Eye Filmmuseum, Amsterdam ‒ fino al 2 dicembre 2018. La città di Amsterdam rende omaggio al poliedrico Ryoji Ikeda dedicandogli un’imponente mostra personale all’interno di uno dei luoghi culturali più interessanti di tutta la capitale olandese.

Grazie al suo approccio sperimentale al fare artistico, influenzato in primis da una profonda ricerca musicale che affonda le radici anche nelle pratiche zen di John Cage, Ryoji Ikeda (Gifu, Giappone, 1966) si è da tempo affermato come innovatore assoluto nell’ambito dell’arte multimediale, riuscendo a creare un rapporto così strettamente simbiotico tra suono e immagine in movimento da rendere faticosa una distinzione gerarchica tra i due elementi, quasi come se entrambi facessero parte di un corpo unico.
Nella visione di Ikeda l’orecchio e l’occhio non sono gli unici organi in grado di far vivere la sua creatura: indispensabile per il corretto funzionamento della sua opera è infatti la presenza dello spettatore, che ne costituisce così il cuore pulsante.
Il visitatore viene invitato ad accedere alla sala delle mostre temporanee del museo per immergersi completamente nelle sovrastanti proiezioni dell’artista nipponico. Interminabili stringhe di calcoli e dati occupano sia le pareti che il pavimento dello spazio espositivo ricreando una sorta di Universo nel quale l’essere umano è pixel e corpo celeste al tempo stesso, un universo da poter contemplare all’infinito sedendosi comodamente sul suolo oppure da esplorare lasciandosi permeare dal fascio luminoso dei videoproiettori.

MISTERO E OSCURITÀ

Il minimalismo dei suoni che accompagnano le immagini e i giochi di alternanza che si creano tra bagliori di luce e momenti di buio riescono perfettamente a ricreare un ambiente immersivo, paradossalmente silenzioso, dove si percepisce appieno la sensazione di appartenere a qualcosa di tanto affascinante quanto misterioso e oscuro. Pensarsi parte di indecifrabili sequenze algoritmiche implica infatti uno sprofondamento nel concetto di vacuità atto a risvegliare una consapevolezza maggiore sia sul nostro tempo che sull’intera condizione umana. Si resta dunque immobili ed estasiati a controllare calcoli matematici che in realtà potrebbero appartenerci più di quanto si possa pensare, concatenazioni numeriche delle quali probabilmente facciamo parte anche noi stessi a nostra insaputa, vibrazioni luminose e buchi neri che ci invitano ad ascoltare il proprio battito cardiaco (come nel caso dell’installazione Point of no return, appositamente concepita per il museo). Risulta a questo punto inevitabile porsi degli interrogativi riguardanti non solo la nostra natura, ma anche le effettive potenzialità delle nuove tecnologie in relazione all’essere umano. Approfondire un discorso simile sarà compito della rassegna video The Man Machine che, includendo anche cinque lavori dello stesso Ikeda, dal 18 ottobre fino al 3 novembre sarà fruibile presso la sede dell’Eye Filmmuseum.

Ryoji Ikeda. Eye Filmmuseum, Amsterdam 2018. Photo Ryuichi Maruo. Courtesy of YCAM Yamaguchi Center for Arts and Media
Ryoji Ikeda. Eye Filmmuseum, Amsterdam 2018. Photo Ryuichi Maruo. Courtesy of YCAM Yamaguchi Center for Arts and Media

UN MUSEO DEDICATO ALL’ATTO DEL VEDERE

Inaugurato nel 2012 e progettato dallo studio austriaco Delugan Meissl, specializzato nella costruzione di architetture dalle forme dinamiche, l’Eye Filmmuseum è la cornice ideale per accogliere uno sperimentatore così raffinato come Ryoji Ikeda. Nato come centro di conservazione di opere cinematografiche, grazie alla coesione tra Filmmuseum, Holland Film, Film Bank e il Nederlands Instituut voor Filmeducatie, l’Eye conta nella sua collezione circa 46mila film (che vengono periodicamente proiettati nelle apposite salette cinematografiche), 500mila fotografie e 41.500 tra sceneggiature e manifesti. Oltre a pellicole e materiali di archivio la struttura ospita anche alcuni dispositivi propri del precinema (come il fenachitoscopio o il generatore di anamorfosi), che riescono a creare un lucido filo conduttore se messi in relazione con particolari strumentazioni contemporanee e relative installazioni (come è avvenuto ad esempio con il recente allestimento di Chalkroom, l’esperienza in realtà virtuale concepita da Laurie Anderson e Hsin-Chen Huang). Giusto per rimanere in tema, non è soltanto il suo contenuto a porre l’attenzione sul senso della vista, ma anche la struttura del contenitore stesso, caratterizzata da una scalinata interna e da una vetrata che offre la possibilità di ammirare uno dei panorami più suggestivi di Amsterdam Noord, invoglia letteralmente a sgranare i propri occhi in cerca di quanta più bellezza possibile.

Valerio Veneruso

Amsterdam // fino al 2 dicembre 2018
Ryoji Ikeda
EYE FILMMUSEUM
IJpromenade 1
www.eyefilm.nl

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AutoreRyoji Ikeda
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Valerio Veneruso
Artista visivo, VJ, grafico freelance e curatore indipendente, Valerio Veneruso nasce a Napoli nel 1984. Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti, si sposta a Venezia dove nel 2012 si laurea in Arti Visive all’Università IUAV. 

Co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012) e del progetto editoriale Banane – Fanzine, in collaborazione con Davide Spillari, (2016). Sempre nel 2016 ha diretto il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova). È stato assegnatario di un atelier presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia per l’anno 2015/2016 dove ha potuto curare il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa mostra conclusiva TorchioFolks.
Recentemente ha vinto il premio per la migliore proposta grafica in occasione della 100ma Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.