Lo Humanitarian Law Center Kosovo ospita le opere di Driton Selmani, pensate per tenere accesi i riflettori su uno dei capitoli più travagliati della storia contemporanea europea

Il Palazzo della Gioventù e dello Sport di Pristina ospita la mostra The grave is better than not knowing dell’artista kosovaro Driton Selmani (Ferizaj, 1987).
Curata da Berta Hoçia con il coordinamento di Dardan Hoti, ricercatore dell’Humanitarian Law Center Kosovo, la mostra è stata realizzata in memoria delle 1.622 persone scomparse durante la guerra in Kosovo e subito dopo (sono compresi anche gli anni 1998 e 2000). La rassegna giunge in un momento di denunce e in concomitanza con la scoperta di fosse comuni a lungo ritenute presenti nel territorio della Serbia, ma fino a ora mai trovate. L’auspicio è di sensibilizzare cittadini e istituzioni nei confronti delle famiglie delle persone scomparse ed essere da stimolo a far luce sul destino stesso dei dispersi.

LE PAROLE DI DRITON SELMANI

Selmani riconosce che è stato molto difficile lavorare su questa immensa tragedia, “spesso abusata, trascurata e dimenticata. Ed è stato ugualmente difficile interpretare e tradurre la tragedia di altri in un’opera d’arte che comprenda l’idea dell’assenza come oblio e la memoria come apprensione per la dimenticanza. Ma la mostra vuole anche essere un luogo di riposo, dove i visitatori possano sentire la presenza dell’assenza, cioè il vuoto dell’esistenza, che non è vita, ma solo scorrere del tempo. Questo lavoro è il risultato di una moltitudine di assenze. Il passato stesso è un’assenza e l’opera tratta di questa assenza di presenza. Allo stesso tempo cerca di mostrarla, di mostrare la presenza che non c’è più e che esiste solo nella memoria e nei ricordi dei parenti dei dispersi”.

Driton Selmani. The grave is better than not knowing. Exhibition view atHumanitarian Law Center Kosovo, Pristina 2021
Driton Selmani. The grave is better than not knowing. Exhibition view atHumanitarian Law Center Kosovo, Pristina 2021

L’OPERA DI DRITON SELMANI A PRISTINA

Aggiunge la curatrice Berta Hoçia: “Il titolo stesso della mostra è una frase di uno dei parenti dei dispersi e dice molto del sentimento con cui i parenti dei dispersi sono costretti a convivere. Racconta molto della straziante speranza di trovare una tomba e in questo contesto la mostra stessa vuole essere una tomba. Attraverso un lungo corridoio si incrociano i nomi con i pochi dati delle 1622 persone ancora disperse per finire in uno spazio buio dove è esposta l’opera di Driton Selmani: delle pietre come bare e orologi che continuano a contare i minuti dalla scomparsa di queste donne e uomini, un autentico memoriale per le vittime. Non possiamo dimenticare che anche i familiari che aspettano sono delle vittime di cui nessuno si preoccupa mai abbastanza. Sono loro che conservano per sempre la memoria”.

Driton Selmani. The grave is better than not knowing. Exhibition view atHumanitarian Law Center Kosovo, Pristina 2021
Driton Selmani. The grave is better than not knowing. Exhibition view atHumanitarian Law Center Kosovo, Pristina 2021

RICORDARE LE VITTIME IN KOSOVO

L’Humanitarian Law Center Kosovo (HLCK) dal 1997 documenta le vittime dei crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani e, come riconosce Dardan Hoti – Coordinatore della mostra ‒, la questione delle persone scomparse è tutt’oggi particolarmente grave quanto complessa: “Nel corso degli anni, molte istituzioni si sono occupate di chiarire la sorte dei dispersi, ma non hanno sempre lavorato seriamente, né hanno trattato questo tema in via prioritaria. Quel che è peggio, hanno lasciato da parte le famiglie, che aspettano giustizia e informazioni da più di due decenni. È sorprendente pensare che la questione delle persone scomparse sia stata inclusa solo di recente e più di 20 anni dopo la guerra nel dialogo politico tra Kosovo e Serbia. C’è poco interesse da parte delle istituzioni ad assumersi il fardello spirituale ed emotivo di questa perdita, esercizio collettivo di lutto e rispetto. È qui che l’arte, come questa mostra, può giocare un ruolo primario. In primo luogo, per sensibilizzare su questo tema promuovendo una prospettiva che ci ricordi la comune dignità dei dispersi e riconoscendo la stessa ingiustizia e lo stesso dolore in tutte le famiglie, indipendentemente dalla loro origine etnica. In secondo luogo, come primo passo verso una memoria collettiva: poiché le istituzioni e il destino non consentono alle famiglie una tomba, noi membri della società non possiamo rimanere in disparte. Alle famiglie delle persone scomparse deve essere assicurato che la scomparsa dei loro cari non è solo il loro dolore privato, è anche una ferita per l’intera società, per la democrazia e per la giustizia”.
The grave is better than not knowing è realizzata dall’Humanitarian Law Center Kosovo nell’ambito del progetto congiunto Kosovo 2.0, con il supporto della Delegazione dell’Unione Europea in Kosovo, il Comune di Pristina e l’Ambasciata Svizzera in Kosovo.

‒ Alessandra Bertini

Pristina // fino al 31 gennaio 2022
Driton Selmani – The grave is better than not knowing
HUMANITARIAN LAW CENTER KOSOVO
Eqrem Çabej 7A
www.hlc-kosovo.org

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AutoreDriton Selmani
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