra loro, talvolta discordanti ma profondamente connessi con la realtà sociale che ci circonda. Interessanti le proposte di tre artisti italiani: la poesia insita nelle tele immerse nel mare e la terracotta che porta impressi i segni del paesaggio naturale di Renato Leotta (da Madragoa, Lisbona); le immagini di vecchi libri d’arte che rivivono decontestualizzate in piccole installazioni dense di cultura universale di David Casini (da Car DRDE, Bologna); il video e le foto in bianco e nero tratte dal coraggioso progetto intorno ai Dummy Tank di Rä di Martino (Copperfield, Londra).

3. TOP – JUSTMAD

White Noise unica galleria italiana a JustMad

La nona edizione della fiera dell’arte emergente ha cambiato curatori (i giovani Daniel Silvo e Semiramís González) e migliorato in generale la qualità delle proposte artistiche, grazie anche alla supervisione di una commissione di galleristi e collezionisti internazionali. Peccato che il nuovo spazio espositivo, JUSTSPACE, adattato in seguito al cambio di location all’ultimo minuto, abbia forse penalizzato un po’ alcune gallerie (soprattutto quelle del piano superiore) e non abbia permesso l’esposizione delle opere di maggiore formato. Un po’ di confusione nella suddivisione degli stand e la mancanza di uno spazio adeguato per il relax o per uno spuntino, hanno penalizzato solo in parte un’edizione affollatissima di pubblico, che ha convinto un po’ tutti, dai galleristi ai critici, per il rinnovamento delle proposte. Unica presenza italiana, la galleria romana WhiteNoise pronta ad un cambio di spazio a Roma con lo spostamento da San Lorenzo al centro.

4. TOP – DRAWING ROOM

Drawing Room Madrid

Alla terza edizione, la fiera del disegno contemporaneo è stata beneficiata dal trasferimento nel salone da ballo del Circulo de Bellas Artes, la mecca della cultura a Madrid. A un allestimento spazioso ed elegante si è aggiunta la qualità delle opere esposte da una trentina di gallerie, spagnole e internazionali. Interessanti le scelte delle quattro gallerie italiane partecipanti. Ci sono piaciute le delicate piume disegnate in chiaroscuro da Daniela Alfarano (D406 Fedeli alla linea, Modema); le guache stile Art nouveau reinterpretate con ironia dal collettivo Devo Broken Fingaz (Martina’s Gallery, Giussano); le poetiche storie di tori scappati o scampati, raccontate a matita da Tiziana Peris, e gli acquarelli politicamente più impegnati dell’artista/cantautore Sasha Vinci (A29 Project Room, Milano/Caserta). Da segnalare, infine, anche gli eleganti disegni acquarellati di Navid Azimi Sajadi, artista iraniano che si divide tra Roma e Teheran e che con il suo racconto esotico, fatto di ponti femminili, unisce l’estetica islamica a messaggi di carattere universale (A01 Gallery, Napoli). Gli interventi di-segno su fotografia patinata di Stefano Bonacci, ospite della galleria spagnola di Lucia Mendoza, sono il frutto della sua ricerca sui canoni geometrici della bellezza perfetta.

5. FLOP – LA VIP LOUNGE DI ARCO

ARCOmadrid

Ogni anno importanti studi di architettura spagnoli e internazionali si contendono l’allestimento della sala vip di ARCOmadrid. Al di là delle scelte decorative, la creazione di un temporary lounge bar deve offrire uno spazio di riposo e di incontro ai numerosi professionisti e collezionisti che affollano la fiera per cinque lunghi giorni, con accesso limitato. Il progetto dello studio madrileno Cuarto Interior – che ha vinto il VI Concorso per l’allestimento della sala vip promosso dalla rivista AD e dall’ente fiera – non è sembrato particolarmente adatto ad accogliere un numero sempre maggiore di clienti: né per la suddivisione degli spazi, compresi tra due piccole gradinate stile stadio, né per la disposizione logistica degli arredi. Pochi infatti, anzi pochissimi, i divanetti e le poltroncine, scarsi anche i tavolini ai quali potersi appoggiare con bibite e spuntini; ma soprattutto, cupa e rimbombante l’atmosfera creata all’interno, malgrado la collocazione al centro della sala, sopra al bar, di un’enorme installazione di 17 lamine al Led cangianti, che imitavano gli effetti di luce dell’aurora boreale.

6. FLOP – ADVERBIOS TEMPORALES

La Casa Encendida

Se il #Futuro è stato il tema della 37esima edizione di ARCOmadrid, in città sono state davvero poche le mostre che valesse la pena visitare per approfondire il concetto portante della fiera. La collettiva Adverbios Temporales, allestita fino al 6 maggio negli spazi sotterranei di CentroCentro (sede del Comune di Madrid), a cura di Cristina Alglada, non solo delude per i contenuti artistici ma anche per la pochezza e l’anonimato dell’allestimento. Una ventina di artisti dell’ultima generazione riflette sul futuro, dalla prospettiva della narrazione e dell’invenzione, indugiando sugli aspetti cronologici dell’esperienza. Fra questi, l’italiano Jacopo Miliani, reduce da una residenza a Matadero in autunno e presente nella collettiva con l’installazione Not with the bang, ispirata all’omonimo racconto di Howard Fast. Vale la visita alla mostra (con ingresso gratuito) la visione di Grosse Fatigue, strepitoso video della francese Camille Henrot, vincitrice del Leone d’argento alla Biennale di Venezia del 2015.

7. FLOP – LA SALA DE ARTE SANTANDER

Fundacion Santander

Va bene che le banche sono in crisi in tutta Europa e che l’appeal che hanno è quel che è. Ma insomma davvero la proposta di quest’anno della Fondazione Santander era un poco debole. La mostra sulla collezione di Luis Pablo Montenegro dovrebbe dare un quadro ampio dell’arte brasiliana, ma il layout espositivo scontato e superato, modulato per sezioni, annoia più che coinvolgere.

8. FLOP – PESSOA AL REINA

Museo Reina Sofia a Madrid

Nulla da dire sulla scentificità divulgativa della mostra, beninteso. Tuttavia la grande esposizione su Fernando Pessoa e il lascito visivo del suo lavoro attraverso le opere di svariati artisti a lui coevi risulta un po’ pedante nello snocciolarsi tra le sale del Reina Sofia. Ma niente paura: poco più avanti c’è la strepitosa mostra di William Kentridge che da sola vale il prezzo del biglietto.

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