Secondo volume del “Manifesto incerto” di Frédéric Pajak : siamo a Parigi e parole e disegni tratteggiano i contorni degli artisti che percorrono le sue strade, così simili a quelle di oggi

Il primo volume del Manifesto incerto, uscito l’anno scorso per il raffinato editore romano L’orma, è finito dritto dritto in quelli che, secondo noi, sono stati i migliori libri del 2020. A febbraio è stato dato alle stampe il secondo capitolo di quest’opera che, nella sua lingua originale, il francese, ha visto la conclusione al nono tomo, pubblicato a settembre 2020.

Frédéric Pajak – Manifesto incerto (vol. II) (L'orma, Roma 2021)
Frédéric Pajak – Manifesto incerto (vol. II) (L’orma, Roma 2021)

IL LIBRO DI FREDERIC PAJAK

L’autore è Frédéric Pajak, nato nel 1955 a Suresnes, e la prima caratteristica di quest’opus magnum è l’intreccio fra testo e disegno, quest’ultimo rigorosamente in bianco e nero – più nero che bianco, a dire il vero. In occasione dell’uscita del primo volume, scrivevamo che non si tratta di un rapporto ancillare, né in un senso (il testo descrive, “ecfrasizza” i disegni) né nell’altro (i disegni illustrano il testo). Al contrario, testo e immagine viaggiano in parallelo, s’incontrano in un punto infinito, in un orizzonte (di senso) lontano, evocativo più che connotativo. Ebbene, questa connotazione resta valida nel volume in oggetto (la stella marina dell’infanzia “illustrata” da un pupazzo di neve), ma l’orizzonte di senso si spinge spesso ancora più in lontananza, come quando, nel capitolo dedicato ai parigini, a un certo punto i disegni abbandonano l’umanità e diventano ritratti di varie specie canine – sia chiaro: nessun intento caricaturale; o come quando, assai saggiamente, Pajak non accompagna con alcun disegno le pagine su Edward Hopper. Allora ci si accorge forse con maggior consapevolezza che, alle immagini “storiche”, si affiancano molto spesso scorci di una Parigi attuale, per nulla turistica e piuttosto rovinosa; mentre, nel testo, le incursioni autobiografiche si fanno più ampie, come il piacere di percorrere tangenti inattese, come dimostrano le pagine sui franken.

Frédéric Pajak – Manifesto incerto (vol. II) (L'orma, Roma 2021)
Frédéric Pajak – Manifesto incerto (vol. II) (L’orma, Roma 2021)

PARIGI E I SUOI PROTAGONISTI

Parigi, dicevamo. In effetti, il sottotitolo è Sotto il cielo di Parigi con Nadja, André Breton, Walter Benjamin. Quest’ultimo è il fil rouge con il primo volume, ma qui il fuoco è pure la capitale francese e l’anno 1926 – sebbene il libro inizi con Ezra Pound a Venezia. Lo si capisce presto: qui di fili rossi ce ne sono in realtà moltissimi, e ci si rende conto che son fatti più per perdersi che per ritrovarsi. D’altro canto, a Parigi nel 1926 c’erano tali e tanti personaggi che ci si potrebbe scrivere non uno ma dieci libri; anche e soprattutto andando a pescare i meno noti, i dimenticati come lo svizzero tedesco Ludwig Hohl (“finirà i suoi giorni in uno scantinato di Ginevra”) e la stessa Nadja, che non è solo il titolo di un romanzo di Breton ma innanzitutto una persona, che il papa (senz’accento) del Surrealismo letteralmente esaurisce e poi, quando lei viene internata al manicomio Perray-Vaucluse, “non andrà mai a trovarla”. Personaggi talmente innumerevoli e umbratili che potrebbero popolare il capolavoro incompiuto di Benjamin, I “passages” di Parigi.
Il libro si chiude con amara ironia: “Il 9 marzo 1938 Walter Benjamin inoltra un sollecito al ministro della Giustizia per il rilascio della cittadinanza francese. La giustizia non gli risponderà mai”. Sappiamo come la storia tragicamente finì, ma trepidiamo comunque nell’attesa del terzo volume.

Marco Enrico Giacomelli

Frédéric Pajak – Manifesto incerto (vol. II)
L’orma, Roma 2021
Pagg. 224, € 28
ISBN 9788831312608
www.lormaeditore.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #59

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.