Morto a Voghera lo scrittore, poeta, giornalista Alberto Arbasino

Dalla sua penna tantissimi racconti sull’arte antica e moderna. Militò nel Gruppo 63 con Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva e Renato Barilli

Alberto Arbasino
Alberto Arbasino

È morto il 22 marzo 2020 Alberto Arbasino, gli ultimi giorni di vita trascorsi nella Voghera che gli diede i natali nel 1930. Intellettuale trasversale, fu poeta, giornalista, scrittore, politico. Era malato da molto tempo e, per questo, meno presente nella scena culturale nazionale e internazionale, dalla quale comunque continuava a ricevere importanti attestazioni di stima. È stato tra i fondatori e militanti del Gruppo 63, compagine letteraria che annoverava nelle sue fila non solo scrittori, ma anche protagonisti della scena artistica coeva, quali Renato Barilli, Nanni Balestrini, anch’egli scomparso nel maggio 2019, Umberto Eco, Achille Bonito Oliva e così via. Il gruppo, di chiara matrice marxista e strutturalista, si sciolse nel 1969. In questi anni Arbasino è giovanissimo, quasi agli esordi avvenuti nel 1955 sulle riviste allora fondamentali, quali Paragone o Officina.

Alberto Arbasino, La bella di Lodi (1972; Adelphi 2002)

GLI SCRITTI E LA RAI

Nel 1960 esce a puntate su Il mondo, il racconto La bella di Lodi, mentre nel 1963 è alle stampe per Feltrinelli Fratelli d’Italia. Mentre muore il Gruppo 63 Arbasino pubblica il controverso e surreale Supereliogabalo. Negli anni ’70 conduce per la Rai il programma Match (su Raiplay le puntate), nel quale lo scrittore faceva da moderatore (o metteva zizzania) tra due ospiti in contradditorio. Storico per il mondo del cinema è lo scontro tra un giovanissimo Nanni Moretti e Mario Monicelli, testimoni di due generazioni differenti e allora antitetiche di cinema italiano. Negli stessi anni Arbasino scrive uno dei suoi testi più importanti. Si tratta di Un paese senza, datato 1980 ma rifatto nel 1990. Qui Arbasino, che ha alle spalle studi in giurisprudenza e militanza politica, costruisce un’analisi ficcantissima sugli anni ’70 italiani, dipinti a tutto tondo e in tutti gli aspetti sociali, storici e culturali.

E L’ARTE?

Furono diverse le intersezioni con il mondo dell’arte, non solo quelle già citate con i protagonisti del Gruppo 63 (o con gli interventi sulle pagine della rivista Alfabeta). Una mente così vivace e brillante non avrebbe potuto ignorare le ricerche che gli artisti conducevano in quegli anni di militanza politica ed intellettuale. Molto bello il ricordo riportato nel 2010 da Gianluigi Ricuperati sulle pagine di minima e moralia, che racconta prima l’incontro tra Arbasino e l’opera di Mark Rothko in un party negli appartamenti di New York dello storico artista, riportando poi stralci della recensione apparsa su La Repubblica nel 2000 a proposito di una mostra sul maestro americano presso la Fondazione Beyeler di Basilea: “I rossi e porpora e viola cardinalizi o imperiali e sportivi. L’ arancione acrilico delle tute autostradali o netturbine. Il verde scuro e il blu opaco delle carrozzerie Audi e Opel impolverate. Senapi e zafferani, melanzane e primule. Il mandarino e il ciclamino delle crestine punk. Il cinabro dei vecchi muri, il carminio dei rossetti. Il bianco gualcito delle camicie e federe da buttare in lavatrice. Le diverse nuances della mostarda, della cioccolata, della cacca. I rosa sporchi e i citrini lividi dello yogurt alla frutta. Il violetto démodé che ‘porta male’ in teatro. Gli omogeneizzati per bambini, i sughi all’ amatriciana, le lozioni anticalvizie, il “french dressing” per le insalate, le cappelle di funghi arrostite, gli unguenti di ittiolo, i sorbetti alla mela verde, i vini novelli e quelli in “barrique”. Ma non è stata né la prima né l’ultima volta che Arbasino si è dedicato ad esplorare il mondo dell’arte sia esso contemporaneo o antico: mitologico il taccuino di viaggio su Firenze apparso su Il Corriere della Sera nel 2012, solo per citare alcuni interventi.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.