Artribune Podcast: parola a Milo Manara per Monologhi al telefono

Durante il Lucca Comics&Games Milo Manara simula il suo racconto al telefono anticipando “Il nome della rosa”, la sua personale rilettura del romanzo di Umberto Eco, già in parte diffuso in anteprima

Premiato al Lucca Comics&Games come “Gran Maestro del Fumetto” insieme a Riyoko Ikeda, Milo Manara (Luson, 12 settembre 1945) riceve il suo premio – quarantaquattro anni dopo il suo primo Yellow Kid – dal direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt. L’accordo con il Ministero della Cultura, Uffizi e Lucca Comics&Games prevede l’acquisizione di un autoritratto realizzato dall’autore da parte del museo fiorentino. Al momento l’autoritratto di Manara è esposto in Palazzo Ducale a Lucca.

Ascolta “Milo Manara – Monologhi al Telefono di Donatella Giordano” su Spreaker.

MILO MANARA E L’INTERESSE PER LA LETTERATURA

“La qualità di un fumetto si misura dalla qualità della storia che racconta non tanto dalla qualità del disegno, a meno che uno non sia Moebius e allora è tutta un’altra storia”, racconta Milo Manara durante la conferenza stampa. Il Maestro si dichiara un amante della letteratura anche se ultimamente il suo interesse volge piuttosto verso la letteratura cinese, dopo aver esplorato quella irlandese, inglese, russa e americana. Riguardo alla letteratura italiana afferma: “dopo Tondelli faccio fatica ad affezionarmi veramente alla letteratura italiana, Moresco mi ha molto incuriosito, con questa esplosione di avventure, ma per il resto ho l’impressione che la letteratura italiana si guardi un po’ l’ombelico”. E a proposito di possibili storie da riadattare a fumetti, continua: “l’unico scrittore che forse non si potrebbe trasferire in fumetto, perché ha una qualità letteraria troppo alta per essere tradotta, è Thomas Mann, ma a parte lui tutti quanti possono essere raccontati anche in fumetto. Perfino Dostoevskij si potrebbe tradurre perché c’è una trama: quando si legge ‘Delitto e Castigo’ per qualche mese, come è successo a me, si crede di essere Raskòlnikov e di aver commesso un omicidio”.

Milo Manara. Photo di Matteo Dioguardi

Milo Manara. Photo di Matteo Dioguardi

MILO MANARA E LA COLLABORAZIONE CON FELLINI

Riconosco di essere stato sfacciatamente fortunato”, racconta Milo Manara ricordando il suo rapporto con Federico Fellini, “mi aveva onorato di un’amicizia molto affettuosa”. Fellini, infatti, aveva grande stima per il suo lavoro, affascinato com’era dai disegnatori, caricaturisti, pittori in generale, “anche quelli che disegnavano con i gessi le Madonne sui marciapiedi” – dichiarava il regista stesso su Fare un Film del 1980. La loro collaborazione inizia quando Fellini propone a Manara di realizzare il manifesto del suo penultimo film, Intervista. Ma la vera collaborazione è avvenuta con Viaggio a Tulum, da un soggetto di Federico Fellini, per un film da fare, un fumetto nato originariamente con l’idea di realizzare un film con Carlos Castaneda ispirato al suo libro Gli insegnamenti di Don Juan e alle pratiche iniziatiche e rituali degli stregoni Toltechi dell’Antico Messico. Il film non fu mai realizzato a causa dei diversi impedimenti raccontati anche da colui che avrebbe dovuto essere l’aiuto regista, lo scrittore Andrea De Carlo, nel libro Yucatan. La storia diventò dapprima, nel 1986, una sceneggiatura, pubblicata in sei puntate sulla terza pagina del Corriere della Sera, accompagnata da alcuni disegni di Manara e, solo successivamente, un fumetto.

Il nome della rosa, Milo Manara

Il nome della rosa, Milo Manara

IL NOME DELLA ROSA DI MILO MANARA

Durante l’intervista in podcast, Milo Manara registra il suo breve messaggio anticipando Il nome della rosa, l’adattamento che sta realizzando sul celebre romanzo scritto da Umberto Eco, già in parte diffuso in anteprima. Durante la conferenza racconta di aver ricevuto la proposta dai figli di Umberto Eco e da Elisabetta Sgarbi.Mi ha lasciato un po’ tramortito: che venga proposta a uno a cui piace disegnare le donne una storia di uomini in tonaca che parlano, parlano e parlano. È una sfida all’ultimo sangue per un disegnatore erotico”. Una rilettura, la sua, che si distacca dal film e dalla serie e che, rispettando il testo, affronta temi importanti come la povertà, un argomento purtroppo molto attuale. “È un romanzo di formazione in cui un ragazzino scopre un mucchio di cose. Tra le cose, ma io la metterei in testa, c’è questa donna. Umberto Eco dedica diverse pagine a questo incontro, cita il Cantico dei Cantici. Sono metafore altissime ma chiarissime, parla del sesso e lo celebra con parole divine, allude a un certo tantrismo, la via alla trascendenza attraverso il sesso. Credo che darò tutto me stesso in questo episodio”.

Donatella Giordano

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Donatella Giordano

Donatella Giordano

Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative…

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