Come sarà il 2020 dei Musei italiani? Intervista a Karole Vail della Peggy Guggenheim Collection

Penultimo appuntamento con la nostra inchiesta sui Musei italiani. Intervista a Karol P.B. Vail direttrice della Peggy Guggenheim Collection di Venezia

Peggy Guggenheim Collection, ph. Matteo De Fina
Peggy Guggenheim Collection, ph. Matteo De Fina

Prosegue l’inchiesta sui Musei Italiani. Oggi a essere sotto la lente è la Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Dopo le interviste che hanno riguardato la programmazione della GAMeC, del MAMbo, del Maxxi, di Palaexpo, di Punta Dogana e Palazzo Grassi, del Centro Pecci, del Museo Novecento di Firenze, delle OGR, del Madre di Napoli, il Museion di Bolzano ritorniamo in Laguna per intervistare Karole P.B. Vail… 

Come sarà la programmazione dell’anno 2020?

Sarà un anno dedicato a mostre che guardano oltre i confini dell’Europa e dell’arte occidentale. Si comincia con Migrating Objects. Arte dall’Africa, dall’Oceania e dalle Americhe nella Collezione Peggy Guggenheim: una mostra che si focalizza su un momento cruciale, seppur meno conosciuto, del collezionismo di Peggy Guggenheim, ovvero quell’interesse mostrato negli anni ’50 e ’60 per le arti dell’Africa, dell’Oceania e delle culture indigene delle Americhe. La mostra presenterà dunque opere e oggetti provenienti da Mali, Costa d’Avorio, Nuova Guinea, Messico, Perù, messe in dialogo con opere delle avanguardie europee del XX secolo collezionate dalla mecenate americana. Durante l’estate presenteremo poi un tributo all’artista Lygia Clark (1920–1988), figura di spicco dell’avanguardia brasiliana. Tra il 1948 e il 1958 la Clark sperimenta figurazione e astrazione nell’articolazione del suo intrigante linguaggio visivo che andrà poi a definire la sua produzione matura e l’esposizione si concentrerà proprio su questo decennio cruciale della sua formazione. Infine l’anno si chiude con un omaggio all’artista veneziano Edmondo Bacci, molto apprezzato da critici e collezionisti italiani e stranieri, tra i quali anche Peggy Guggenheim. L’esposizione si concentra sul periodo più lirico e felice della sua produzione, gli anni ’50, che hanno segnato il suo successo nella cornice di Venezia, suo luogo di nascita e d’ispirazione.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa. Exhibition view at Peggy Guggenheim Collection, Venezia 2019 © Peggy Guggenheim Collection. Photo Matteo De Fina
Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa. Exhibition view at Peggy Guggenheim Collection, Venezia 2019 © Peggy Guggenheim Collection. Photo Matteo De Fina

Su quali risorse contate?

Senz’altro la collezione permanente di Peggy Guggenheim è una risorsa per noi preziosissima, e da cui poter trarre sempre nuovi stimoli, come ad esempio in occasione della mostra Migrating Objects in cui mostreremo una parte della collezione di Peggy Guggenheim raramente esposta che denota un interesse del tutto nuovo e originale rispetto alle avanguardie storiche europee e all’arte americana collezionate tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’50 tra Parigi, Londra, New York e Venezia. Tra gli anni ’50-’60 Peggy Guggenheim inizia infatti a guardare all’arte dell’Africa, dell’Oceania e delle culture indigene delle Americhe, di cui acquista degli esemplari, che verranno esposti per la prima volta a Palazzo Venier dei Leoni in occasione della mostra, accanto ad una selezione di opere delle avanguardie storiche europee. 

Un bilancio dell’anno che si è appena concluso? 

È stato un anno senz’altro positivo, i visitatori non sono affatto mancati e abbiamo avuto un ricco programma espositivo nonché di attività collaterali fortemente incentrati su un doppio anniversario: i 70 anni dall’insediamento di Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni e dalla prima mostra qui organizzata di scultura contemporanea, e i 40 anni dalla sua scomparsa. Nota dolente di questo anno la grande acqua alta che ha colpito la nostra città la notte del 12 novembre e che ha lasciato non pochi segni. Anche il museo è stato colpito, e a causa dei danni in biglietteria e nello shop esterno siamo stati costretti a tenere la Collezione chiusa al pubblico per 5 giorni. C’è anche da segnalare che Venezia è tra le città più soggette al fenomeno dell’overtourism, che sta colpendo tantissimi centri d’arte in tutto il mondo. Credo sia necessario, oggi più che mai, creare programmi originali e stimolanti per attrarre un pubblico anche legato al nostro territorio, così da cercare in qualche modo di arginare gli effetti di un turismo mordi-e-fuggi che rischia alla lunga di intaccare negativamente l’immagine di una città unica al mondo come la nostra.

Un decennio si è appena concluso. Quale è la sfida che secondo te i Musei e le istituzioni culturali italiani devono affrontare nel prossimo decennio? Quali sono le esigenze del visitatore che il Museo deve cercare oggi di soddisfare? 

Un’offerta artistica di qualità. Credo che sia fondamentale oggi per un museo proporre sempre contenuti di alta qualità, possibilmente originali e di approfondimento che arricchiscano il visitatore. Inoltre penso sia fondamentale cercare di avvicinare anche il pubblico più giovane, magari attraverso i canali social, oggi seguitissimi da millennials e generazione Z. Non voglio dire che debbano sostituire una visita in museo, anzi, ma che possano funzionare da catalizzatore per stimolare la loro curiosità e dunque invitarli a scoprire il museo e le innumerevoli attività collaterali, gratuite, che sempre vengono offerte quali approfondimento al programma espositivo (workshop, visite guidate, approfondimenti, etc).

E quali invece le problematiche del sistema dell’arte che oggi impattano sui musei? 

Talvolta credo che in Italia si pecchi un po’ di mancanza di originalità e si tenda ad andare verso il main-stream, per attirare più pubblico senza però dare contenuti di approfondimento, dunque rischiando di rimanere un po’ in superficie. Parlo in modo molto generico, ovviamente, perché ritengo ci sono anche diverse offerte di qualità.

Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.