Imparare con Munari al tempo del web

Parola alla presidente dell’Associazione Bruno Munari, approdata sul web durante il lockdown con un sito che descrive il Metodo Munari.

Screenshot dal sito www.incasaconmunari.it
Screenshot dal sito www.incasaconmunari.it

Ci sono case e … case in questo momento storico. L’Associazione Bruno Munari sbarca sul web con il sito In casa con Munari per aiutare piccoli e grandi a vivere i propri spazi in maniera creativa attraverso la sperimentazione! Ne abbiamo parlato con la presidente Silvana Sperati.

Tutti conosciamo Bruno Munari ma quando è nata l’associazione da lei presieduta?
L’Associazione Bruno Munari (ABM) si costituisce nel 2001 dopo pochi anni dalla scomparsa di Bruno Munari a partire dal Gruppo MU-NARI che aveva aggregato alcuni tra i collaboratori dell’artista, unitamente al figlio, professor Alberto Munari, e alla professoressa Donata Fabbri, entrambi psicologi ed epistemologi già allievi e collaboratori di Jean Piaget. Uno dei valori principali sul quale prese vita l’Associazione fu il bisogno condiviso di fare emergere gli elementi originali che caratterizzarono l’approccio all’arte, al progetto e alla didattica nell’artista. Sapevamo che Bruno non avrebbe voluto nulla di celebrativo, ma sarebbe stato felice se le sue intuizioni e il suo pensiero autentico avessero potuto essere da stimolo ad altri operatori della cultura e dell’arte e naturalmente ai bambini.

Quali le sue finalità e principali azioni?
L’azione di ABM si è rivolta soprattutto allo studio e alla sistematizzazione del patrimonio metodologico che ci veniva da Bruno, per questo abbiamo avuto bisogno di tempo. Un tempo che ci ha permesso di sviluppare un programma di alta formazione al Metodo Munari dedicato a un pubblico variegato che va dagli insegnanti ai designer agli operatori culturali e ai tanti appassionati che desiderano conoscere meglio l’artista e il suo Metodo, anche come momento di crescita personale e di confronto attivo con il proprio approccio alla creatività. Questo lavoro ormai ventennale ci ha permesso, anche con il grande aiuto metodologico che ci è stato offerto da Alberto Munari e da Donata Fabbri, di fissare con precisione gli elementi costitutivi di quello che si definisce Metodo Munari, permettendo così a molti allievi non tanto di “rifare Munari” (cosa impossibile e inutile) ma di usare elementi del suo approccio per scoprire nuove possibilità e rivedere il proprio lavoro da un altro punto di vista.

Silvana Sperati
Silvana Sperati

In tutto questo qual è il ruolo dei laboratori?
L’Associazione Bruno Munari si è impegnata nello sviluppare alcune intuizioni dell’artista come ad esempio quella relativa ai laboratori da allestire direttamente all’interno delle mostre, in un’azione che mai fu “di servizio”, ma di notevole forza culturale perché offriva la dimensione della sperimentazioni ai bambini e quindi “al futuro” stesso. Infine uno sforzo importante va nella direzione dei nuovi progetti: uno per tutti l’installazione MU-NARI nel Padiglione Italia di Expo 2015, la collaborazione con la televisione giapponese, o quella decennale con la città di Roma e i suoi servizi all’infanzia.

Come è nata l’idea di un portale-casa?
Questo progetto ha avuto una vera genesi creativa a partire da un contatto casuale con lo studio di web designer Incode di Cremona che ci faceva partecipi del disagio delle famiglie che, stante l’emergenza sanitaria, si trovavano a dover progettare un nuovo modo di “stare con i bambini” potendo solo usufruire di ciò che si trovava nelle loro case. Un limite che è diventato risorsa in un progetto che ha saputo ideare, sperimentare e proporre attività tutte originali che mostrano come il Metodo Munari possa essere applicato in vari contesti e sia in grado di tradurre i limiti in risorsa creativa. La realizzazione del sito è avvenuta condividendo le fase di ideazione, realizzazione e aggiornamento continuo in un dialogo costante ma “a distanza”, quindi direi anche in questo caso superando un limite e mostrando come si possa realizzare sperimentazione e ricerca anche in una situazione che non consentiva la libertà d’azione consueta.

Come avete realizzato il progetto?
Il progetto presenta vari spazi, proponendo attività originali di laboratorio che vogliono stimolare non tanto azioni fini a se stesse, ma piuttosto l’attivazione di una vera e propria sperimentazione che permetterà a bambini e genitori di percepire la propria casa da un punto di vista assolutamente diverso, facendo scoperte impensabili. I rimandi all’arte sono continui e anche questo può sviluppare curiosità e voglia di approfondire per saperne di più. Un progetto quindi che supera l’emergenza e che vuole stimolare un nuovo modo di stare e giocare con i propri figli.

A che tipo di pubblico avete pensato ideando il sito?
Abbiamo pensato prima di tutto ai genitori che possono essere mediatori e animatori, potendo così sperimentarsi diversamente con i propri figli e scoprire appunto delle nuove modalità di relazione. Abbiamo pensato ai ragazzi più grandi che possono trovare stimoli per ricerche autonome anche con un invito a un utilizzo più creativo della tecnologia, abbiamo pensato ai docenti che possono reperire suggerimenti per le azioni didattiche da proporre alle loro classi. Per tutti abbiamo attivato un servizio newsletter con risposte personali così da consentire un continuo rimando a chi decide di sperimentare In casa con Munari.

Installazione MU-NARI a Expo 2015 con Alberto Munari
Installazione MU-NARI a Expo 2015 con Alberto Munari

Quali strategie comunicative avete messo a punto?
La comunicazione è stata molto semplice, utilizzando lo spazio Facebook dell’Associazione unitamente a una lettera inviata al nostro indirizzario. Poi abbiamo aperto una nuova pagina Facebook e Instagram dedicata al sito. Devo dire che la risposta è stata immediata, molto positiva e proveniente da tutta Italia. Immagini che già al secondo giorno vi erano più di 4500 persone connesse simultaneamente sul sito! Inoltre l’attenzione a questo progetto ha varcato i confini; con accessi dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Spagna, dal Giappone… Questo ci ha fatto molto piacere e ci ha dato la conferma che avevamo intuito un bisogno.

Ora più che mai il pensiero creativo, la curiosità, il rapporto con la natura risultano strumenti necessari e fertili per affrontare questo evento storico a cui nessuno era preparato. Cosa si sente di consigliare ai più piccoli per vivere questi giorni?
Credo che i bambini siano coloro che sanno vivere meglio questo periodo, ce lo stanno dimostrando con la loro straordinaria capacità di adattamento. Forse noi adulti dovremmo utilizzare ciò che è accaduto ‒ al quale, come dice, non eravamo preparati ‒ per riflettere sulle priorità e suoi valori sui quali abbiamo puntato in questi ultimi anni e pensare se potevamo fare qualcosa meglio. Ogni crisi deve portare una ristrutturazione positiva altrimenti serve a poco. Per questo è davvero necessaria la creatività e in tutti i settori. Una creatività che deve diventare anche una nuova cifra nell’educazione delle giovani generazioni perché, come ricordava Munari, i bambini sono il futuro.

ABM ha di recente collaborato alla mostra Toccare la Bellezza tenutasi ad Ancona e promossa tra gli altri dal Museo Tattile Statale Omero. Questa esperienza che riflessioni, stimoli vi ha lasciato? E cosa ne sarà della tattilità nel futuro prossimo?
È stata un’esperienza veramente interessante e generativa che ci ha permesso di conoscere uno spazio e un team fantastico con il quale abbiamo attivato un dialogo costante che ci ha consentito di far vivere la mostra pienamente come luogo attivo, promotore e propulsore di cultura. Abbiamo condiviso azioni in mostra, momenti formativi per adulti, attività di laboratorio per genitori e bambini con un crescendo d’interesse e partecipazione intorno alla tematica della tattilità. Noi abbiamo imparato molto da questa esperienza e avvertiamo, anche riferendoci a quanto emerso nel convegno che è stato momento di scambio fertile, che potrebbe essere l’avvio di un nuovo interessante viaggio. Mi chiede della tattilità nel futuro? Penso che sarà indispensabile come l’attenzione al fare, alla sperimentazione, alla ricerca originale di ciascuno. Indispensabile alla persona. Altrimenti diventeremmo altro e questo non è possibile.

Annalisa Trasatti

www.incasaconumunari.it

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AutoreBruno Munari
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Annalisa Trasatti
Laureata in Beni culturali con indirizzo storico artistico nel 2002 presso l’Università di Macerata con una tesi sul Panorama della didattica museale marchigiana. Ho curato per dieci anno la rubrica Didattica per un famoso portale d’arte nazionale. Dopo numerose esperienze di tirocinio presso i principali dipartimenti educativi d’italia (MAMbo, Macro ecc.) sono diventata educatrice museale prima, coordinatrice sei serivizi poi presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, specializzandomi in accessibilità ed educazione al patrimonio culturale per disabili visivi. Sono anche guida turistica dal 2002, attività che mi permette di monitorare costantemente il territorio dove vivo. Pubblicazioni: "L'arte contemporanea e la scoperta dei valori della tattilità", con A. Grassini e A. Sòcrati (Armando editore, 2018); "Il Museo oggi", con L. Cataldo e M. Paraventi (Hoepli, 2006); "Atti dei lavori del Salone della didattica museale ALDO" (2003 e 2004).