Non solo edifici, ma comunità. Un libro per riscoprire l’architettura di Innocenzo Sabbatini 

Dopo il convegno dedicato all’architetto marchigiano dal Centro Studi Giorgio Muratore di Roma, esce il volume che riunendone i contributi ne approfondisce l’opera incoraggiandone una rilettura

La vigorosa immagine dell’edificio residenziale dell’ICP, realizzato dall’architetto Innocenzo Sabbatini (Osimo, 1891-1983) a Roma, in Piazza d’Armi, tra il 1925 e il 1926, invita a sfogliare il corposo volume a lui dedicato e a scoprire la figura del progettista. Curato nell’impaginazione e impreziosito da fotografie d’epoca e disegni di grande espressività, Innocenzo Sabbatini. Architetto 1891-1983 raccoglie gli interventi presentati durante la giornata di studi dedicata all’architetto, organizzata il 23 maggio 2025 dal Centro Studi Giorgio Muratore di Roma, che ha ospitato l’iniziativa (in questa stessa sede, il volume sarà presentato venerdì 30 ottobre 2026, alle ore 17:30).

Cover del libro Innocenzo Sabbatini Architetto 1891-1983, a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore
Cover del libro Innocenzo Sabbatini Architetto 1891-1983, a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore

Il nuovo libro dedicato all’architetto Innocenzo Sabbatini

Come osserva Clementina Barucci nel testo introduttivo, l’architetto di Osimo, “rappresenta una figura significativa nel panorama dell’architettura italiana”. Una figura ignorata dalle numerose storie che hanno documentato opere e teorie di coloro che aderivano al linguaggio del Movimento Moderno, nonostante il suo contributo alla progettazione di residenze popolari a Roma, da Piazza d’Armi alla Città Giardino, fino alla Garbatella, a Monteverde e al Tiburtino. Complessi residenziali in cui sperimenta un linguaggio espressivo caratterizzato da accenti neo-medievali, applicazioni neoromane, in sintonia con i ritrovamenti avvenuti negli scavi ad Ostia Antica, reinterpretati in chiave personale, e alle soluzioni razionaliste. Queste ultime sono riconoscibili nel complesso del Tiburtino II, noto come Casa del Sole, dove l’architetto entra in sintonia con le più aggiornate esperienze europee.

L’architettura di Innocenzo Sabbatini: opera, critica e impatto su Roma

In realtà Sabbatini riteneva che: “soltanto una era l’intenzione mia, di non abbandonare il classico”. Lo ricorda Iacopo Benincampi che individua nella sua concezione del termine un’affinità con il pensiero di Benedetto Croce. Il filosofo annota a proposito quanto segue: “l’animo pacato, il disegno sapiente, le figure studiate nel loro carattere e precise nei loro contorni, la ponderazione, l’equilibrio, la chiarezza”.
Gli interessanti contributi presentati al convegno romano da progettisti, storici dell’architettura e da studiosi stranieri, attestano, una crescente consapevolezza critica del valore della sua opera, che non può essere ignorata soltanto perché estranea all’ideologia modernista. In diversi casi, le sue architetture hanno attirato anche l’attenzione della Soprintendenza, facendo emergere la necessità di predisporre strumenti di tutela e salvaguardia per gli edifici dei quartieri di borgata-giardino e della Garbatella.
Tra le considerazioni spiccano quelle relative alla costruzione dello spazio urbano puntualizzate da Marco Falsetti. In particolare, quelle emerse sul lotto IX alla Garbatella, costruito nel 1927, dove per la prima volta è stata pensata una piazza, uno spazio pubblico progettato ad hoc.

Innocenzo Sabbatini, Complesso ICP “Piazza d’Armi II”. Crediti Fondo Sabbatini-Regni dell’Archivio del Centro Studi Giorgio Muratore
Innocenzo Sabbatini, Complesso ICP “Piazza d’Armi II”. Crediti Fondo Sabbatini-Regni dell’Archivio del Centro Studi Giorgio Muratore

Innocenzo Sabbatini oltre la Capitale: le sue architetture tra Liguria, Emilia e Marche

L’intervento dello studioso Roberto Veneziani ha rivelato un aspetto inedito della cultura plastica romana, svelando gli autori degli apparati decorativi delle facciate, ad iniziare da Giuseppe Martini, docente di Disegno e Scultura Professionale Plastica alla Regia Scuola Cristoforo Colombo.
Le premesse di questa ricerca si ritrovano negli accenni contenuti nel volume L’architettura di Roma Capitale, una sorta di controstoria di Gianni Accasto, Vanna Fraticelli e Renato Nicolini, e nell’accurata monografia pubblicata su Sabbatini nel 1982. Un’opera che ha favorito la riscoperta del personaggio, dopo gli anni dell’oblio, sollecitando la necessità di riscrivere una nuova versione della storia dell’architettura del Novecento priva di pregiudizi ideologici. Un ulteriore merito del volume è il saggio di Jonathan Bratz: L’opera sacra e sepolcrale di Innocenzo Sabbatini. Un excursus che ripercorre le prime opere d’impronta storicista fino alle chiese “cristalline” realizzate nel Dopoguerra.
Nel 1929, dopo il successo ottenuto con gli Alberghi Suburbani alla Garbatella, Sabbatini si dimette dall’ICP, forse per contrasticol regime, e prosegue la propria attività nel settore privato, misurandosi con il concorso per la cattedrale della Spezia, le nuove chiese per la diocesi di Messina e la facciata di San Petronio a Bologna. In quello stesso decennio realizza cappelle funerarie e sarcofagi nel Cimitero Maggiore di Osimo. Nel decennio successivo progetta, in collaborazione con il figlio, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù a San Benedetto del Tronto, completata negli anni Sessanta. Ancora più interessante è la chiesa di San Filippo Neri, nella stessa città, per i riferimenti all’Alpine Architektur di Bruno Taut.

Lotto IV Prospetto su via Gugliemo Massaia
Lotto IV Prospetto su via Gugliemo Massaia

L’eredità architettonica di Innocenzo Sabbatini a Roma e in Italia

Nelle considerazioni conclusive del convegno, Franco Purini, colloca il lavoro di Sabbatini all’interno del grande alveo dell’architettura italiana dove trovano spazio non solo i protagonisti del Razionalismo, ad iniziare dal Gruppo 7, ma altre personalità che vanno da Armando Brasini a Quadrio Pirani, da Giulio Gra a Marcello Piacentini. In particolare, Purini sottolinea che le sue architetture “hanno una funzione nuova, quella di costituire un abitare come una ‘comunità sociale’ che fa degli edifici delle ‘microcittà’, presenze urbane che sono in grado di rendere l’intorno un sistema visivo che emana un “senso del luogo” come un messaggio che si rinnova continuamente”. Credo sia proprio questa una delle eredità più significative del lavoro di Sabbatini: una concezione dell’architettura capace di costruire relazioni tra edifici, spazio pubblico e comunità. Un aspetto su cui vale la pena tornare a riflettere, per riconoscerne l’attualità e conservarne l’insegnamento.

Mario Pisani

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Mario Pisani

Mario Pisani

Mario Pisani (Roma, 1947) laureato a La Sapienza in Architettura con 110 e lode e pubblicazione della tesi, ha insegnato Storia dell'Architettura Contemporanea, Storia del Design e Storia del Giardino e del Paesaggio all'Università della Campania Luigi Vanvitelli dal 1990…

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