7 nuovi libri per capire dove stiamo andando, tra arte, tecnologia e potere
Un nuovo appuntamento con i nostri consigli di lettura: in questa selezione attraversiamo temi come la geopolitica dell’arte e l’intelligenza artificiale, ma anche le sale di Versailles, le foto di Robert Capa e la tesi di laurea di David Foster Wallace
Sette libri, sette modi molto diversi di guardare il presente. David Foster Wallace parte dal libero arbitrio e finisce per farci entrare nella sua officina mentale da ventenne; Michele Kettmajer osserva ciò che deleghiamo alle macchine; Raffaella Serini entra nei meccanismi della gogna social; Lavinia Mannelli ricostruisce la lunga fantasia della donna artificiale. Intorno, altri paesaggi: Versailles fotografata stanza per stanza, la guerra civile spagnola di Capa e Taro, l’arte contemporanea letta da Enrico Mascelloni come terreno di influenza geopolitica. Il filo comune emerge quasi senza cercarlo troppo. Tutti questi libri parlano, in fondo, di immagini, decisioni e forme del potere: chi costruisce un immaginario, chi lo controlla, chi viene rappresentato e chi resta fuori. Dalla fotografia storica all’intelligenza artificiale, dalla satira dei social alla grande architettura monarchica, le nuove uscite di queste settimane offrono parecchio materiale per capire come cambiano il nostro sguardo e le strutture che lo orientano.

Enrico Mascelloni – Le belle armi. Geopolitica dell’arte
Enrico Mascelloni parte da un’idea poco conciliante: l’arte contemporanea non vive in una zona franca, separata dagli interessi politici, economici e strategici. Le belle armi prende questa convinzione e la porta fino in fondo, osservando musei, biennali, mercati, politiche culturali e sistemi nazionali come parti di uno stesso dispositivo di rappresentazione. Per Mascelloni l’arte contribuisce a definire il peso simbolico di un Paese, costruisce identità, accompagna ambizioni geopolitiche. Da qui nasce anche la sua critica alla categoria di soft power, che il libro considera ormai insufficiente per descrivere rapporti molto più ruvidi tra cultura e potere. La struttura è ampia e, a tratti, volutamente irregolare. Una prima parte affronta religione, turismo, violenza, globalizzazione, mercato e conflitti; la seconda si sposta su venticinque Paesi, letti attraverso le rispettive scene artistiche. In mezzo compaiono casi più circoscritti, dalla politica culturale dell’ISIS alle polemiche legate al Padiglione Russia alla Biennale di Venezia del 2026, fino al rapporto tra arte contemporanea e quello che l’autore definisce “sistema Epstein”. Sono episodi usati per mettere alla prova la tesi centrale del volume, non semplici digressioni d’attualità. Mascelloni scrive da critico e curatore che da decenni frequenta territori in cui l’arte incrocia conflitti, identità nazionali e trasformazioni sociali, soprattutto in Asia e Africa. Questo retroterra si sente. Le belle armi ha il pregio di sporcare una parola, “arte”, che spesso nel dibattito pubblico viene caricata di virtù salvifiche un po’ automatiche. Qui torna a essere una cosa concreta: finanziata, esposta, promossa, usata. E proprio per questo politicamente interessante.
Enrico Mascelloni – Le belle armi. Geopolitica dell’arte contemporanea
Skira, 2026
288 pp., € 35
ISBN 9788857250526

David Foster Wallace – Contro il fatalismo
Fa un certo effetto incontrare David Foster Wallace a ventitré anni alle prese con logica modale, libero arbitrio e un filosofo, Richard Taylor, che sostiene la tesi più irritante possibile per lui: ciò che accadrà deve accadere, dunque la libertà individuale sarebbe in larga parte un’illusione. Contro il fatalismo nasce nel 1985 come tesi di laurea in filosofia all’Amherst College, mentre sull’altro tavolo Wallace sta già lavorando alla dissertazione di scrittura creativa che diventerà La scopa del sistema. Il fascino del libro sta anche in questa contemporaneità quasi assurda. Da una parte c’è lo scrittore che sta imparando a costruire mondi narrativi, dall’altra il giovane filosofo che prende una dimostrazione, la seziona, controlla ogni passaggio e cerca il punto in cui il ragionamento smette di reggere. La prosa è ancora accademica, inevitabilmente più rigida di quella dei romanzi, eppure qua e là compare già Wallace: l’insofferenza per le scorciatoie teoriche, il gusto per l’obiezione minuziosa, una certa ironia che arriva quando il discorso rischia di diventare troppo austero. Letta oggi, questa tesi ha il valore di un piccolo reperto genetico. Questioni come scelta, responsabilità, possibilità e costrizione torneranno continuamente nella sua narrativa, assumendo forme molto più sporche, emotive e contraddittorie. Qui sono ancora formule, esempi, confutazioni. Ed è proprio questo a renderla interessante: si vede un pensiero mentre prende posizione, con la serietà quasi ostinata di chi non è disposto a concedere al destino l’ultima parola.
David Foster Wallace – Contro il fatalismo
Einaudi, 2026
160 pp., € 15
ISBN 9788806269968

Michele Kettmajer – La coscienza delegata. L’intelligenza artificiale sulla Terra
Il titolo di Michele Kettmajer contiene già il punto più interessante del libro: la questione non è tanto che cosa sappia fare l’intelligenza artificiale, quanto quanta parte del nostro giudizio siamo disposti a consegnarle. La coscienza delegata prende l’AI dal lato meno spettacolare e più quotidiano, quello delle decisioni che smettiamo quasi senza accorgercene di considerare nostre. Una risposta automatica, una selezione, una previsione, una graduatoria: piccoli gesti che finiscono per costruire il perimetro di ciò che riteniamo plausibile, utile, perfino vero. Kettmajer insiste sulla delega cognitiva come fatto politico. Ogni sistema viene progettato, addestrato, posseduto; dietro l’apparente neutralità della macchina esiste sempre una filiera di scelte, interessi, esclusioni. Il libro guarda allora all’intelligenza artificiale come a un’infrastruttura culturale prima ancora che tecnica. La domanda cambia tono: non più “quanto è intelligente la macchina?”, bensì “chi decide attraverso di lei?”. È qui che il discorso si allarga al controllo delle informazioni, alla visibilità, ai criteri che governano ciò che emerge e ciò che resta fuori campo. La parte più riuscita sta nel rifiuto del tono profetico. Niente apocalissi imminenti, niente entusiasmo da brochure tecnologica. Kettmajer torna continuamente sugli esseri umani, sulle nostre abitudini alla delega e sulla comodità con cui accettiamo una risposta purché arrivi in fretta. Il libro funziona così come una critica dell’automazione mentale. Ci ricorda che il problema più serio potrebbe non essere una macchina capace di pensare al posto nostro, quanto la nostra crescente disponibilità a lasciarglielo fare.
Michele Kettmajer – La coscienza delegata. L’intelligenza artificiale sulla Terra
Luca Sossella Editore, 2026
272 pp., € 20
ISBN 9791259981202

Guillaume Picon – La Reggia di Versailles
Versailles è uno di quei luoghi che rischiano di arrivarci già consumati dalle immagini. La Galleria degli Specchi, i giardini, Maria Antonietta, il Re Sole: un repertorio visivo potentissimo, spesso ridotto a icona. Il volume di Guillaume Picon prova a rimettere profondità dentro questa familiarità e lo fa nel modo più diretto, entrando nelle stanze. Oltre 220 fotografie, molte inedite, seguono la reggia dalle sale di rappresentanza agli appartamenti privati, dalla Cappella reale all’Opéra, fino ai Trianon e al Villaggio della regina. La parte più curiosa sta forse negli spazi che il visitatore ordinario non vede. Gli appartamenti di Madame de Pompadour e Madame du Barry, il piccolo teatro di Maria Antonietta, gli ambienti ottocenteschi, le stanze appena restaurate. Le riprese dall’alto aiutano a leggere Versailles come una macchina architettonica, fatta di assi, giardini, corpi di fabbrica e gerarchie spaziali. Poi ci sono i dettagli, i tessuti, i soffitti, gli arredi, quella densità decorativa che da vicino racconta il potere quasi meglio delle grandi prospettive. Realizzato con l’Ente pubblico di Versailles e introdotto da Laurent Salomé, il libro ha il passo della monografia ufficiale e il piacere visivo del grande volume fotografico. Picon attraversa più di quattro secoli senza trasformare la reggia in una cartolina immobile. Versailles cambia con chi la abita, viene ampliata, corretta, restaurata, rifunzionalizzata. Alla fine, resta soprattutto questa impressione: un edificio celeberrimo che conserva ancora molte stanze da scoprire.
Guillaume Picon – La Reggia di Versailles
Nomos Edizioni, 2026
256 pp., € 39,90
ISBN 9791259583086

Raffaella Serini – Dentro la gogna. La verità dietro il linciaggio digitale sui social
La gogna digitale ha un andamento riconoscibile. Parte da un fatto, da un video, da una frase isolata, poi accelera. In poche ore il contesto si sbriciola, la persona diventa un bersaglio e migliaia di utenti si sentono autorizzati a partecipare. Dentro la gogna di Raffaella Serini prende sul serio questo meccanismo e lo segue attraverso casi di cronaca, testimonianze e il lavoro di chi prova a limitarne i danni. Serini osserva il fenomeno da più lati. C’è la responsabilità individuale, con quella facilità quasi infantile con cui si commenta, si rilancia, si condanna. Ci sono le piattaforme e i loro sistemi di raccomandazione, che premiano i contenuti capaci di trattenere attenzione e generare reazioni. Poi arrivano gli effetti concreti: reputazioni compromesse, lavoro perduto, isolamento, conseguenze psicologiche pesanti. Il libro mette a confronto giuristi, psicologi, esperti di reputazione e di piattaforme digitali, cercando di capire anche quali strumenti esistano quando il processo è già partito.La parte che resta più impressa riguarda l’economia della gogna. L’indignazione non circola soltanto perché siamo diventati più crudeli; circola anche perché funziona bene, produce traffico, commenti, tempo di permanenza, pubblicità. È un dettaglio che cambia parecchio la prospettiva. La violenza online appare allora come il risultato di comportamenti umani inseriti in un sistema che li amplifica e li rende redditizi. Serini non cerca una teoria definitiva del fenomeno. Fa un lavoro più utile: entra dentro la macchina e mostra dove possiamo ancora provare a interromperla.
Raffaella Serini – Dentro la gogna. La verità dietro il linciaggio digitale sui social
Mimesis, 2026
140 pp., € 16
ISBN 9791222332185

Robert Capa – Death in the Making
Death in the Making appartiene a quella categoria rara di libri fotografici che, a distanza di quasi novant’anni, continuano a sembrare vivi. Pubblicato per la prima volta nel 1938, nasce dalle immagini realizzate durante la guerra civile spagnola da Robert Capa e Gerda Taro. Dentro ci sono soldati, civili, attese, corpi, entusiasmo, paura. Tutto concentrato in un solo anno di lavoro, eppure capace di restituire la guerra come esperienza fisica prima ancora che come fatto storico. La nuova ristampa recupera il layout originale scelto da André Kertész, le didascalie di Capa e la prefazione di Jay Allen. Il restauro tipografico restituisce forza alle fotografie senza trasformarle in oggetti levigati. Si avverte ancora la loro urgenza, quella sensazione di stare troppo vicino agli eventi che ha reso Capa e Taro figure centrali nella storia del fotogiornalismo. C’è anche un lavoro filologico importante: una sezione identifica autore, luogo e data delle immagini e alcune fotografie rimaste finora senza attribuzione vengono riconosciute come opere di Chim, il futuro David Seymour. Il saggio di Cynthia Young, curatrice dell’International Center of Photography, aiuta a rimettere il volume nel suo contesto e a leggere la sua fortuna intermittente nel secondo dopoguerra. Rivederlo oggi significa incontrare il fotogiornalismo in una fase ancora giovane, quando l’immagine stampata poteva costruire quasi da sola una memoria collettiva del conflitto. Il libro conserva proprio questa energia. Non ha perso la ruvidità del documento, né quella tensione tra testimonianza e costruzione narrativa che continua a rendere problematiche, e necessarie, le fotografie di guerra.
Robert Capa – Death in the Making
Damiani / International Center of Photography, 2026
112 pp., € 45
ISBN 9788862087179

Lavinia Mannelli – TecnoEva. Il mito della donna perfetta
Galatea nasce dall’avorio, Olimpia è un automa, le mogli di Stepford sembrano uscite da un catalogo domestico, Ava di Ex Machina ha pelle sintetica e algoritmi. Lavinia Mannelli mette queste figure una accanto all’altra e scopre una parentela piuttosto resistente: cambiano i secoli e le tecnologie, resta il desiderio di fabbricare una donna bella, disponibile, prevedibile. Soprattutto incapace di dire di no. TecnoEva segue questa fantasia attraverso mito, letteratura, cinema, bambole, automi e intelligenza artificiale. Mannelli guarda soprattutto a chi quelle creature le immagina. Creatori, scienziati, mariti, artisti: quasi sempre uomini che affidano alla tecnica il sogno di eliminare dalla relazione tutto ciò che disturba, a cominciare dal desiderio dell’altra. Ne esce una genealogia abbastanza inquietante perché molte delle sue forme ci sono ormai familiari. Il corpo artificiale cambia materiale, l’idea di fondo molto meno. La cosa più divertente, e forse anche la più politica, è che queste creature hanno il brutto vizio di guastare il progetto. Parlano, scappano, desiderano, diventano ingestibili. Mannelli trova qui il motore del libro e lo segue con una scrittura rapida, capace di saltare dal mito antico alla fantascienza senza trasformare tutto in un catalogo di esempi. TecnoEva racconta così una lunga storia del controllo maschile sul femminile attraverso i suoi fallimenti. Ogni epoca costruisce la propria donna perfetta. Poi, puntualmente, qualcosa si inceppa.
Lavinia Mannelli – TecnoEva. Il mito della donna perfetta
effequ, 2026
€ 17
ISBN 9791281639775
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