Estasi e decadenza. Guido van der Werve in mostra ad Amsterdam

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Si intitola “Palpable Futility” la mostra che l’Eye Filmmuseum di Amsterdam dedica a Guido van der Werve. Undici opere che rivelano la poetica dell’artista e filmmaker olandese, fra ossessioni e momenti onirici

La nuova stagione espositiva dell’Eye Filmmuseum di Amsterdam parte alla grande con la mostra che rende omaggio a uno dei più interessanti artisti contemporanei. Stiamo parlando di Guido van der Werve (Papendrecht, 1977) e di Palpable Futility, la sua prima retrospettiva all’interno di un museo olandese.

Guido van der Werve. Palpable Futility. Exhibition view at Eye Filmmuseum, Amsterdam 2022. Photo Studio Hans Wilschut
Guido van der Werve. Palpable Futility. Exhibition view at Eye Filmmuseum, Amsterdam 2022. Photo Studio Hans Wilschut

IL SENSO DELLA VITA PER GUIDO VAN DER WERVE

Caratterizzata da una forte impronta autobiografica, la ricerca di van der Werve si avvale dell’unione tra la performance e il mezzo cinematografico per ricreare una dimensione altra nella quale il tempo viene percepito come un qualcosa di estremamente dilatato.
Il senso di sospensione che si avverte osservando le opere di Guido van der Werve costringe inevitabilmente all’atto della contemplazione, una pratica suggerita non solo da un certo taglio registico – spesso contraddistinto da inquadrature fisse a campo lungo – ma soprattutto da un costante gioco sonoro fatto di silenzi e brani di musica classica. Ma, esattamente, cos’è che si è invitati a contemplare? Utilizzando una pungente ironia tendente al black humour, Guido van der Werve mette in scena situazioni oniriche e paradossali che portano lo spettatore a riflettere tanto sul senso dell’esistere quanto sul concetto di resistenza. Ed è proprio quest’ultimo a incarnare il messaggio centrale di tutta l’opera di van der Werve. Ricorrente, in ogni lavoro dell’artista, è infatti il tentativo di spingere sempre più in là i propri limiti di sopportazione – sia fisica sia mentale –, con l’intento di temprarsi nel miglior modo possibile per poter sostenere la natura fallimentare insita nella vita stessa. Emblematici in questo senso sono ad esempio il celebre video del 2007, Nummer acht, everything is going to be alright (nel quale l’artista compie una camminata nel Golfo di Botnia mentre una nave rompighiaccio lo segue a distanza ravvicinata), e Nemmer negen, the day I didn’t turn with the world (dove van der Werve, al Polo Nord, compie una lenta rotazione in senso antiorario su sé stesso per 24 ore di fila). Generatrici di immagini dal forte impatto visivo, le azioni eseguite dal filmmaker denotano un certo romanticismo che, in qualche modo, lo accosta a un altro grande artista olandese, ovvero il compianto Bas Jan Ader.

LA MOSTRA DI GUIDO VAN DER WERVE AD AMSTERDAM

Inaugurata lo scorso 12 febbraio 2022, la rassegna introduce il visitatore all’interno di un percorso espositivo che si snoda attraverso una selezione di undici opere comprensive non solo di video ma anche di installazioni, diapositive e “oggetti di scena” (tra i quali spicca il pianoforte-scacchiera utilizzato all’interno del video del 2009, Nummer twaalf, variations on a theme; the king’s gambit accepted, the number of stars in the sky, and why a piano can’t be tuned, or waiting for an earthquake). Ad accogliere lo spettatore è Nummer twee, just because I’m standing here doesn’t mean I want to, un cortometraggio del 2003 nel quale Guido van der Werve si lascia flemmaticamente investire da un’automobile per poi essere circondato da cinque angeliche ballerine intente a realizzare una coreografia estemporanea tanto liberatoria quanto funebre. Il pathos che trasuda da questo primo lavoro funge da leitmotiv dell’intera mostra: un sentimento che permea i restanti otto video e che viene accentuato anche dalla predominanza di tonalità scure (dal grigio al nero) che definiscono la palette di colori dell’allestimento stesso. A chiudere la retrospettiva è il tanto ironico quanto commovente Nummer achttien, Act 10 spice of life death drive, un video del 2022 che attinge da un drammatico episodio della vita di van der Werve per presentarci l’artista in tutta la sua fragilità: un ritratto molto intimo che rivela esplicitamente psicosi e ossessioni maturate dall’autore nel corso del tempo poiché, come recita l’ultimo dei dieci comandamenti incisi su due tavole presenti nel corto stesso, “Happiness is overrated”.

Valerio Veneruso

Amsterdam // fino al 29 maggio 2022
Palpable Futility
EYE FILMMUSEUM
IJpromenade 1
https://www.eyefilm.nl/en

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AutoreGuido Van Der Werve
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.