Il libro che spiega il legame fra luce e teatro e non solo

Che ruolo gioca la luce sul palcoscenico di un teatro? E qual è il suo campo di azione oltre le arti performative? Il libro di Cristina Grazioli e Pasquale Mari tenta di dare risposta

L’Opera di Vilnius illuminata di verde in segno di solidarietà con i lavoratori della sanità impegnati contro la lotta al COVID 19, settembre 2020. Photo Martynas Aleksa – LNOBT Archive
L’Opera di Vilnius illuminata di verde in segno di solidarietà con i lavoratori della sanità impegnati contro la lotta al COVID 19, settembre 2020. Photo Martynas Aleksa – LNOBT Archive

Il filosofo José Xavier Zubiri Apalategui è in un’aula dell’Universidad Central de Madrid e sta spiegando le categorie di Aristotele. Alla lezione è presente Maria Zambrano, da poco uscita dalla tubercolosi e in lotta con una crisi, altrettanto feroce, che vorrebbe spingerla ad abbandonare lo studio della filosofia. A un tratto, un raggio di luce penetra dalle cortine nere. “In un attimo” – scrive – “io mi ritrovai non tanto presa da una rivelazione folgorante, quanto pervasa da qualcosa che si è sempre rivelato più adatto al mio pensiero: la penombra toccata d’allegria. E allora, in silenzio – nella penombra, più che della mente, direi dell’animo, del cuore, si dischiuse poco a poco, come un fiore, la netta sensazione che non avevo forse alcun motivo per abbandonare la filosofia” (Maria Zambrano, Verso un sapere dell’anima, Raffaello Cortina Editore, Milano 1996, pag. 4).

Georges Rousse, Embrasure VI, 1987, cybachrome su alluminio © Georges Rousse
Georges Rousse, Embrasure VI, 1987, cybachrome su alluminio © Georges Rousse

LUCE E TEATRO NEL LIBRO DI GRAZIOLI E MARI

Quel tenue gioco di luce rischiara anche il titolo, Dire luce. Scritti sulla pittura, di una preziosa raccolta di saggi, curata da Carmen Del Valle ed edita nel 2013 da Rizzoli, che la filosofa spagnola dedica alla pittura. Con soave gusto citazionista Cristina Grazioli e Pasquale Mari intitolano Dire luce. Una riflessione a due voci sulla luce in scena il loro libro, frutto di un lavoro congiunto, un pas de deux fra una studiosa e un light designer e direttore della fotografia che preferisce essere chiamato “operaio della luce”. Grazioli insegna Storia ed Estetica della Luce in Scena e Teatri di Figure: Storie ed Estetiche all’Università di Padova. Pasquale Mari lavora fra teatro, cinema e musica e ha collaborato con Toni Servillo, Carlo Cecchi, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Ferzan Ozpetek, Ivano Fossati e Avion Travel.
Accomunati dalla vocazione a “dar voce” alla luce e a trovare le parole per “dire luce”, i due autori si pongono, in primis, una preoccupazione legata al “come dire” la luce, ovvero a come accerchiare un oggetto instabile, evanescente, inedito. Ecco quindi la necessità di arginare il pensiero e stabilire punti fermi attraverso l’edificazione di un lessico, organizzato come un poetico abbecedario scandito in “dodici voci”: invisibilità, materia, scrittura, polvere, buio, colore, movimento, voce, trasparenza, atmosfera, botanica, aria.

Armoniche, Tam Teatromusica, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1980. Photo Marco Caselli Nirmal
Armoniche, Tam Teatromusica, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1980. Photo Marco Caselli Nirmal

NON SOLO TEATRO NEL LIBRO DI GRAZIOLI E MARI

Termini correlati alla luce – spettro, prisma, gamma, led, incandescenza, infrarossi, ultravioletti – si alternano a parole d’ordine dell’orizzonte teatrale – scena, sipario, drammaturgia. Tuttavia esse abitano la stessa pagina di termini quali pigmento, tela, linea, contorno, che, pur essendo mutuati dal lessico degli storici dell’arte, rivelano, in questo caso, una straordinaria consustanzialità con quello utilizzato dagli studiosi di teatro. Non una questione da poco visto che, in filigrana, Grazioli e Mari mostrano la volontà di eccedere un metodo d’indagine che sia solamente teatrale, nonostante il sottotitolo del libro restringa l’uso della luce alla scena. Infatti, per abbracciare nella sua pienezza la luce, i due autori volutamente dimenticano un’esplicita referenzialità al loro oggetto di studio, lo forzano e lo aprono facendovi transitare considerazioni su nuvole, giardini, polvere, molecole di clorofilla, vento, in un proficuo movimento di allargamento che progredisce man mano che si avanza nella lettura.
Il libro, quindi, schianta qualsiasi impostazione dicotomica: così come la consueta contrapposizione luce/ombra viene fluidificata, ammettendo che ciascuno dei due poli è motivo di emersione e condizione di esistenza dell’altro, anche in queste pagine ciò che abitualmente e in maniera stereotipata viene giustapposto – il pensiero e la prassi – diventa condizione di germinazione dell’altro.

Mauro Petruzziello

Cristina Grazioli & Pasquale Mari – Dire luce. Una riflessione a due voci sulla luce in scena
Cue Press, Imola 2021
Pagg. 200, € 29,99
ISBN 9788855100991
https://www.cuepress.com

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Mauro Petruzziello
Mauro Petruzziello si occupa delle intersezioni tra arti performative, suono e nuovi linguaggi. È docente a contratto di Letteratura e Filosofia del Teatro all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dottore di ricerca in Musica e Spettacolo al DASS della Sapienza-Università di Roma, ha insegnato Storia del Teatro e dello Spettacolo presso il DISUCOM dell’Università della Tuscia. Ha pubblicato “«Perché di te farò un canto». Pratiche ed estetiche della vocalità nel teatro di Jerzy Grotowski, Living Theatre e Peter Brook” (Bulzoni, 2018), esplorazione delle potenzialità drammaturgiche della voce nel teatro secondo-novecentesco. Ha affiancato i gruppi teatrali della nuova scena italiana degli Anni Zero curando il primo volume di “Iperscene” (Editoria & Spettacolo, 2007) e “Aksè. Vocabolario per una comunità teatrale” (L’arboreto edizioni, 2012). Fa parte del comitato di redazione di “Sciami|Ricerche” ed è membro del Gruppo Acusma, collettivo di studiosi e artisti la cui ricerca è incentrata sulle drammaturgie sonore nel teatro e nel video. Ha collaborato con numerose testate, tra le quali “la Repubblica XL”, “Rockstar”, “Alfabeta”, “Epolis”.