Dynit Manga pubblica il saggio della docente americana Susan Napier “mondomiyazaki”. Un volume che esamina il cinema di Hayao Miyazaki con scrupolo ed evidente passione. Il libro non è però l’unico di questo tipo in circolazione. Ecco le altre imperdibili pubblicazioni dedicate al maestro giapponese.

Parte con un notevole e invidiabile vantaggio, Susan Napier, rispetto alla schiera di solerti studiosi occidentali che bramano di far apparire il nome di Hayao Miyazaki nei loro saggi. La docente e studiosa americana, già autrice in passato di numerose pubblicazioni sulla materia “anime”, conosce bene la lingua giapponese. Come se ciò non bastasse, alla fine degli Anni Novanta, durante una visita allo Studio Ghibli, incrociò casualmente Miyazaki. In quel periodo il regista non era ancora “esploso” internazionalmente, ma quell’incontro non l’ha mai dimenticato.
Così, quindici anni più tardi, l’autrice è tornata alla carica ottenendo un lungo incontro con il regista: da quell’intervista è nato anche MondoMiyazaki, il saggio che Dynit Manga ha recentemente pubblicato… e che tutti dovrebbero leggere!

IL LIBRO DI SUSAN NAPIER

Il libro era uscito negli Stati Uniti la scorsa estate, e aveva ottenuto perfino una traduzione in giapponese (un onore che non capita a chiunque). In realtà, il progetto Miyazaki fa parte di un percorso di studio che Napier ha iniziato circa un trentennio fa. I suoi libri di allora, visti col senno di poi, sembrano un assaggio di quanto poi riversato nelle oltre 300 pagine del nuovo volume. Il fatto di conoscere bene lingua e aspetti di quella cultura ha permesso all’autrice di esplorare il cinema di Miyazaki da un’angolazione privilegiata, perfezionando la trattazione delle opere in ordine di uscita.

Steve Alpert, Sharing a House with the Never Ending Man, (Stone Bridge Press, 2020). Copertina
Steve Alpert, Sharing a House with the Never Ending Man, (Stone Bridge Press, 2020). Copertina

GLI ALTRI LIBRI SU HAYAO MIYAZAKI

Mentre in Italia il pubblico sta scoprendo il saggio di Susan Napier, negli Stati Uniti è invece da poco uscito un altro volume a dir poco succulento. Non un saggio accademico ma un memoir scritto da Steve Alpert, il solo e unico gaijin per lunghissimo tempo impiegato allo Studio Ghibli: per la precisazione in un ufficio nell’atelier che Miyazaki usa per lavorare.
Intitolato Sharing a House with the Never-Ending Man (Stone Bridge Press, 2020), il libro ripercorre la carriera di Alpert, a partire dalla sua assunzione alla Tokuma International voluta dal produttore Toshio Suzuki, col compito di gestire i diritti e la distribuzione delle opere Ghibli (ma non solo) all’estero.
Da buon gaijin, Alpert rivela le idiosincrasie dell’“arcipelago” e di quel suo mondo lavorativo così rigoroso e spesso sfiancante. Al tempo stesso egli ne è diventato un inconsapevole meccanismo. L’universo di ricordi intrecciati al nome di Miyazaki è chiaramente una succursale appagante per coloro che vogliono conoscere aspetti poco noti del regista e apre a una carrellata molto ben assortita di episodi che aiutano a capire come funziona quel mondo da cui sono scaturiti capolavori dell’animazione. Steve Alpert ne ha per tutti, compreso lo “spocchioso” Harvey Weinstein, che a fine Anni Novanta distribuì Princess Mononoke nei cinema americani avendo la pretesa di dare ordini a Miya-san. Inconcepibile!

IL MEMOIR DI HITOMI TATENO

E se Miyazaki è fermamente deciso a tenere la sua vita lontano dal chiacchiericcio globale, un’alternativa potrebbe arrivare dai collaboratori. Quelli più audaci. Per esempio c’è Hitomi Tateno, veterana dello Studio Ghibli da 27 anni, che si è convinta a scrivere una speciale autobiografia perché, dice lei scherzando, col Ghibli è un po’ come essere sposati.
Il memoir Enpitsu Senki (Chuokoron, 2016) è apparso a puntate sul mensile dello Studio Ghibli Neppu, per poi essere raccolto in un volume curato da Kyoko Hirabayashi (la responsabile delle iniziative editoriali Ghibli) con le illustrazioni di Minoru Ohashi. Poiché i contenuti hanno affiancato la vita di Miyazaki, una piccola assicurazione l’autrice se l’è cercata grazie alla prefazione di Toshio Suzuki: il solo che può parlare di Miyazaki senza creare incidenti diplomatici.
Meno indiscreti, ma ricchi di curiosità e retroscena, sono invece i libri scritti da Hirokatsu Kihara, apprezzato direttore di produzione di alcuni film del regista (da Il castello nel cielo a Il mio vicino Totoro). In Hitotsu no Barasu e Futari no Totoro, che non sono autobiografie ma preziose testimonianze sul lavoro del regista, si respira aria da intenditori. Un dietro le quinte, gomito a gomito, con un maestro dell’animazione che attorno alla sua vita privata ha eretto una barriera inviolabile. O quasi.

Mario A. Rumor

Susan Napier ‒ MondoMiyazaki
Dynit Manga, Granarolo dell’Emilia 2020
Pagg. 320, € 22
ISBN 9788833551319
http://www.dynit.it/

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Mario A. Rumor
Ha scritto di cinema e televisione per Il Mucchio, Empire Italia, Lettera43, Just Cinema e numerose altre riviste italiane e inglesi, tra cui Protoculture Addicts, TelefilmMagazine, Retro, Widescreen, DVD World, ManGa!, Scuola di Fumetto e Leggere:Tutti. Con Weird Book ha collaborato al volume “Joe Dante. Master of Horror” con un saggio su Gremlins, e pubblicato le monografie “Un cuore grande così. Il cinema di animazione di Isao Takahata” (2019, seconda edizione), “Osamu Dezaki. Il richiamo del vento” (2019). È inoltre autore di “Tōei Animation. I primi passi del cinema animato giapponese” (Cartoon Club, 2012), “Created By. Il nuovo impero americano delle Serie Tv” (Tunué, 2005) e “Come bambole. Il fumetto giapponese per ragazze” (Tunué, 2005). Vincitore nel 2015 del Premio Letterario Nazionale “Trichiana Paese del libro” e del premio speciale Casse Rurali Valli di Primiero e Vanoi nell’ambito del prestigioso premio letterario “Grenzen-Frontiere”.