Sostenere i privati nelle donazioni d’arte è un vantaggio per il Paese. Appello in vista della Legge di Bilancio
In vista della Finanziaria 2027, Roberto Bilotti scrive una lettera aperta al Governo per invitarlo a ripristinare le detrazioni fiscali per la donazione di opere d’arte, dal momento che tali lasciti costituiscono una ricchezza per il Paese, soprattutto per i borghi del Sud
Roberto Bilotti, collezionista, mecenate, componente del comitato scientifico del Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese e organizzatore di eventi d’arte nel Meridione, in questa lettera aperta lancia un appello al Governo. In vista della Finanziaria 2027, il collezionista, facendosi portavoce delle preoccupazioni di molti privati che stanno progressivamente ritirando le loro donazioni, già estremamente rare in Italia, invita il Governo a rivedere l’articolo 16-ter della Legge di Bilancio 2025 che, di fatto, abroga le detrazioni fiscali per le donazioni di opere d’arte allo Stato e alle sue articolazioni territoriali. Una disposizione che, secondo Bilotti, sta bloccando progetti in itinere, in contrasto con l’interesse culturale del Paese, soprattutto nelle aree periferiche.
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L’importanza delle donazioni d’arte al Sud Italia nelle parole di Roberto Bilotti
In alcune regioni del Sud vi erano solo musei archeologici o rurali, mentre mancavano musei d’arte contemporanea o opere di artisti nelle loro città natali, come nel caso di Boccioni a Reggio Calabria. Dove lo Stato è assente, spesso le lacune culturali sono state colmate dall’impegno privato con donazioni di collezioni, sulle quali sono stati creati processi di sviluppo culturale che coinvolgono intere comunità. Spesso si tratta dell’unica iniziativa intrapresa per promuovere un’attività di tutela e recupero di un patrimonio soggetto a rischi sistemici di dispersione. L’iniziativa privata ha curato il territorio dotandolo di musei che hanno fatto emergere le espressioni culturali locali e la consapevolezza storico-identitaria.
Le gravi conseguenze sulla cultura dell’articolo 16-ter del TUIR
Assetti convenzionali antecedenti al 2025 hanno comportato importanti finanziamenti pubblici per la rifunzionalizzazione degli spazi espositivi. Il 16-ter del TUIR ha avuto l’effetto di bloccare progetti in itinere, sviluppati attraverso complesse istruttorie pluriennali. La conseguenza è la retrocessione dei privati dai programmi, dopo essere stati delegittimati e trattati come controparte. Questi ritirano le opere in corso di donazione, lasciando musei vuoti e chiusi e vanificando di fatto importanti finanziamenti pubblici, trasformando investimenti in sprechi.
L’assetto fiscale delle donazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito
Negli USA la detrazione fiscale al 50% per le donazioni di opere d’arte, ha contribuito significativamente ad arricchire il Paese di capolavori; nel Regno Unito le detrazioni al 30% concorrono a creare una cultura partecipativa pubblico-privato. In Italia, dove la propensione a donare opere d’arte si è gradualmente persa, la detrazione fiscale al 19% con la nuova legge è riconosciuta solo a chi ha un reddito inferiore a 75.000 euro, condizione che non può rendere concretamente possibili generose donazioni, trasformando, in sostanza, l’agevolazione in una presa in giro. L’abolizione delle detrazioni per i privati e per il Terzo settore equipara questi soggetti allo Stato e alle sue articolazioni territoriali (art. 14 della Costituzione), come se Stato e privati fossero la stessa cosa.
Le imbarazzanti contraddizioni della legge italiana
Rimane immutato lo sgravio per le liberalità in denaro. Una donazione di mille euro può beneficiare dello sgravio, mentre non lo fa più la donazione di un Caravaggio o di un Boccioni. Se invece vi è un debito con il fisco, la cartella può essere pagata con denaro o con un’opera il cui valore viene riconosciuto al 100%. Contraddizioni che tracciano scenari paradossali, il 16-ter non produce alcun introito di rilievo perché le donazioni agli enti pubblici sono minime e sempre meno. Vanifica, invece, milioni di euro di investimenti pubblici già investiti che tornano a essere vuoti e chiusi e gli impegni economici in fumo.
Un appello al Governo per la Finanziaria 2027
La Finanziaria 2027 dovrebbe restituire coerenza alla funzione pubblica di tutela e sostegno dello sviluppo culturale e del patrimonio mediante la cooperazione dei privati. L’esigenza del Governo di “fare cassa” non può spazzare via contesti e percorsi pluriennali di processi di crescita culturale.
Roberto Bilotti
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