Gli scritti del collettivo artistico Claire Fontaine, tra sciopero umano e libertà

Con una preziosa e illuminante introduzione di Hal Foster, Semiotext(e) pubblica gli scritti di Claire Fontaine, “Human Strike and the Art of Creating Freedom”.

Claire Fontaine, Capitalism Kills (Love), 2011
Claire Fontaine, Capitalism Kills (Love), 2011

Human Strike and the Art of Creating Freedom è una avvincente raccolta di tutti gli scritti di Claire Fontaine, collettivo tra i più noti del panorama dell’arte contemporanea. Fondato a Parigi nel 2004, ha sempre unito la riflessione teorica alla pratica artistica come testimonia questa densa antologia declinata alla terza persona singolare femminile. Un impegno profondo e continuo nel mettere in questione i paradigmi politici e culturali della nostra contemporaneità. Si tratta della quarta versione di un libro che ha iniziato la sua avventura editoriale nel 2017 in lingua italiana per poi essere tradotto in spagnolo, in francese e ora in inglese. I testi raccolti spaziano dalla presentazione di progetti alla descrizione di opere a lettere indirizzate ad anonimi fino a scritti più propriamente politici e antagonisti.
A tenere insieme questa varietà di scritti è l’idea di sciopero umano inteso ambiguamente sia come rifiuto dello status quo che come possibile strategia di adesione al reale. Entrano in gioco riflessioni attorno alle soggettività in crisi, la condizione femminile per arrivare alla messa in questione del sistema dell’arte stesso. Emerge una tensione continua, un desiderio di resistenza ai meccanismi perversi del sistema tardocapitalista contemporaneo. Arte, politica, filosofia, economia, femminismo si intrecciano in un lavoro di scandaglio profondo che rivela anche i paradossi del linguaggio che domina e governa questi ambiti disciplinari.

CLAIRE FONTAINE SECONDO HAL FOSTER

A introdurci in questa affascinante mescolanza linguistica è Hal Foster, il quale precisa, sin dalle prime battute, come il lavoro di Claire Fontaine rappresenti un unicum nel mondo dell’arte contemporanea. Claire Fontaine (Fulvia Carnevale e James Thornhill) si definiscono “un gruppuscolo fatto di gruppuscoli perché ognuno di noi è uno e più allo stesso tempo“. Un’ambiguità ontologica che libera un agonismo operativo fondamentale sia nella sua declinazione scritta che nelle opere. Il fruitore di questo complesso dispositivo linguistico e concettuale è visto come soggetto attivo capace di dettare il tempo e lo spazio in cui relazionarsi con la proposta artistica. È una sfida continua tra le pieghe del linguaggio, una ricerca dialettica che Claire Fontaine dipana in un continuo e orizzontale lavoro di mantenimento e rispetto dei ruoli. È una resa dei conti con i modi in cui il capitalismo distorce le nostre soggettività appiattite in un ruolo passivo, quello di consumatori. Una breccia, un respiro contro la mercificazione diffusa delle esistenze contemporanee. Come afferma Hal Foster: “Da un lato, l’artista in un mondo capitalista può essere poco più di un marchio, mentre, dall’altro, potrebbe mirare a sfruttare il ‘centro vuoto’ di questo status. Fondamentalmente, piuttosto che la vecchia idea di arte come luogo di individuazione eroica, l’arte si può inquadrare come ‘uno spazio per la defunzionalizzazione delle soggettività’, come un luogo per uno ‘sciopero umano’ contro ‘l’economia, l’affettivo, e le posizioni emotive in cui i soggetti sono imprigionati’“. Non a caso il nome del collettivo è ripreso da una popolare linea di quaderni scolastici francesi, Claire Fontaine è una merce come tutti noi, ma è anche una pagina bianca dedicata a un futuro alternativo. Diviene centrale in questo passaggio una delle opere più potenti del collettivo, il neon Capitalism kills love. È proprio guardando a questo lavoro che Foster afferma che Claire Fontaine non si tirano indietro nel dichiarare che il capitalismo non solo degrada il linguaggio, ma uccide anche l’amore. È molto chiaro che “il nostro ambiente emotivo è povero e pericoloso” e “il lavoro artistico non può cambiarlo, ma può trascriverlo“.

Claire Fontaine - Human Strike and the Art of Creating Freedom (Semiotext(e), Los Angeles 2020)
Claire Fontaine – Human Strike and the Art of Creating Freedom (Semiotext(e), Los Angeles 2020)

LA PRATICA DI CLAIRE FONTAINE

Claire Fontaine lavora per creare immagini capaci di generare un ammutinamento ma anche per riprodurre l’atmosfera affettiva di un malessere. Sono emblematici in questo senso i lavori pittorici che riprendono la pubblicità online di pillole per la depressione cronica e la disfunzione del pene, e altri che tracciano la distorsione capitalista degli istinti di base come la paura e l’aggressività. Un ulteriore segnale che indica la crisi delle nostre vite distorte. Tutto il lavoro di Claire Fontaine può essere considerato come trascrizione dell’ideologia contemporanea, e il ruolo dell’arte è quello di demolire questo impianto ideologico.
In tempo di pandemia emerge la necessità di mettere a sistema tutte queste criticità per provare attraverso l’arte a stimolare quello sforzo di immaginazione radicale sempre più necessario, e leggere questa raccolta può aiutare sicuramente a trovare il coraggio dell’azione, che sia attraverso l’arte o la pratica esistenziale quotidiana poco importa. Occorre agire.

Marco Petroni

Claire Fontaine ‒ Human Strike and the Art of Creating Freedom
Semiotext(e), Cambridge, MA 2020
Pagg. 311, $ 18.95
ISBN 9781635901368
http://semiotexte.com

Dati correlati
AutoreClaire Fontaine
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.