Due teste del Führer valgono bene una mostra. È aperto da soli tre anni il museo della storia austriaca e sono frequenti le donazioni anonime di materiale storico legato al nazionalsocialismo. Ma il museo ha in progetto anche la riqualificazione di uno spazio “maledetto”

A Vienna Adolf Hitler tornò nel ’38, ma non da semplice cittadino, come quando da giovane, proveniente da una piccola città austriaca al confine con la Germania, aveva avuto l’ambizione di entrare nella prestigiosa Accademia di Belle Arti. Allora finì che per due volte non superò l’esame d’ammissione, e vi dovette rinunciare. L’arte non ci perse nulla, ma di lì a pochi anni il mondo ci guadagnò il più grande criminale della storia moderna. A Vienna tornò, infatti, come capo carismatico della Germania e “guida” (Führer) del Partito Nazionalsocialista, l’unico partito legalmente consentito, i cui assiomi ideologici poggiavano su militarismo, antisemitismo, esaltazione della razza ariana e supremazia sul resto dell’umanità.
Hitler, dunque, al potere a Berlino da sette anni, il 15 marzo 1938 si affaccia al monumentale balcone della ottocentesca Neue Burg, residenza del governo austriaco fin dal tempo di Francesco Giuseppe. Vuole in tal modo solennizzare pubblicamente l’annessione (Anschluss) dell’Austria alla nazione tedesca come atto di fondazione del cosiddetto Terzo Reich. Duecentomila i viennesi accalcati sulla antistante Heldenplatz ad ascoltare e acclamare il dittatore. Il piano d’annessione territoriale lo aveva già proclamato tre giorni prim in un discorso pubblico a Linz, la sua città prediletta, che lui definiva “la perla che ha solo bisogno di una giusta incastonatura”.

Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022
Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022

IL BALCONE DI HITLER A VIENNA

Terminata l’era nazista nei modi che tutti conosciamo, e sprofondato nell’abisso il culto mefistofelico del suo capo, quel balcone viennese calpestato dal criminale Hitler venne chiuso al pubblico, e tale è rimasto ancora ai nostri giorni, restando sigillata a chiave la porta vetrata d’accesso. Ora c’è chi si chiede se sia giunto il momento di rimuovere quel tabù per dare a tale spazio un futuro di segno positivo. A sondare le opinioni è in corso un volontario, quanto discutibile, referendum. La sua trasparenza in tempo reale mostra una esagerata disinvoltura di giudizio: al momento, i favorevoli alla riapertura sopravanzano i no di oltre cinque volte.

IL NAZISMO AL MUSEO

Nel frattempo, la viennese Neue Burg è divenuta luogo di musei, tra i quali la Haus der Geschichte Österreich (Casa della Storia dell’Austria). E proprio al di qua della famigerata porta vetrata, lungo un’aula semicircolare di transito, in questo periodo si è aperta una mostra documentale che, nella sua presentazione al pubblico, sa molto di psicodramma. L’allestimento è di un rigore seminariale, ponendo all’attenzione del visitatore atti e reperti originali del periodo nazista, disposti all’interno di urne vetrate, appoggiate sopra dei semplici tavolini di legno. Un vis-à vis drammaturgico, uno sguardo retrospettivo sulla vita, la politica, le consuetudini, la propaganda, gli oggetti. È esposto, ad esempio, il microfono da cui il Führer preannunciò l’Anschluss agli abitanti di Linz. L’ottimo stato di conservazione dell’oggetto, forse mai più riutilizzato, ci dice che nel corso di tanti decenni è stato considerato una preziosa reliquia. A fianco delle teche sono disposte numerose schede esplicative facilmente consultabili. Il team curatoriale – Monika Sommer (direttrice del museo), Stefan Benedik, Laura Langeder – ha anche dotato la mostra di un’area attrezzata per ricerche e documentazioni.

Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Raccolta fotografica privata. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022
Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Raccolta fotografica privata. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022

HITLER DAL PRESENTE AL PASSATO

Il titolo dell’esposizione, Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum, è traducibile come “Smaltire Hitler. Dalla cantina al museo”. Se il primo sintagma va letto in senso drastico, e non solo simbolico, esortando la gente comune a disfarsi del mucchio d’immondizia dell’epoca, il secondo concede la possibilità che tra la paccottiglia ci siano materiali degni di essere salvati e mostrati. Il monito ha per bersaglio la molteplicità di cose custodita sia in edifici pubblici che in abitazioni private. Certo attaccamento rivela che nelle coscienze delle generazioni successive alla guerra è continuata ostinatamente l’incapacità catartica del distacco netto e radicale. Poi, valutare tali reperti è, il più delle volte, una questione di punti di vista. Oltretutto, come agire quando negli armadi o in soffitta o in altri ripostigli riemergono materiali che testimoniano adesioni di parenti a strutture di comando come la Gestapo o le SS? La sociologia del presente ci dice che l’assillo dell’eredità storica ha anche un altro volto, manifestandosi nell’imbarazzo di come potersi liberare in forma discreta di materiali indesiderabili.

LE DUE TESTE BRONZEE DI HITLER

La mostra ci dà testimonianza della ricomparsa di due teste bronzee di Hitler, recuperate dagli scantinati del Parlamento austriaco attualmente in ristrutturazione. Identiche nella loro modellatura, realistica e inespressiva la fisionomia: vengono esibite entrambe adagiate di lato sul piano del medesimo tavolo. Inevitabilmente questi due reperti segnano il punto di maggiore attrazione dell’insieme, seppure i curatori abbiano voluto prendere delle precauzioni, evitando di enfatizzare il personaggio. Sono entrambe illuminate controluce, in modo che il volto sia in ombra. Una riduzione espositiva al minimo, lasciando in evidenza solo la nuca. Eppure, proprio in questa soluzione pare esserci un inciampo che le pone in risalto, sostenuto anche da un sottile richiamo – involontario? – al “giovinetto” (Him, 2001) devoto e beffardo di Maurizio Cattelan, clamorosa scultura illuminata e mostrata sempre di spalle.

Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Piccoli oggetti di propaganda nazionalsocialista. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022 © Markus Wörgötter
Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum. Piccoli oggetti di propaganda nazionalsocialista. Exhibition view at Haus der Geschichte Österreich, Vienna 2022 © Markus Wörgötter

LA DITTATURA DELLO SPETTATORE

È lecito chiedersi se una mostra intitolata Smaltire Hitler. Dalla cantina al museo, tatticamente alternativa alla consueta demonizzazione storica, non trasformi invece l’impresentabile personaggio del titolo nel protagonista di una nuova e inedita narrazione. Di conseguenza, trasferendo improprie competenze al pubblico dell’arte, o a un semplice visitatore, in veste di arbitro e giudice della storia. Ovvero, fino a che punto poteva avere ragione Francesco Bonami nel conferire al pubblico dell’arte una illimitata facoltà di giudizio quando nel 2003 intitolò la sua Biennale veneziana La dittatura dello spettatore?

Franco Veremondi

Vienna // fino al 9 ottobre 2022
Hitler entsorgen. Vom Keller ins Museum
HAUS DER GESCHICHTE ÖSTERREICH
Neue Burg, Heldenplatz
www.hdgoe.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.