Il libro di Flavio Caroli sui sette pilastri dell’arte di oggi

Dall’Action Painting all’Arte Povera e all’Arte astratta, lo storico e critico d’arte Flavio Caroli analizza i sette pilastri dell’arte in un volume complesso. Qui ne chiariamo limiti e punti di forza.

Pollock e la Scuola di New York. Exhibition view at Complesso del Vittoriano, Roma 2018. Photo Gianfranco Fortuna
Pollock e la Scuola di New York. Exhibition view at Complesso del Vittoriano, Roma 2018. Photo Gianfranco Fortuna

Impostato sul dialogo tra una esploratrice e un professore, questo libro dal titolo ridondante è ben scritto. Flavio Caroli sorprende, oltre alla sua fama mediatica, per la testimonianza di una vicenda storico-artistica che ha ridefinito nella prospettiva critica dei fatti, da molti solamente orecchiati, e che lui invece ripercorre da testimone diretto. È un percorso socratico tra memoria e passione, che fa dell’interlocutore sia il pretesto narrativo, sia il suggeritore di uno schema che parte deciso dagli Anni Cinquanta e arriva all’onesto disorientamento dell’arte dei giorni nostri.

IL LIBRO DI CAROLI

La struttura, che segue da lontano un intento maieutico, sembra riscattare, se ci approssimiamo al genere, un racconto che pareva caduto in discutibili derive farcite da pregiudizi di genere (Mauro Covacich) o anagrafici (Alice Zannoni), brutti rimbrotti a un’intollerabile ignoranza che chiamava con urgenza il risarcimento di una lacuna culturale. La malcelata altezzosità che dominava l’argomento di conversazione restituiva una versione della contemporaneità quale strumento di legittimazione sociale tipica del Vraghinaroda narrato da Labranca nel 2016. L’uomo dell’arte contemporanea, incastonato nel repertorio sociale, sembrò un perla intellettuale uscita tra le valve supponenti dallo snobismo bleso e l’arroganza della cultura elitaria d’avanguardia. Per Caroli, invece, il confronto con l’interlocutore immaginario è un puro espediente narrativo, talmente ingenuo da apparire irriverente nei confronti della prosa “à la page”. Caroli cerca la chiave delle parole per aprire la giusta porta per la percezione delle opere. Quelle sue costruzioni desuete segnano la prospettiva di un ragionamento su fatti che lui stesso ha direttamente vissuto, alcuni colti nella fragranza degli esordi. Senza abbassare la tensione racconta ciò che, per ragioni anagrafiche o geografiche, non ha potuto conoscere direttamente e, se lancia uno sguardo appassionato oltre la palizzata del presente, lo fa principalmente per ritrovarsi nel contesto che originò temi e modalità.

Flavio Caroli - I sette pilastri dell'arte di oggi (Mondadori, Milano 2021)
Flavio Caroli – I sette pilastri dell’arte di oggi (Mondadori, Milano 2021)

LA SCRITTURA SECONDO CAROLI

In questo libro non c’è, infatti, alcun riferimento a salti in avanti e nemmeno a intersecazioni post-storiche, non ci sono richieste di autorizzazioni storiografiche, ma solo narrazioni appassionate. Caroli, però, cerca anche di ridefinire il portato innovativo dei linguaggi e lo fa evitando ogni riferimento alla retorica del genio isolato calcando sulle relazioni che, sebbene talvolta sembrino agganci improbabili, estendono il valore delle opere oltre l’emblema gnomico dei movimenti. Il libro non è, infatti, né un manuale, né una rassegna cronologica, ma, come si diceva, è un racconto. Se si supera il banale pregiudizio sul Caroli televisivo, lo possiamo seguire da puri lettori nell’esperienza visiva. Nel testo, infatti, il piacere della scrittura rende vane le lusinghe dell’immancabile narcisismo, resta così un sincero desiderio di ricucire singoli fatti alla storia generale e le opere ai propri autori che della storia sono, comunque, testimoni.

I LIMITI DI CAROLI

Il libro narra di come la temperie culturale ammanta di volta in volta gli episodi visivi negando allo stereotipo dell’artista di successo di imporsi come unico punto d’orientamento, sicché Caroli, immergendosi nelle pieghe dell’esperienza diretta, finisce persino per disorientarsi. Questo meccanismo giustifica l’enfasi sugli Anni Ottanta che l’autore ritiene anticipatori dell’arte a venire, giustificata dal puro desiderio di raccontare un vissuto culturale capace di riportare in superficie reperti affondati negli abissi del conformismo. Dopotutto alla fine degli Anni Settanta Caroli teorizzò il magico primario di cui salva gli esponenti restituendoli al flusso generale del tempo. Si potrebbe dire che è un libro inattuale o persino un inutile memoriale? Forse, ma la scrittura di Flavio Caroli proprio per la sua inattualità letteraria ritrova la sua utilità nel modo raffinato in cui dà senso alle parole, che sono ancora una volta il luogo dove si configura l’armonica risonanza con l’arte visiva. Detto questo, la statica dell’edificio di Caroli è certamente criticabile dal momento che poggia sull’esclusività financo sulla parzialità, ma non è un’ovvia griglia cronologica e risulta una costruzione che evita il banale sovrapporsi di luoghi comuni con il fascino dell’aneddoto.

Michelangelo Pistoletto. Exhibition view at Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona 2021. Photo Alexandre Zveiger
Michelangelo Pistoletto. Exhibition view at Museo Comunale d’Arte Moderna, Ascona 2021. Photo Alexandre Zveiger

I SETTE PILASTRI DELL’ARTE

La piattaforma dell’arte recente s’appoggerebbe, come un tetto, su sette capitoli. Il primo parla dell’Action Painting e l’Informale quale modo per tracciare una linea guida che appare evidente man mano che ci si avvicina al secondo pilastro della Pop Art, messa per definire il collegamento tra cinema e pittura. Poi il quarto, Arte ambientale, Minimalismo, Arte concettuale, Arte Povera colpisce per la predilezione per una visione “calda” cui segue il quinto pilastro della Body Art e poi il sesto, l’Arte astratta. Qui Caroli sembra seguire una lettura lirica che evita le rigidità dei geometrismi e dell’analitica. È nella parte dedicata agli Anni Ottanta del sincretismo e della nuova immagine, settimo e ultimo pilastro, che Caroli racconta di sé, curatore e critico, descrivendo ciò che si sta dissolvendo in un mondo d’eccezione a cui oppone, per dar ordine al caos del presente, esempi sorprendenti che reclamano una azione critica.

Marcello Carriero

Flavio Caroli ‒ I sette pilastri dell’arte di oggi. Da Pollock alle bufere del nuovo millennio
Mondadori, Milano 2021
Pagg. 216, € 28
ISBN 9788804739562
https://www.mondadoristore.it/

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CuratoreFlavio Caroli
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Marcello Carriero
Marcello Carriero (1965) si occupa di critica e storia dell’arte dal 1994. Ha scritto sulla cultura visiva contemporanea sulle riviste Arte e Critica, Arte, Exibart, e ha pubblicato l’unica monografia completa sul futurista Volt (Ed. Settecittà, Viterbo 2007). Attualmente docente di Storia dell’arte contemporanea e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ha collaborato con il sociologo Manuel Anselmi alla raccolta degli scritti di Eugenio Battisti e alla stesura del volume "Iconologia ed ecologia del giardino e del paesaggio" (Olschki, Firenze 2004) curata da Giuseppa Saccaro del Buffa. Come consulente per le arti visive del Festival di Drammaturgia Contemporanea "Quartieri dell’Arte" ha curato nel 2006 "Healing" di Jochen Dehen e John Bock, spettacolo in prima mondiale; nello stesso anno presenta con un suo testo "Cloudless", un’installazione di Loris Cecchini al Palais de Tokyo di Parigi. Nel dicembre 2009, con la mostra "La testa tra le nuvole" (Viterbo, sedi varie), mette a confronto diversi linguaggi dell’arte contemporanea sul tema dell’immaginazione pura. A Palermo ha curato la mostra personale di Lucio Pozzi presso Rizzutogalley, dove è stato presentato "Inventory Game", opera fondamentale del 1968. Nel 2018 cura un ciclo di mostre a Palazzo Oneto di Sperlinga come evento collaterale di Manifesta 12.