Riapre il Museo Nazionale dell’Afghanistan. Ma personale non pagato e milizie di guardia

La prima apertura dell’istituzione dalla presa di potere dei Talebani non sembra lasciar pensare a un effettivo ritorno alla normalità.

Museo Nazionale dell'Afghanistan ph Michal Hvorecky
Museo Nazionale dell'Afghanistan ph Michal Hvorecky

Una buona notizia e una cattiva: il Museo Nazionale dell’Afghanistan a Kabul ha riaperto i battenti – è la prima volta da quando i Taliban hanno preso il potere nella capitale, lo scorso 15 agosto –, ma secondo Associated Press lo staff non è pagato da agosto, come tutti i dipendenti pubblici afghani, ci sono frequenti interruzioni di corrente e le milizie armate talebane fanno la guardia. Il museo, a sud-ovest della capitale, ospita reperti che vanno dal Paleolitico (44.000 – 12.000 a.C.) fino al XX secolo, e al momento è visitato da circa 50-100 persone al giorno.

IL REPORT SULLO STATO DEL MUSEO NAZIONALE DELL’AFGHANISTAN

Ad agosto, il museo aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava che “la situazione caotica causa un’enorme preoccupazione per la sicurezza dei manufatti e delle merci del museo” e il direttore Mohammad Fahim Rahimi aveva detto a settembre alla rivista National che il giorno del rientro dei Taliban a Kabul era “il più brutto della mia vita. Ho sentito la responsabilità del museo, che dovevo prendermene cura e che non dovevo lasciarlo. Ero pronto a dare la mia vita per questo”. Anche se l’agenzia di stampa Khaama ha riferito che “il ministero dell’informazione e della cultura dei Talebani ha riconosciuto il suo impegno a preservare i siti culturali e le antichità e i monumenti storici dell’Afghanistan”, l’ultima volta che Kabul è stata sotto il controllo degli studenti coranici l’Afghanistan ha perso circa la metà del suo patrimonio culturale. La legge della sharia, applicata dalle forze talebane, vieta la rappresentazione di icone, corpi umani e altre divinità: questo nel 2001 aveva portato i talebani ad attaccare il museo, saccheggiando circa il 70% della sua collezione di 100mila oggetti, e alla cancellazione sistematica di preziosissimi reperti come i Buddha del VI secolo scolpiti in una scogliera nella valle di Bamiyan, nell’Afghanistan centrale. Ora, proprio mentre gli artisti afghani chiedono al governo inglese di poterli accogliere come rifugiati, sono in molti a temere che il patrimonio culturale afghano possa nuovamente essere oggetto di atti di distruzione mirata. Dopo due decenni di guerra, l’UNESCO e altri esperti hanno ricostruito faticosamente il museo – con l’aiuto del British Museum e del governo greco – e le opere che contiene, circa 50mila manufatti sui mille anni di storia dell’Afghanistan (di provenienza islamica circa al 20%).

L’ARTE IN AFGHANISTAN OGGI

Dal ritorno dei Talebani, gli artisti del Paese hanno chiesto aiuto a più riprese a livello internazionale (come aveva fatto attraverso Artribune Malina Suliman lo scorso agosto). L’associazione Arts for Afghanistan aveva inviato al governo statunitense una lettera d’aiuto firmata da 350 artisti e creativi, a cui era seguita quella della no profit Artists at Risk mandata al primo ministro inglese Boris Johnson, al presidente degli Stati Uniti Joe Biden e ad altri leader europei per velocizzare e facilitare i processi di asilo politico, per il momento con scarso successo.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.