Wendingen. Storia della rivista di architettura che nacque durante la Grande Guerra

Labirinto della Masone, Fontanellato – fino al 15 marzo 2020. Gennaio 1918: nell’Europa sconvolta e martoriata dalla Grande Guerra, che imperverserà ancora per quasi tutto quell’anno, ad Amsterdam un architetto decide di fondare una nuova rivista. Battezzandola con un termine che significa “rivolgimenti”: Wendingen.

Wendingen, 1919, II 3, progetto della copertina di J. Sluijters
Wendingen, 1919, II 3, progetto della copertina di J. Sluijters

L’intenzione di Hendricus Theodorus Wijdeveld, quando decise di dare vita a una rivista di architettura, era quella di ristabilire una “totale riconciliazione delle arti […] e una grande comunione spirituale dalle quali dovrà nuovamente scaturire il principio stilistico universale”, come dichiara nel primo editoriale. Un obiettivo ambizioso, che trae linfa dall’idea di “arte totale”, perseguito anche e soprattutto attraverso scelte editoriali all’epoca inedite, come il formato quadrato 33×33 cm, la legatura alla giapponese cucita a mano, il font senza grazie disegnato dallo stesso Wijdeveld e le copertine stampate in litografia o xilografia, disegnate ogni volta da un diverso artista.
Attorno a Wendingen si riunì un gruppo di architetti dell’associazione Architectura et Amicitia che contribuivano alla sua realizzazione, diffondendo così la conoscenza delle più moderne ricerche; basti pensare all’attenzione prestata a Frank Lloyd Wright, a cui venne dedicato un articolo nel primo numero e in seguito ben sette fascicoli, riuniti poi in un unico volume. L’ultimo numero della rivista – dei 116 dati alle stampe – fu pubblicato nel 1932 e, grazie al solido impianto editoriale e alla straordinaria serie di cover, i fascicoli vennero sempre considerati preziosi, degni del miglior collezionismo interessato alla grafica e all’arte di quel periodo: tra le firme più note delle illustrazioni si riconoscono infatti nomi del calibro di El Lissitzky o Jan Toorop.

Wendingen, 1925 26, copertina dei fascicoli 1925 VII 3,4,5 e 1926 VII 6,7,8,9
Wendingen, 1925 26, copertina dei fascicoli 1925 VII 3,4,5 e 1926 VII 6,7,8,9

WENDINGEN E FRANCO MARIA RICCI

Tra i collezionisti che si sono lasciati conquistare dalla ricchezza formale e contenutistica di Wendingen non poteva mancare il grande grafico ed editore Franco Maria Ricci, che riuscì a raccogliere tutti i numeri della rivista e che oggi li espone al pubblico nei locali destinati alle mostre temporanee del Labirinto della Masone.
Ma la l’interesse di Ricci per Wendingen ha radici lontane: nel 1986 pubblicò infatti un altrettanto raffinato volume con introduzione scritta da Paolo Portoghesi, che l’attuale catalogo ripropone in apertura. “In quanto sostenitrice di una cultura che si sviluppa sulle radici della tradizione e considera il rinnovamento un rivolgimento, in cui possono riemergere come in un magma incandescente i frammenti della memoria collettiva, ‘Wendingen’ ci appare oggi […] attuale e piena di indicazioni stimolanti”, scrive l’architetto italiano. Ne sono prova quelle immagini così diverse tra loro, da quelle che ancora riprendono modelli Jugend agli esempi che si rifanno a un’essenzialità geometrica e astratta, senza dimenticare composizioni di grande suggestione simbolica nei riferimenti esoterici e probabilmente massonici.

Wendingen. Exhibition view at Labirinto della Masone, Fontanellato 2020. Photo credits Foto Glamour
Wendingen. Exhibition view at Labirinto della Masone, Fontanellato 2020. Photo credits Foto Glamour

LA MOSTRA AL LABIRINTO DELLA MASONE

La sfilata delle più di cento copertine rivela dunque “gli ideali di una bellezza basata su un nuovo equilibrio tra pensiero e senso e per un simile programma la qualità estetica della rivista appare una necessità, un banco di prova” – sono sempre parole di Portoghesi. E allora Wendingen si dimostra ancora oggi una fonte di ispirazione non marginale per chi aspira a realizzare nuovi prodotti editoriali, non fosse altro per la sua carica rivoluzionaria.
In mostra si sono inoltre volute accostare alle riviste – con l’intento di rispondere alla domanda “esiste a Parma una ricerca in qualche modo affine alle idee di ‘Wendingen’?” – opere di artisti nati nella vicina città (Amedeo Bocchi) o gravitanti sul territorio (Galileo Chini), che hanno contribuito alla diffusione di quella ventata di rinnovamento che scaturì dallo Jugendstil.

– Marta Santacatterina

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Nome eventoWendingen 1918-1931. Rivolgimenti sospesi tra Jugendstil e astrazione
Vernissage08/02/2020
Duratadal 08/02/2020 al 15/03/2020
Generedisegno e grafica
Spazio espositivoLABIRINTO DELLA MASONE
IndirizzoStrada Masone, 125 - Fontanellato - Emilia-Romagna
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.

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