Da Caillebotte a Hopper: le simmetrie nell’arte raccontate da Jacopo Veneziani

Senza ricorrere a deliranti interpretazioni soggettive, Jacopo Veneziani suggerisce simmetrie tra la coppia borghese di Caillebotte che passeggia a Parigi e “I nottambuli” di Hopper. Tra la deflagrazione dei colori in Rosso Fiorentino e il fauvismo di Matisse.

Pier Paolo Pasolini, Deposizione dalla Croce, da Rosso Fiorentino (La ricotta, 1963)
Pier Paolo Pasolini, Deposizione dalla Croce, da Rosso Fiorentino (La ricotta, 1963)

Jacopo Veneziani, nell’introdurre il suo saggio, chiarisce subito da che parte sta, qual è il suo rapporto con la storia dell’arte, l’approccio ermeneutico che predilige. E lo fa chiamando in causa lo storico francese Georges Didi-Huberman, colui che per primo avvicina Jackson Pollock alla Madonna delle ombre del Beato Angelico (1440-1450). In particolare al pannello del registro inferiore, nel convento di San Marco a Firenze. Dove nei pigmenti spruzzati a distanza s’intravede una sorta di dripping del 400. Come si reagisce a tale interpretazione? In due modi: i tradizionalisti gridano alla scandalo, al sacrilegio: la chiave di lettura del passato, si trova nel passato. Non sono ammesse intrusioni anacronistiche provenienti da un’altra epoca. E poi c’è l’altro modo, quello di chi sceglie di andare controcorrente, guardando all’arte del passato con l’occhio di un osservatore del XXI secolo. Spazzolando “nel senso opposto il pelo troppo lucido della storia”, come scrive Walter Benjamin. Per “rivelare la pelle sottostante, la carne nascosta delle cose”. Veneziani si schiera tra questi ultimi, fra quelli convinti non solo dell’impossibilità di capire il presente senza conoscere il passato ma anche della necessità di comprendere il presente per capire il passato interrogandolo nel modo corretto.
Attento a non lasciarsi travolgere da “interpretazioni soggettive deliranti”, il giovane studioso suggerisce nuovi confronti che aprano decodificazioni inedite sull’arte di ieri e di oggi. Impresa ardua se si vuole, ma non avventata se gestita con argomentazioni più che convincenti, quando si accostano Rosso Fiorentino e Henri Matisse, oppure Gustave Caillebotte e Edward Hopper, solo per citarne alcuni.

Beato Angelico, Madonna delle Ombre, 1440-50. Museo nazionale di San Marco, Firenze
Beato Angelico, Madonna delle Ombre, 1440-50. Museo nazionale di San Marco, Firenze

CAILLEBOTTE E HOPPER

Nella seconda coppia il trait d’union che autorizza la simmetria è lo sguardo. Nella Strada di Parigi in un giorno di pioggia del 1887 di Caillebotte, una coppia borghese sta passeggiando. Sembra di ascoltare il battere della pioggia sugli ombrelli. Si muovono distratti. Guardano altrove. Non fanno caso al signore che viene loro incontro. Tra poco ci sarà uno scontro di ombrelli. Sono soggetti “in rotta di collisione… Solitudini armate di ombrelli che proteggono sia dalla pioggia che dalle interazioni sociali”. Non c’è un solo contatto visivo fra tutte le figure rappresentate, fa notare Veneziani. Una sorta di malessere sociale che diventa familiare nel Pranzo del 1876. Un pesante ambiente borghese che trasuda malessere da tuti i pori, assolutamente senza legami tra i personaggi.
La non comunicazione di Caillebotte sprofonda in Hopper nello smarrimento e nel disorientamento. I flâneur, nel 1942, sono diventati nottambuli. La donna, l’uomo al suo fianco, il barista sono automi che ripetono ogni sera gli stessi gesti. Sono vicini, l’uno accanto all’altro, ma non sono in contatto, circondati da un vuoto fisico e interiore. Heidegger direbbe che sono immersi in un’“esistenza inautentica”. In un ambiente anonimo. Un non luogo senza anima.

Jacopo Veneziani – Simmetrie. Osservare l'arte di ieri con lo sguardo di oggi (Rizzoli, Milano 2021)
Jacopo Veneziani – Simmetrie. Osservare l’arte di ieri con lo sguardo di oggi (Rizzoli, Milano 2021)

LA LIBERAZIONE DEL COLORE

Nella Deposizione dalla Croce del 1521 di Rosso Fiorentino si entra nel Manierismo. Lo spazio sfugge alla geometricità della prospettiva, i colori deflagrano: Maria Maddalena nel suo abito scarlatto, San Giovanni avvolto nel giallo del panneggio, Cristo è dipinto di verde. Cromie poco o niente aderenti alla realtà. Vuol dire che la forma prevale decisamente sul contenuto? Per niente. Ricorrendo all’uso disinibito di luce e colore, l’artista incrementa l’emozione, l’atmosfera drammatica che respirano i protagonisti.
I manieristi fiorentini degli Anni Venti del Cinquecento aprono la strada ai pittori del Fauvismo che non applicano i colori come mimesis del reale, per una raffigurazione fedele, ma per un loro uso libero e personale mirato all’esprimere e non al rappresentare. Uno di questi è Matisse, che “non proietta sulla tela ciò che vede ma ciò che sente”. Il quadro non è più al servizio del soggetto perché “diventa fonte di un piacere fine a se stesso.  Come nella celebre pennellata giallo/verde impressa sul volto di sua moglie Amélie nel Ritratto di madame Matisse del 1905. Che divide la zona in ombra del viso, evidenziata da un gelido fondo verde, da quella più luminosa, intinta in un giallo che attrae.
Le altre simmetrie proposte da Veneziani coinvolgono Masaccio e Fontana. Friedrich e Rothko. Paolo Uccello e Duchamp. Le Brun e Schiele. Whistler e Mondrian. Vermeer e Magritte. Maestro del trionfo della morte e Picasso. Goya e Hilma af Klint.

Fausto Politino

Jacopo Veneziani – Simmetrie. Osservare l’arte di ieri con lo sguardo di oggi
Rizzoli, Milano 2021
Pagg. 175, € 22,90
ISBN 9788891831545
www.rizzolilibri.it

Dati correlati
AutoriGustave Caillebotte, Edward Hopper
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Fausto Politino
Laureato in Filosofia con una tesi sul pensiero di Sartre. Abilitato in Storia e Filosofia, già docente di ruolo nella secondaria di primo grado, ha superato un concorso nazionale per dirigente scolastico. Interessato alla ricerca pedagogico-didattica, ha contribuito alla diffusione della psicologia cognitiva scrivendo per le riviste “Insegnare” e “Scuola e didattica”. Appassionato da sempre alla critica letteraria e artistica, ha pubblicato molti articoli come giornalista pubblicista per “il Mattino di Padova”. Ha scritto articoli d’arte per il blog Artesplorando. Attualmente collabora con la “Tribuna di Treviso”.