La pietra dello scandalo etnologico. L’Africa fantasma di Michel Leiris

“L’Afrique fantôme” di Michel Leiris torna in commercio per i tipi Quodlibet/Humboldt, con una nuova veste editoriale tutta da scoprire.

Michel Leiris – L’Africa fantasma (Quodlibet Humboldt, Macerata Milano 2020) _cover
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Con la sua prima pubblicazione, nel 1934, L’Afrique fantôme di Michel Leiris, resoconto monumentale della prima grande missione etnografica nei territori della Francia coloniale organizzata dal 19 maggio 1931 al 16 febbraio 1933 tra il Senegal (Dakar) e la Somalia (Djibuti), suscita l’immediata disapprovazione di Marcel Griaule, Marcel Mauss e Paul Rivet che liquidarono Leiris come uomo di lettere: e per giunta con una grande bassezza di sentimenti. “Recepita come un ingiustificato, e ingiustificabile, tradimento dei valori dello statuto, ancora fragile, dell’etnografia, la pubblicazione integrale degli appunti che compongono lo spietato diario africano di Leiris rappresentò un gesto coraggioso e persino imprudente, non soltanto per quanto di estremamente intimo e personale veniva in esso esibito (i sogni, i turbamenti erotici, il disgusto – come pure la compiacenza – per la propria autorità di uomo bianco) ma anche per la critica ‘più intuitiva che riflessiva’, al ‘demone glaciale dell’informazione’ che giustificava le razzie, le falsità, i sacrilegi continuamente condotti ai danni delle popolazioni indigene”, suggerisce Stefania Zuliani in una brillante (la prima in Italia) e indimenticabile monografia intitolata Michel Leiris. Lo spazio dell’arte.

L’AFRICA FANTASMA

Dopo l’ormai introvabile stampa del 1984, una edizione italiana dell’Africa fantasma è uscita di recente come secondo volume della collana Atlas, coedizione Quodlibet/Humboldt, a cura di Barbara Fiore, per offrire al lettore una rarità determinata dalla volontà di scrivere per ricercare e condividere la presenza allucinata dell’io nella scrittura stessa, in quanto sua grammaticalizzazione. Raffinata e ancora una volta piacevolmente imponente, questa nuova edizione – elegantissima tra l’altro la Presentazione di Jean Jamin, autorità nel campo dell’etnologia e dell’antropologia francese – non solo ci riporta nel mondo sentimentale di un intellettuale che registra diaristicamente il suo lungo viaggio dall’ovest all’est dell’empire, ma propone anche una puntuale appendice (c’è inoltre un indispensabile Glossario a cura di Aldo Pasquali) dedicata alla vita e alle opere del suo autore. Qui troviamo dettagliata dal 1901, e cioè dalla sua data di nascita (“nasce a Parigi, 41 rue d’Auteil, nel XVI arrontissement, Julien Michel Leiris, ultimo di una famiglia con quattro figli di cui la maggiore, Madeleine, morta nel 1987 all’età di 4 anni”), l’avventura umana di un uomo curioso, di un avventuriero che ha scavato in notti senza notte e in alcuni giorni senza giorno per “sommare e sottrarre, ritrovare e smarrire” (Zanzotto) le piccole buie rocambolesche storie dell’esserci in quanto presenza nella prossimità della scrittura.

Michel Leiris – L’Africa fantasma (Quodlibet Humboldt, Macerata Milano 2020) _interno1
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UN VIAGGIO TORMENTATO

Resoconto di un viaggio psichicamente tormentoso (viaggio inteso dall’autore come “un’avventura poetica, un metodo di conoscenza concreta, una prova, un mezzo simbolico per fermare la vecchiaia percorrendo lo spazio per negare il tempo”), L’Africa fantasma va al di là delle deboli aspettative antroposferiche (in verità già profetizzate nel saggio L’Oeil d’ethnographe ospitato dall’amico Battaile tra le pagine della rivista Documents) poiché porta a cogliere un contatto complesso con se stessi, con una soglia del pensiero che mette a punto un metodo autobiografico (Hal Foster lo definisce un processo incline all’auto-etnografia) costruito per tendere al realismo, a una struttura letteraria senza smielature e laccature, a una presa diretta della realtà reale, a un solido “terreno della verità”.

Antonello Tolve

Michel Leiris – L’Africa fantasma
Quodlibet/Humboldt, Macerata 2020
Pagg. 748, € 34
ISBN 9788822904225
https://www.quodlibet.it
www.humboldtbooks.com

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.