Nel blu dipinto di blu: buon compleanno Yves Klein!

Nato il 28 aprile 1928, il pittore e artista performativo nizzardo guidò il movimento del Nouveau Réalisme, anticipando la body art, la minimal art e la pop art. Ecco dieci delle sue opere più note

Nato a Nizza il 28 aprile del 1928 da due genitori pittori (una espressionista e informalista, l’altro postimpressionista e figurativo), Yves Klein si avvicinò alla pittura, alla musica, allo sport: i più appassionati ricorderanno che entro i 25 anni era già cintura nera di judo di quarto grado (morirà nel 1962, a soli 34 anni). Diventato celebre per le sue tele monocrome, Klein pose le basi per la body art, la minimal art e secondo alcuni critici anche per la pop art. Non a caso, Klein disprezzava le convenzioni e affermava spesso di voler “uccidere” l’arte tradizionale, cosa che difatti cercò sistematicamente di fare con la propria pratica artistica. Vediamo ora, attraverso dieci significative opere, l’evoluzione del suo stile e della sua crescente influenza nel mondo dell’arte e, oggi, del design.

– Giulia Giaume

1. YVES PEINTURES

Yves Peintures

Uno dei primi atti pubblici di Yves Klein fu la pubblicazione del libro d’artista Yves Peintures nel novembre 1954. Parodiando un catalogo tradizionale, il libro presentava una serie di monocromi tutti diversi legati alle varie città in cui aveva vissuto nella sua (ancor breve) vita. Quando Klein si rese conto che gli spettatori passavano da una tela all’altra come davanti a carta da parati, decise di dedicarsi per sempre a un solo colore: il blu. Così era nato un mito.

2. IKB: INTERNATIONAL KLEIN BLUE

International Klein Blue (IKB)

La mostra Proposte Monocrome, Epoca Blu realizzata alla Galleria Apollinaire di Milano nel 1957, presentava 11 tele blu identiche, disposte a 20 centimetri l’una dall’altra. Questi non erano normalissimi blu industriali: Klein aveva usato un pigmento oltremare sospeso in una resina sintetica chiamata Rhodopas, creando un effetto ottico che conservava in modo straordinario la brillantezza del blu. Le tele avevano prezzi diversi, dato che secondo Klein ogni dipinto, nonostante avesse lo stesso aspetto, avrebbe avuto un impatto unico sull’acquirente. Le vendite gli diedero ragione, e la mostra fu un successo: poco dopo la prima mostra, l’artista depositò una “busta Soleau” (una specie di pre-brevetto francese) per la sua ricetta ponendo sopra il suo sigillo, e questo colore sarebbe diventato celebre come International Klein Blue (IKB). Ospitata nuovamente alla Galleria Iris Clert nel maggio 1957, l’esposizione “blu” fu celebrata con 1001 palloncini blu e l’invio di cartoline blu con i francobolli IKB che Klein aveva fatto accettare (probabilmente corrompendo dei funzionari) dal servizio postale.

3. IL VUOTO

Yves Klein, Vuoto

Mentre il suo disprezzo per le convenzioni lo avvicinava progressivamente all’astrazione, la passione per il judo e il Giappone lo fecero accostare all’essenzialità buddista. È così che alla Galerie Iris Clert di Parigi, nel 1958, Klein scelse di non mostrare assolutamente nulla: nella galleria era rimasto solo un grande armadio, vuoto, e ogni superficie era stata dipinta di bianco. Per la serata di apertura c’era un’elaborata procedura di ingresso, che portava i segni della sua firma cromatica: la finestra della galleria era dipinta di blu, una tenda blu era appesa nell’atrio d’ingresso, dove stavano due guardie repubblicane, e venivano serviti cocktail blu. Non è neanche da chiedersi come sia andata: tremila persone hanno fatto la fila per entrare in una stanza vuota.

4. ANTROPOMETRIE

Yves Klein, Antropometrie

Nonostante i dipinti Klein fossero colorati in modo uniforme, sperimentò vari metodi per applicare la vernice: passò dai pennelli prima ai rulli e alle spugne, creando una serie di superfici variegate, poi a donne nude ricoperte di vernice blu e trascinate/adagiate sulle tele. Klein definì questo primo approccio alla body art con pennelli viventi Antropometria. La performance cominciò ad acquisire sempre più spazio nel suo coté artistico, incluse delle “registrazioni” realizzate sfrecciando sotto la pioggia a 70 miglia all’ora con una tela legata al tetto della sua auto.

5. LA SINFONIA MONOTONA

Yves Klein, The Monotone Symphony

A volte la creazione stessa dei dipinti antropometrici è stata trasformata in un appuntamento di arte performativa: nel 1960, un pubblico in abiti formali osservò le modelle dipingere le tele con i propri corpi mentre un ensemble strumentale suonava The Monotone Symphony, melodia composta dallo stesso Klein nel 1949. Quest’ultima consisteva in una singola nota ripetuta.

6. ZONE DI SENSIBILITÀ PITTORICA IMMATERIALE

Yves Klein, Zone di sensibilità pittorica immateriale

In questa performance, realizzata per la prima volta nel 1959 ad Anversa e replicata fino al 1962, Klein vendette spazi vuoti della città in cui si trovava di volta in volta in cambio di oro, così da far sperimentare a ciascun acquirente il suo Vuoto in cambio di un certificato di autenticità. Come seconda parte dell’opera, eseguita alla presenza di un critico d’arte, se l’acquirente avesse acconsentito a dare fuoco al certificato, Klein avrebbe buttato metà dell’oro nel fiume e ripristinando l’ordine naturale alterato vendendo il vuoto. Klein uso l’altra metà dell’oro ricavato dalle vendite per creare una serie di opere a foglia d’oro, che, insieme a una serie di monocromi rosa, iniziarono ad arricchire nuovamente la sua palette monocroma.

7. PITTURE DI FUOCO

Yves Klein, Pitture di fuoco

Come conseguenza del suo afflato performativo e sperimentale, Klein creò nel 1961 le Pitture di fuoco, tele con motivi di fuliggine ottenute bruciando il tessuto con il gas. Gli anni dopotutto sono quelli della fondazione del Nouveau Réalisme, il gruppo artistico creato dal critico d’arte Pierre Restany per “percepire il reale in modi nuovi”. Spesso questo movimento è considerato la “pop art francese”.

8. SALTO NEL VUOTO

Yves Klein, Salto nel vuoto

Klein è anche noto per un avanguardistico fotomontaggio del 1961, originariamente pubblicato nel libro dell’artista Dimanche: qui sembra saltare da un muro verso la strada, a braccia aperte, come per schiantarsi. Questa foto, a parere di Klein, era la prova della capacità umana di intraprendere viaggi “lunari” senza tecnologia, denunciando ironicamente gli sforzi della NASA per le vere spedizioni lunari come un gesto arrogante e folle.

9. EX VOTO A SANTA RITA

Yves Klein, Ex voto a Santa Rita

Invitato a decorare nel 1959 il Teatro dell’Opera di Gelsenkirchen (in Germania) con una serie di grandi murales blu, Klein celebrò l’incarico e il suo successo nel 1961 recandosi a Cascia, in Italia, per collocare un’ex voto nel monastero di Santa Rita. “Possa tutto ciò che emerge da me essere bello“, si dice abbia pregato. L’offerta ha preso la forma di una piccola scatola di plastica trasparente con tre scomparti, di cui uno riempito con pigmento IKB, uno con pigmento rosa e uno con foglia d’oro all’interno. Il container è stato riscoperto solo nel 1980.

10. NIKE DI SAMOTRACIA IN BLU

Yves Klein, Nike di Samotracia in blu

Oltre all’arte dichiaratamente pittorica, durante la sua carriera Klein si dedicò a una serie di opere al confine tra pittura e scultura. Prese dei calchi in gesso di famose sculture, come la Nike di Samotracia (1962) e la Venere di Milo, e le ricoprì con il suo International Klein Blue; ha dipinto nello stesso modo un globo, ha attaccato spugne su tele e piatti dipinti del suo blu e così via. Molte di queste opere furono successivamente prodotte come multipli di edizione dopo la sua morte, e sono ancora in circolo. Morto nel 1962, Klein non riuscì mai a realizzare il suo Obelisco blu, che però è stato inscenato postumo nel 1983 a Place de la Concorde, a Parigi.

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.