Continua ad affascinare l’opera di Francis Bacon, geniale interprete dell’anatomia (anche emotiva) umana. Lo dimostrano le pubblicazioni editoriali a lui dedicate e anche i risultati dell’asta da Sotheby’s pre pandemia.

Parigi e Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) hanno avuto sempre un legame strettissimo. Basti pensare che la personale che lo consacra si tiene nel 1971 al Grand Palais e che la retrospettiva che lo celebra è allestita nel 1996 al Centre Pompidou. Per non parlare dell’amicizia intellettuale più stimolante, quella con Michel Leiris, e dell’autore della monografia indubbiamente più profonda, firmata da Gilles Deleuze.

BACON 2019

A rinsaldare il legame tra la Ville Lumière e uno dei più grandi pittori del secondo Novecento è stata la mostra, ancora una volta al Pompidou, che si è tenuta da settembre 2019 allo scorso gennaio e che fino al 25 maggio è visitabile al Museum of Fine Arts di Houston. Una rassegna più contenuta rispetto a quella mastodontica del 1996, ma non per questo meno interessante: era focalizzata, infatti, sul rapporto tra Bacon e la letteratura, in particolare quel pugno di autori che hanno influenzato più direttamente (e talvolta esplicitamente) l’opera matura del pittore, cioè a partire dal 1971: Eschilo, Nietzsche, Bataille, Leiris, Conrad ed Eliot.
Ad accompagnare l’esposizione, naturalmente un catalogo, curato da chi si è occupato anche della mostra stessa, Didier Ottinger. Il quale, stavolta in coppia con Anna Hiddleston, ha selezionato anche i saggi raccolti in Francis Bacon au scalpel des lettres françaises, antologia che presenta un’infilata di autori del calibro di Jean Clair, Hervé Guibert, Milan Kundera, Jonathan Littell, Philippe Sollers.

COME SE NON BASTASSE…

Patria par excellence del libro, poteva la Francia limitarsi a queste due pubblicazioni in un’occasione tanto propizia? Naturalmente no, e allora s’è mossa pure la corazzata Gallimard, chiamando a raccolta le forze intellettuali e memoriali di Yves Peyré, professione bibliotecario, alla direzione della Biblioteca letteraria Jacques Doucet prima, poi della Sainte-Geneviève – quella in cui lavorò Marcel Duchamp, sia detto en passant.
Peyré ha conosciuto e frequentato Bacon nelle sue scorribande parigine, e già nel 1991 aveva pubblicato un bel libretto sulla sua opera, L’Espace de l’immédiat. Nulla a che vedere, però, con l’imponente monografia qui in oggetto. Che nulla ha a che vedere con quei table book tanto belli e curati quanto scarni nell’apparato testuale. Il libro Gallimard è insieme un lodevolissimo libro d’arte, con stampe precise e qualitativamente ineccepibili, quanto un approfondito studio della vita e della pittura di Francis Bacon. Che per una cinquantina di euro è assai onesto.

Yves Peyré ‒ Francis Bacon ou la mesure de l'excès (Gallimard, Parigi 2019)
Yves Peyré ‒ Francis Bacon ou la mesure de l’excès (Gallimard, Parigi 2019)

BACON ALL’ASTA DA SOTHEBY’S

Al debutto in asta e fresh to the market, Turning Figure di Francis Bacon ha guadagnato il terzo gradino sul podio dei top lot di arte contemporanea, in una Londra sottotono rispetto alla sessione analoga del 2019. A due settimane dall’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Europa, infatti, una leggera fiacchezza ha serpeggiato nelle sale delle grandi case d’asta. Prudenza nelle stime, di poco più del 20% inferiori alle stesse aste del 2019, e pochi lotti aggiudicati oltre i 5 milioni di sterline: questi gli elementi che hanno contraddistinto le evening sale di metà febbraio.
La sessione di Sotheby’s dell’11 febbraio è stata una contenuta eccezione, con un sale total da £ 92.5 milioni (nel 2019 erano stati 93.3), da una stima pre-asta di £ 85-118.8 milioni (omogenea a quella del 2019), con solo 3 invenduti su 46 lotti e 5 opere – di David Hockney, Jean-Michel Basquiat, Francis Bacon, Yves Klein e Christopher Wool – oltre i 5 milioni di sterline.

I LOTTI DELLE SERATE

Ad aprire la serata due recenti market darling: Julie Curtiss e Nicole Eisenman (così come la sera dopo i primi lotti da Christie’s sono stati di Jordan Casteel, Dana Schutz e Tschabalala Self). Top lot, invece – e già traino delle campagne di marketing di Sotheby’s –, Splash (1966) di David Hockney, con una stima di £ 20 milioni e la protezione di una garanzia, che è andato aggiudicato, dopo soli due rilanci, per £ 23.1 milioni (terzo miglior prezzo per l’artista).
A pochi lotti di distanza da Hockney è arrivato il turno di uno dei grandi padri e maestri della pittura, Francis Bacon, già protagonista in Italia, con Lucian Freud e la Scuola di Londra, della recente e più che apprezzata mostra al Chiostro del Bramante a Roma (in collaborazione con la Tate di Londra).

TURNING FIGURE

L’opera Turning Figure arrivava in asta per la prima volta, dopo essere stata custodita nella stessa collezione europea dal 1986. Datato 1963, il dipinto appartiene a una fase della produzione di Bacon segnata, nello stesso anno, il 1962, dalla morte dell’amato Peter Lacy e dalla consacrazione critica della grande retrospettiva alla Tate Gallery, inaugurata solo 6 mesi prima della realizzazione di Turning Figure. Con un curriculum espositivo di rilievo, tra Marlborough Fine Art nel 1963 e i grandi musei europei, dalla Kunstverein di Amburgo al Moderna Museet di Stoccolma e The Municipal Gallery of Modern Art di Dublino, e poi, sul finire degli Anni Ottanta, con la retrospettiva della Galerie Beyeler di Basilea, l’opera è stata offerta nel catalogo di Sotheby’s con una stima pre-asta tra i 6 e gli 8 milioni di sterline, per andare aggiudicata a 7 milioni, terzo miglior risultato dell’intera sessione londinese.

Marco Enrico Giacomelli e Cristina Masturzo

Yves Peyré ‒ Francis Bacon ou la mesure de l’excès
Gallimard, Parigi 2019
Pagg. 336, € 49
ISBN 9782072847868
www.gallimard.fr

www.sothebys.com

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AutoreFrancis Bacon
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.