Difficile non perdersi nel mondo di Adam Tempesta, un universo fatto di colori e porte che si aprono su realtà sconosciute. È da poco in libreria “Inerzia”, il suo secondo fumetto uscito per Eris Edizioni. Lo abbiamo letto, apprezzato, e ne abbiamo parlato con l’autore.

Partiamo da te. Sei un artista a cavallo tra il fumetto e la Street Art: cosa è venuto prima, e in che modo si incontrano oggi queste due anime nel tuo lavoro?
Prima è arrivata la Street Art, poi il fumetto. Oggi queste due anime si incontrano principalmente per l’attitudine: la Street Art è pura libertà di espressione, dove chiunque può farsi la sua opinione su di te, mentre i fumetti sono un’estensione di me, sono Adam Tempesta così come lo vedi. Non cerco anatomie laccate o perfezioni nel disegno, voglio solo che tutti vedano quello che faccio, ne rimangano incuriositi e che si facciano una loro opinione. Il mio obiettivo è quello di stupire e fare dire alle persone “ma come cavolo gli è venuto in mente?”.

Il fatto di essere attivo su entrambi i fronti non temi possa confondere le idee a chi si relaziona al tuo lavoro?
A essere sincero, io non mi considero uno street artist, ma un disegnatore. Mi piace disegnare ovunque, sulla carta, sui muri, sulla stoffa. In realtà io vorrei plasmare un mio tipo di immaginario che possa adattarsi a ogni supporto, che sia affidato alla calda grafite di una 9B, oppure a un freddo programma vettoriale come può essere Macromedia Freehand MX. A ogni modo io penso che questo non confonda le idee alla gente, anzi, più cose fai e più le persone avranno un’idea chiara della tua ricerca.

È uscito da pochissimo Inerzia, il tuo ultimo fumetto per Eris Edizioni. Come nasce il libro?
L’idea di Inerzia è nata mentre stavo finendo i disegni di Itero Perpetuo [il libro del 2016, N.d.R.]. Tutto è partito dalla considerazione che gli hotel sono dei posti sicuri nel mezzo di un viaggio, ma allo stesso tempo sono anche dei luoghi neutri e asettici. Rappresentano una dimensione diversa, regolata da leggi diverse da quelle della realtà quotidiana. Quindi ho pensato: e se questa camera neutrale fosse una realtà distorta e a primo impatto maligna? Credo che ci siano delle esperienze nella vita che non capiteranno mai più e che resteranno con noi, ma che alla fine non capiremo mai a fondo.

Adam Tempesta, Inerzia (Eris Edizioni, Torino 2018)
Adam Tempesta, Inerzia (Eris Edizioni, Torino 2018)

Ricordo che in Itero Perpetuo avevi lavorato principalmente improvvisando, costruendo lo storyboard mano a mano. È stato così anche in questo caso?
Anche per Inerzia ho lavorato in questo modo, perché mi piace fare nascere la storia direttamente coi disegni, senza scriverla. Però in questo caso ho lavorato cercando di mantenere uno struttura più razionale in alcune parti della storia, in modo che contrastassero con il non-sense generale. Principalmente mi piace basare i miei lavori sull’improvvisazione e sull’istinto.

E il colore? Sembra una scelta convinta e fortemente cercata…
Per il colore ho lavorato in questo modo: avevo in mente un’idea; la buttavo giù; se mi piaceva e sapeva di “mio”, nel senso che comunicava quello che volevo far provare, la lasciavo; alla fine calibravo i dettagli. Forse l’hotel nei colori ha una scelta più cercata perché doveva trasmettere un’atmosfera stantia e un po’ oscura, in modo da far risaltare di più i mondi e le situazioni psichedeliche al suo interno.

Nel libro mantieni lo spirito visionario già presente in Itero Perpetuo, semmai spingendolo verso territori ancora più fantastici. Dove vuoi arrivare?
Adesso è troppo presto per dire “dove voglio arrivare”, ma di sicuro ho una “stella” da seguire. Quello che voglio fare è creare storie che le persone capiscano, perciò sempre pop, ma in contesti lontani, non-sense, spirituali e psichedelici. Vorrei fare in modo che la sensazione del lettore sia di costante unnerving, come se ci fosse qualcosa che non va. Allo stesso tempo vorrei che fossero storie che interessino per i disegni e che creino curiosità per quello che sta succedendo, tutto condito con elementi forti, profondi ma demenziali. Per fare un esempio, vorrei che il prossimo libro fosse un misto tra i Meshuggah e Mr.Oizo.

Leggendo Inerzia, in diverse occasioni mi sono trovato perso, e più mi sentivo spaesato e più mi trovavo a mio agio dentro la storia. Qual è l’effetto che cerchi sul lettore?
L’effetto che cercavo per Inerzia era proprio quello, cioè spaesare il lettore, una cosa della serie “cazzo non ci capisco niente, tutto è un fuorismo, ma io mi sento bene, mi sento a casa, è così che deve andare. Non so perché, ma va bene.

Adam Tempesta, Inerzia (Eris Edizioni, Torino 2018). Copertina
Adam Tempesta, Inerzia (Eris Edizioni, Torino 2018). Copertina

Eppure, psichedelia a parte, sembra che ci sia una storia nascosta e che riguarda le relazioni tra la protagonista e i suoi genitori. Puoi dirmi di più?
In realtà la storia parla della crescita di questa ragazza, che da abbandonata a se stessa (perché orfana in un mondo post-apocalittico allucinato? Perché coltivata da tutrici umane più grandi di lei?) e mezza delinquente, diventa una donna super tosta, entusiasta tutrice dell’ordine. Il focus della vicenda volevo fosse incentrato sullo sviluppo personale e l’autonomia della protagonista; di conseguenza, la relazione con i genitori non è da considerare come un elemento nevralgico della storia.

Nel primo libro il personaggio iniziale avrebbe dovuto essere una donna – idea che poi cambiasti in fase di lavorazione. Melissa, la protagonista di Inerzia, arriva da quelle bozze?
Melissa non arriva dalle prime bozze di Itero Perpetuo, ma è un personaggio che creai un giorno, (ancora prima di stendere lo storyboard di Itero Perpetuo) mentre disegnavo a Paratissima per una start-up che vendeva t-shirt. L’idea era quella che tu ti facevi fare il ritratto “fumettoso” e poi avresti avuto la maglia col tuo ritratto alla modica cifra di 900 euro. Le ragazze venivano a farsi ritrarre, ma nessuna in realtà ha comprato niente. Melissa l’ho disegnata durante un tempo morto in quell’occasione, o forse in realtà era davvero il ritratto di una ragazza… A ogni modo, decisi subito che quella sarebbe stata la protagonista del mio secondo libro.

A distanza di due anni dall’esordio, quanto ti senti cresciuto come autore?
Mi sento cresciuto parecchio, ma sento che comunque c’è ancora tantissima strada da fare. Questa cosa mi piace perché ho la possibilità di fare molto, ma d’altro canto mi spaventa perché significa un’infinità di variabili, il che implica un’infinità di vie da percorrere non perdendosi. Ed è per quello che cerco sempre di avere un punto di riferimento. Spero solo di poter sempre riuscire a sperimentare il più possibile, facendo sempre sorridere la gente in maniera che dica “Adam Tempesta è davvero fuori”.

Alex Urso

Adam Tempesta ‒ Inerzia
Eris Edizioni, Torino 2018
Pagg. 192, € 18
ISBN 9788898644551
www.erisedizioni.org

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso le Università di Macerata e Bologna. Attualmente vive a Varsavia. I suoi interessi in ambito critico e curatoriale sono prevalentemente rivolti all'investigazione e alla concezione di punti di incontro tra artisti e istituzioni italiane e polacche. In questi anni Urso ha collaborato con spazi privati e pubblici, come la Galleria Nazionale di Varsavia – Zachęta e l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Nel 2017 è stato curatore della Biennale de La Biche. Dal 2014 scrive di arte per Artribune come corrispondente dalla Polonia. Dal 2013 al 2017 è stato redattore per Lobodilattice. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali. Sempre per Artribune cura Fantagraphic, la rubrica di fumetti del sito.