Al Guggenheim di Bilbao c’è l’ultima mostra del grande artista Giovanni Anselmo 

Al Guggenheim di Bilbao, oltre 40 importanti opere di Giovanni Anselmo nella notevole retrospettiva a cui l’artista stava lavorando prima di lasciarci lo scorso dicembre

Il Museo Guggenheim di Bilbao ha inaugurato una grande retrospettiva di Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934 – Torino, 2023), tra i fondatori del movimento Arte Povera. La mostra, intitolata Giovanni Anselmo. Oltre l’orizzonte è stata ideata dalla curatrice Gloria Moure con la collaborazione di Anselmo stesso, fino a pochi giorni prima della sua scomparsa a dicembre 2023. 

Giovanni Anselmo, Lato destro. Courtesy Guggenheim Bilbao
Giovanni Anselmo, Lato destro. Courtesy Guggenheim Bilbao

La retrospettiva di Giovanni Anselmo al Guggenheim di Bilbao 

Gloria Moure – tra le curatrici più importanti del panorama contemporaneo – ha ideato la retrospettiva per omaggiare la sua collaborazione con Anselmo, durata quasi trent’anni. L’artista era “profondamente coinvolto” nell’organizzazione della mostra, ora divenuta un tributo alla sua carriera. Il focus scelto è “l’affascinante frontiera tra il visibile e l’invisibile”, attraverso più di quaranta opere in esposizione, per rendere omaggio alla profondità del vitalismo di Anselmo e al senso della sua eredità artistica. Le opere esposte, tra le più emblematiche della sua carriera, oltre ad essere in relazione con loro, interagiscono con lo spazio architettonico del museo. Così, la mostra tiene fede all’estetica di Anselmo, cercando di sostituire la mera “contemplazione” delle opere con l’esperienza diretta delle stesse. 

Chi era Giovanni Anselmo 

Vincitore del Leone d’Oro per la Pittura alla Biennale di Venezia del 1990, Giovanni Anselmo si allontanerà progressivamente dalla pittura per avvicinarsi prima alla scultura e poi alle installazioni. L’inizio della sua pratica artistica è cristallizzato da una fotografia scattata dallo stesso Anselmo, che lo ritrae in cima al vulcano Stromboli. Proprio questo scatto, dal titolo La mia ombra verso l’infinito della cima dello Stromboli durante l’alba del 16/8/65 (1965), apre la mostra organizzata dal museo firmato Frank Gehry: esso è il primo tentativo dell’artista di esplorare temi come la gravità, il tempo, l’energia e l’equilibrio tra gli organismi, che attraverseranno la sua intera produzione. Secondo la curatrice, l’intenzione principale di Anselmo è “porre l’attenzione sui dettagli dati per scontati, ma che sono essenziali per mettere in discussione le apparenze”. 
A partire dall’esordio nel 1967 con il gruppo Arte Povera, Anselmo – insieme ad artisti come Pistoletto, Zorio e Gilardi – prende una posizione radicale contro le convenzioni dell’arte. Con i suoi lavori, l’artista ha inizialmente tentato di dare risposta alla domanda che attraversa la scena italiana dei primi Anni Settanta: “Cosa può significare l’arte all’interno del mondo contemporaneo?”. Così, per Anselmo l’arte è uno strumento per comprendere il mondo, e potenzialmente cambiarlo.

Giovanni Anselmo, Struttura che mangia. Courtesy Guggenheim Bilbao
Giovanni Anselmo, Struttura che mangia. Courtesy Guggenheim Bilbao

L’estetica di Giovanni Anselmo, ben oltre l’Arte Povera 

Attraverso una pluralità di medium e materiali artistici, la pratica di Anselmo si è spinta ben oltre l’etichetta di Arte Povera, come Moure ci tiene a precisare. L’autoritratto sullo Stromboli è l’inizio di una mostra che sperimenta con il concetto di “rappresentazione artistica”, e che spinge il visitatore a mettersi in relazione alle opere, richiedendo lo sforzo creativo di chi guarda. Ricordando il Salto nel vuoto di Yves Klein, Anselmo gioca con i punti di vista e i doppi significati in modo pungente. In mostra, le fotografie Entrare nell’opera (1971) e Il panorama con mano che lo indica (1984) sono esempi della complessità, anche semantica, dei lavori di Anselmo. Quello di Entrare nell’opera, che lo ritrae correre nel campo dell’arte e della vita, è un invito anche per lo spettatore, che viene chiamato direttamente in causa, fino a divenire parte integrante dell’opera. 
L’esposizione include anche importanti esiti scultorei della ricerca di Anselmo: gli esperimenti della fine degli Anni Sessanta riflettono sulla trasformazione dell’energia in un modo completamente differente dai contemporanei. Lo sforzo richiesto all’osservatore è quello di mettere in relazione il quotidiano con la ciclicità millenaria del tempo. Tensione che appare chiaramente in due sculture posizionate agli estremi del percorso espositivo: Senza titolo (Struttura che mangia) del 1968, composta da due blocchi di granito tenuti in equilibrio da una lattuga in attiva decomposizione, e Trecento milioni di anni del 1969, dove una pietra di antracite viene riscaldata affinché possa tornare in vita (come 300 milioni di anni fa). Il fine non è assistere alla realizzazione della cosa in sé, ma riflettere sulla possibilità che possa accadere, cioè che l’equilibrio possa spezzarsi o il tempo essere riavvolto.

Giovanna Di Pietro 

Bilbao // fino al 19 maggio
Giovanni Anselmo. Oltre l’orizzonte
GUGGENHEIM MUSEUM
Avenida Abandoibarra, 2
https://www.guggenheim-bilbao.eus/en

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