Il fumetto per raccontare le ferite del presente. Intervista a Michele De Stefano 

Il nuovo magazine caraceo di Artribune accende i riflettori su Michele De Stefano, il giovane fumettista amato sui social. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo esordio, e di come il fumetto possa raccontare il presente e le sue ferite

Dal suo esordio con Coconino Press alla sperimentazione sui social, il fumettista Michele De Stefano (Verona, 1996) racconta il proprio modo di fare fumetti, tra osservazione del presente, immaginari post-apocalittici e riflessioni sulla società contemporanea. Al centro dell’intervista, il potenziale del fumetto come strumento per raccontare la guerra e la speranza nelle nuove generazioni.

Un ritratto di Michele De Stefano
Michele De Stefano

Intervista al fumettista Michele De Stefano

Cosa significa per te essere fumettista?
Fare il fumettista per me è come fare il regista in un film che dirigi, produci e reciti tutto da solo. Ti devi occupare di ogni aspetto: montaggio, fotografia, colori, costumi di scena, recitazione dei personaggi, trovare un produttore e mille altre responsabilità, tutte nelle tue mani. Queste grandi responsabilità cozzano con un mezzo, il fumetto, che a prima vista sembra così diretto e semplice. Ed è questo il bello, la dualità di un mezzo così immediato e così complesso allo stesso tempo. È nel compromesso che il fumettista dovrà trovare la sua voce.

Se si leggono articoli su di te, spunta sempre un dettaglio: ovvero quello dei tuoi follower su Instagram (più di 14mila). Che effetto ti fa il fatto che venga spesso sottolineato questo numero, e più in generale: la popolarità in Rete è ancora un fattore determinante per l’avvio della carriera di un fumettista?
Ho sempre vissuto la Rete come un calderone dove buttare fuori tutte le idee che mi affollano la testa. Sono contento se viene apprezzato questo mio lavoro costante, nel lanciare storie a fumetti in giro per l’Internet. Non penso sia necessario avere una popolarità in Rete per pubblicare e vendere un libro. È comunque uno strumento in più, per testare le proprie capacità e creare una nicchia di pubblico già abituata al tuo lavoro.
Da parte mia, mi piace giocare con i social, cercare di capirne gli andamenti e che tipo di storie piacciono alle persone che mi seguono. Con la sfida costante nel cercare di aumentare il mio bacino di lettori, senza snaturare ciò che sono e cosa voglio raccontare.

Il primo fumetto di Michele De Stefano

Il tuo esordio risale a qualche mese fa, per la casa editrice Coconino Press. Si intitola Una maxi storia di vendetta, ed è una graphic novel post-apocalittica ambientata in un’Italia messa in ginocchio da una serie di accadimenti. Me la racconti?
Una maxi storia di vendetta racconta di Giovanna e Amleto, due fratelli che girovagano insieme ai loro genitori in una Italia che si sta faticosamente riprendendo dalla grande crisi. Un mondo caotico, con infrastrutture fatiscenti e desolazione a perdita d’occhio, dove per sopravvivere bisogna essere risoluti e spietati.
​La madre dei due rimane gravemente ferita in uno scontro a fuoco, e Giovanna e Amleto avranno il compito di trovare e uccidere il colpevole. L’avventura prosegue su due binari: un piano realistico in cui i due fratelli fronteggiano le difficoltà di questo mondo senza legge e un piano intimo in cui li vediamo conoscersi nel profondo, interrogarsi sull’amore famigliare e su come crescere e diventare le fondamenta della rinascita della civiltà.

Il presente è un “posto” da raccontare o da cui scappare? Il fumetto in questo senso è uno strumento di indagine o di fuga?
Penso che il presente sia il motore per le storie che scrivo. Osservo molto ed elaboro tante informazioni ogni giorno, le idee narrative che vado poi a creare sono frutto di questi stimoli.
Cerco sempre però di filtrare e frullare queste idee. Mi piace che il mio lavoro su carta non sia un insieme di risposte e soluzioni che lascio al lettore, ma domande e grattacapi.

Il fumetto di Michele De Stefano per Artribune Magazine 93
Il fumetto di Michele De Stefano per Artribune Magazine 93
Il fumetto di Michele De Stefano per Artribune Magazine 93

Il fumetto di Michele De Stefano per Artribune

Anche la storia che hai realizzato per Artribune gira, in qualche modo, intorno ai temi affrontati nel libro.
Volevo parlare di Gaza, del massacro che è in corso ormai da anni in Palestina. Questo fumetto parla di guerra, ma più che altro di quello che si lascia dietro. Delle persone che rovina e di una speranza che è quella delle nuove generazioni che possono vedere il mondo con occhi diversi. Della comunicazione che è il mezzo più potente che abbiamo, per far sapere a tutti cosa sta succedendo lontano da noi.

Alex Urso

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

Scopri di più